David di Donatello 2021: il melting pot del cinema italiano si trova in borgata

Il David di Donatello 2021 punta sul gap di genere e racconta il melting pot italiano attraverso i documentari.

DiMariarosa Porcelli

Mag 11, 2021

Questa sera, 11 maggio, verrà trasmessa da Rai 1 la cerimonia di premiazione dei David di Donatello 2021, uno tra i maggiori riconoscimenti della cinematografia italiana. Nell’anno delle sale chiuse ma anche delle battaglie per i diritti civili e la diversity, il cinema italiano sembra avere puntato i riflettori più sulle discriminazioni di genere che sulle problematiche legate al razzismo e alle nuove generazioni di italiani. Se la presenza femminile è, infatti, balzata nella rosa delle categorie principali con le nomination alle registe Emma Dante e Susanna Nicchiarelli, candidate per il miglior film e la migliore regia rispettivamente di Le sorelle Macaluso e Miss Marx, ancora scarseggiano, invece, le pellicole rappresentative del melting pot del Belpaese.

Le nomination multiculturali

Uno spiraglio di multiculturalismo lo possiamo ritrovare, però, nella cinquina dei film in lizza per la statuetta al miglior documentario. Grazie a The Rossellinis, del regista Alessandro Rossellini, nipote d’arte di Roberto Rossellini e figlio di Renzo Rossellini e della afroamericana Katherine L. O’Brien, che con questa pellicola ha raccontato un affresco di famiglia allargata in tutti i sensi, composta da membri provenienti, oltre che dall’Italia, anche dalla Svezia (come Isabella Rossellini), dagli Stati Uniti e dall’India. E grazie al documentario di Francesca Mazzoleni Punta Sacra, già premiato a Visions du Réel, festival svizzero tra i più importanti dedicati al genere nel panorama internazionale. Il film racconta la vita della comunità dell’Idroscalo di Ostia in cui vivono circa cinquecento famiglie, un luogo ai margini della Capitale e l’ultimo spazio abitabile rimasto alla foce del Tevere.Anche questo è un film prevalentemente al femminile, sostenuto dalla figura di Franca, a capo di una delle famiglie protagoniste del documentario. Ma tra le voci della narrazione corale emerge anche quella di Chiky Realeza, rapper italocileno che ha firmato parte della colonna sonora.

La borgata di Chiky Realeza

Classe 1989, Yuri Ramos Hidalgo, in arte Chiky Realeza è nato a Ostia da padre cileno e madre italiana. Si definisce un sudamerisardo che parla itañolo, lo slang che fonde italiano e spagnolo, ed è uno dei rappresentati della scena rap undeground degli anni 2010. I testi delle sue canzoni parlano di denuncia sociale e di avventure di strada e i suoi album scavano nelle doppie radici come già annunciano i titoli Sangue misto e Mi patria es todo il mundo. In Punta Sacra Chiky porta in scena la sua stessa vita, essendo cresciuto nella borgata del film. Il video della canzone della colonna sonora, Essere se stesso, è girato proprio dalla regista Francesca Mazzoleni, che trovato in Realeza molti tratti in comune con la storia e i personaggi del suo film. Il testo parla dell’importanza del posto in cui si vive ed è anche un omaggio alla musica e al suo potere di rivalsa: Nel frattempo che ho vissuto qua mi sono visto solo / solo che c’era sempre il rap.

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