Il mondo sembra impazzito come il Macbeth shakespeariano andato in scena alla prima della Scala, finalmente in presenza. Milano sembra aver ritrovato la sua gioia nel giorno Sant’Ambrogio. Al netto delle cautele e dei dati sui contagi che dovrebbero far paura soprattutto ai vati no vax, finiti anche loro nelle tenebre delle manie di persecuzione come il protagonista del dramma di Giuseppe Verdi. E noi questa settimana di festa la vogliamo vedere con degli occhiali rosa perché ogni tanto ci vuole una tregua. Siamo contenti perché Patrick Zaki è stato liberato dopo 22 mesi di arbitraria detenzione (ma non dimentichiamo gli altri dissidenti nelle carceri egiziane).

Siamo contenti perché è uscito un nuovo episodio del podcast Radici, ispirato a storie positive: Influencer. I nuovi eroi dell’inclusione? in cui racconto della nuova generazione di italiani che usano la loro visibilità sui social per parlare di diversity. Come Khaby Lame che conta 122 milioni di follower su Tik Tok, ha 21 anni e non parla mai. I suoi video talvolta sembrano evocare la comicità di Mr. Bean o Buster Keaton anche se lui strappa un sorriso, più che una risata sguaiata. Il suo silenzio, con quello sguardo disarmante e disarmato, non lo ha reso solamente straordinariamente popolare, ma in un social in cui tutti ballano, cantano, recitano o fanno cose è una metafora forse involontaria. Khabi Lame, che tutti continuano a chiamare l’italiano più famoso su Tik Tok, italiano non è perché non ha mai avuto la cittadinanza, sebbene sia arrivato a Chivasso quando aveva 1 anno di vita. E nonostante abbia guadagnato una montagna di soldi non ostenta, non sembra per ora cedere al lusso stridente e di cattivo gusto di chi si arricchisce improvvisamente, ma continua a postare sui diritti umani, degli animali e per la difesa del pianeta dal cambiamento climatico. E il suo motto resta uguale: #anotherworldispossibile. Un altro mondo è possibile. E poi Alberto Malanchino, l’attore che recentemente ha partecipato al nostro workshop per parlare della sua rivoluzione sul piccolo schermo e del film Il Moro, prodotto scritto e diretto da Daphne Di Cinto, che sposa l’ipotesi sulle origini miste del Duca di Firenze Alessandro de’ Medici. Oppure gli attori della serie Netflix Zero  e tanti altri supereroi per usare una metafora molto in voga. Vi parlo della generazione #Idi. Idi come influencer per l’inclusione e la diversità.

Se questo acronimo non vi dice nulla, non preoccupatevi. Me lo sono inventato io per distinguerli dagli influencer e basta, quelli che strepitano “politici fate schifo!” per intenderci. Loro invece, quelli che chiamo Idi, usano la visibilità per favorire l’inclusione e la valorizzazione dei cittadini di origini diverse. Che siano cantanti, imprenditori o artisti, dietro le loro performance sui social ci sono sempre dei messaggi precisi che scaldano il cuore dei loro follower e raccontano l’Italia che cambia in modo leggiadro

Questa puntata è stata possibile grazie ai video di Sara Lemlem, che è stata nel nostro team per oltre un anno, e ai ritratti di Elisa Mariani, solo per citare alcune delle storie presenti nell’undicesimo episodio. Insomma frutto di un lavoro corale reinterpretato dalla sottoscritta. 

E siamo contenti perché il progetto di Nuove Radici ha compiuto tre anni. La nostra sfida narrativa verso l’approccio mediatico spesso riduttivo nei confronti delle migrazioni e delle nuove generazioni di italiani viene rilanciata grazie a tutti quelli che hanno creduto in noi. E quindi dopo due anni di pandemia abbiamo deciso di festeggiarci e festeggiare con sostenitori e amici. Oltre a levare in alto un calice di spumante lunedì 13 dicembre per rinnovare la promessa di valorizzare una società multiculturale, l’incontro sarà anche l’occasione per presentare la collezione inspirata al logo della testata: un ciondolo d’argento realizzato dalla gioielleria etica UrOburo che raffigura un globo aperto senza confini che sottolinea lo storytelling sulle nuove generazioni di italiani con doppie radici e gli intrecci dell’Italia che cambia. Parte dei proventi andrà all’associazione Nuove Radici Aps che sostiene la testata e organizza workshop per valorizzare la diversity leadership. Vi aspettiamo lunedì 13 dicembre alle 18 in via Thaon di Revel 19 per un brindisi nella tipica corte del quartiere Isola.
Ps. 📧 iscrivetevi inviando una mail a atelier@uroburo.it

Oggi ho voluto parlarvi solo delle cose positive che sono successe o che abbiamo raccontato. E lunedì sera vogliamo staccare qualche ora dalle storture del mondo perché la strada da fare insieme per cercare di comprenderle e ribaltare gli stereotipi è ancora lunga e impervia.

Guardate il nostro logo trasformato in un ciondolo. Vi piace? Se lo volete, potete prenderlo qui. Una parte dei proventi andrà a sostenere il nostro progetto. Io me ne sono innamorata, ma sono di parte. Prosit! 

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