Betty Smith
Domani andrà meglio
2019 Neri Pozza

Ci sono romanzi che resistono al tempo. Domani andrà meglio di Betty Smith è uno di questi. Pubblicato nel 1947, torna a rivivere oggi. Nella Brooklyn degli anni Quaranta, la Broccolino della numerosa comunità italiana, irlandesi, polacchi, tedeschi, cattolici ed ebrei, protestanti e atei, vivono, o meglio sopravvivono, in attesa di un domani migliore. Le differenze etniche si misurano anche nei giochi tra bambini. Solo la sofferenza, i pochi soldi con cui arrivare a fine mese risparmiando pure sul burro e lo zucchero, non hanno né muri né confini. Margy ha 17 anni, un lavoro da pochi dollari e l’aspirazione di non finire come la ancora giovane madre irlandese, arresa alle intemperie della vita. Ma non è detto che sposare l’uomo della porta accanto sia la soluzione ai mali del vivere. La sua amica Reenie è anche lei irlandese, ma protestante. L’amore per Salvatore, italiano e cattolico, diventa un affare di famiglia. Le differenze culturali e di provenienza sono un niente rispetto alla fame del vivere. New York, con le sue luci scintillanti, sembra lontana anche se è solo al di là del ponte. Una meta quasi irraggiungibile. Come il sogno di Margy di avere un cappotto nuovo. O la rinuncia al più aitante Mr. Prentiss davanti al più abbordabile Frankie perché, come dice a sé stessa: «Una segretaria che sposi il datore di lavoro è un sogno romantico impossibile nella realtà». Scritto da Betty Smith, americana di origini tedesche, diventata famosa con Un albero cresce a Brooklyn, Domani andrà meglio non è un romanzo sulle rinunce. Ma il racconto di un desiderio di riscatto, comune a tutti nella Broccolino multietnica, capace di dare slancio a ogni giornata, anche di fronte alle peggiori asperità della vita.
Fabio Poletti

Per gentile concessione della casa editrice Neri Pozza pubblichiamo un estratto del libro.

Fu battuto un colpo alla porta. Maizie si preoccupò, ma era solo un ragazzetto che veniva a dire a Reenie che c’era una chiamata per lei al telefono pubblico del negozio all’angolo. Maizie le vide gli occhi farsi larghi e scuri e scorse l’onda di gioia che le arrossava le guance, come quando a sedici anni era uscita di corsa dalla camera con l’abito nuovo in mano.
«Stasera esci?» chiese Maizie.
«Non lo so ancora» disse Reenie affannata, afferrando il cappotto e precipitandosi fuori dalla stanza.
Tornò poco dopo, tutta la gioia scomparsa dal viso. «Non esco stasera». Si tolse lentamente il cappotto.
Maizie si schiarì la gola.
«Non mi piace dire la mia» disse, «ma quello lì non va bene per te».
«E perché non va bene?» la rimbeccò Reenie.
«Ba’, perché è italiano».
«E allora? Tutti siamo qualcosa. Noi siamo metà tedesche e irlandesi, e Margy è irlandese».
«Ma i tuoi genitori sono nati qui, e così quelli di Margy. I suoi vengono dall’Italia».
«Ma lui è americano quanto me».
«Inoltre lui è cattolico e tu sei protestante».
«Cosa c’entra la religione? Lui può andare nella sua chiesa e io nella mia».
«Non può funzionare, perché se vengono i figli cominciano le dispute. Se verranno nella tua chiesa, lui e i suoi parenti s’arrabbieranno, se andranno nella sua si allontaneranno da te».
«Posso farmi cattolica».
«Ti dirò la verità: preferisco vederti morta che sposata con lui».
«Mamma!»
«Non dico sul serio, ovvio, è solo perché tu capisca». Tolse dalla tasca della divisa una copia del Menace. «Ti ho portato a casa questa, me l’ha data un cliente. Leggila: parla dei cattolici».
«Non voglio leggerla. Scommetto che è tutto il giorno che te la porti dietro aspettando il momento di farmela vedere. Mi meraviglio di te, mamma. Scommetto che tu credi sul serio che ogni volta che nasce un bambino cattolico quelli seppelliscano sotto la chiesa un fucile».
«Certe chiacchiere non girerebbero» disse lentamente
Maizie, «se non ci fosse un fondo di verità».
«Be’, non preoccuparti» disse Reenie con amarezza. «Sal non mi sposerebbe neppure se fossi l’ultima ragazza rimasta sulla terra».
«Cosa?» esclamò la madre, indignata. «Crede forse che tu non sia abbastanza per lui?»
«Proprio così: io non sono abbastanza per lui». Reenie si rimise il cappotto.
«Hai detto che non saresti uscita» disse la madre in tono di biasimo.
«Vado giù al negozio a telefonare a Margy. Devo chiederle una cosa».
Mentre apriva la porta, la madre la chiamò: «Piccola?»
«Sì, mamma?»
«È stato carino da parte tua portare a casa il pesce e le patate fritte. Non credere che non l’abbia apprezzato».
«Ti ho detto di non pensarci più. E ricorda, mamma, che devi darti una sistemata».
«Appena…»
«No! Comincerai domani».
«Va bene, piccola».
Si sorrisero entrambe con affetto.

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