Il motto-hashtag di protesta per gli afroamericani uccisi #IusRespiro deve valere anche per le vittime dei matrimoni forzati che hanno smesso di respirare.

Qualche giorno fa ho parlato con una ex sposa bambina di origine magrebina. Mi ha raccontato che ci ha messo 14 anni a liberarsi dal marito-padrone che l’ha oppressa, stuprata, segregata, picchiata. Mi ha confidato che, prima di rinascere e provare a essere felice, in Italia ha trovato tanta indifferenza

Mi ha raccontato anche di tutte quelle giovani che, riconoscendola per strada perché è andata più volte in televisione, le si avvicinano per farle capire che sono disperate perché non sanno come fare a dire di no ai genitori che vogliono farle sposare con un parente o un conoscente all’interno della propria comunità di appartenenza. E non si tratta solo di matrimoni forzati o casi limite come quello di Saman Abbas. «Ci sono tante ragazze che si innamorano di un coetaneo italiano e non sanno come fare a sottrarsi a matrimoni combinati. E si sentono dilaniate perché devono scegliere fra la famiglia e la libertà», mi ha detto l’ex sposa bambina. E allora io mi chiedo come mai nei veementi e dementi dibattiti televisivi, a difendere l’emancipazione femminile ci siano solo esponenti della destra che gridano slogan contro la sinistra “immigrazionista”. Mi chiedo e vi chiedo come mai nessuno protesti per loro. Il motto-hashtag di protesta per gli afroamericani uccisi #IusRespiro deve valere anche per le vittime dei matrimoni forzati che hanno smesso di respirare. Il corpo di Saman Abbas non è ancora stato trovato ma chi organizza (doverosamente) campagne e progetti contro il razzismo perché non fa altrettanto in nome delle donne uccise perché si sono ribellate? Le loro vite non contano?

Quando ho scritto il mio primo reportage sulle violenze dietro le mura domestiche di alcune comunità straniere, era il 2005. Allora ancora si parlava poco o nulla delle seconde generazioni ma il mio racconto sul conflitto generazionale venne considerato da molti come un attacco agli immigrati (sic). E ora ci stiamo ancora comportando come quelle famiglie ipocrite che per il quieto vivere ignorano anche un elefante se si trova dentro il proprio salotto

È giusto indignarsi per tutti gli irregolari che ancora non hanno potuto avere un permesso di soggiorno, sebbene siano rientrati nella sanatoria l’anno scorso. È giusto chiedere conto delle migliaia di migranti che l’Europa rispedisce in Libia attraverso la Guardia Costiera. È giusto mobilitarsi se un giovane, prima di togliersi la vita, anni prima ha scritto un post che è un atto di accusa contro chi pratica e istiga l’ostilità contro gli stranieri. È giusto chiedere un cambio di passo di narrazione sulle nuove generazioni con background migratorio che non sono protagoniste della storiella che ogni giorno viene raccontata con banali stereotipi o diffusi pregiudizi. Ma Saman Abbas è uscita dalla cronaca e vi rientrerà solo se ci sarà una confessione o se si troverà il suo corpo. Eppure anche lei avrebbe diritto a una protesta decisa e forte. Anche da parte di tutte le femministe intersezionali che in Italia stanno ragionando sull’oppressione dei matrimoni forzati, ma fanno i distinguo sui matrimoni combinati perché considerati parte delle tradizioni buone da rispettare, senza però tenere conto delle implicazioni sociali, di cosa significhi crescere in un Paese diverso da quello d’origine.

È un imperativo riempire i profili social con l’hashtag #IusRespiro per ricordare gli omicidi degli afroamericani. Ma perché non ci si schiera per i diritti delle minoranze etniche in Italia se si tratta di donne vittime dei matrimoni forzati?

Non serve a nulla scrivere messaggi e articoli interi con lo scevà per rispettare l’identità di genere e orientamento sessuale se poi ci si dimentica di loro: migliaia di ragazze che rappresentano il futuro e invece chissenefrega se vengono tolte dalle scuole e obbligate a sposarsi. E si glissa sulle violenze che subiscono tante giovani di origini diverse per restare nella propria comfort zone perché i loro diritti negati creano imbarazzo a tanti (per fortuna non tutti) paladini dei diritti che temono di apparire islamofobi.

Come mai le vittime dei matrimoni forzati vengono lasciate in balia di chi mette tutto nel calderone dell’islamismo? Il punto non è parlarne quando è troppo tardi, ma battersi per permettere a tutte le giovani che stanno crescendo in Italia la libertà di scelta. Compresa quella di sottrarsi a una tradizione, anche se non imposta con violenza fisica.

Mi stupisce e mi irrita anche il silenzio degli intellettò che se non si tratta di migranti non prendono posizione. Nel silenzio assordante è emersa la voce di Angelo Branduardi che a Saman ha dedicato la sua canzone Per creare i suoi occhi. Applausi, grazie maestro.

 

#IusRespiro deve valere anche per le vittime dei matrimoni forzati. E vorrei vedere atleti e calciatori inginocchiarsi sul campo da gioco anche per Saman Abbas e tutte le donne che hanno smesso di respirare. Inginocchiamoci in nome di tutte le donne delle minoranze etniche che vengono uccise da una violenza premeditata e di una tradizione che deve essere sradicata

 

rassegna stampa 3

Breve rassegna stampa di NRW

Diamo un calcio al razzismo. NRW ha deciso di guardare gli Europei da un’altra prospettiva: quella della diversità in campo, perché la partecipazione di calciatori afrodiscendenti (e non solo) sarà rilevante. Domenico Cannizzaro racconta gli Euro 2020 partendo dalla presenza multiculturale nel calcio: Euro 2020, chi vincerà il campionato europeo di NRW? Attori neri non per caso. Sulla piattaforma streaming è arrivata la seconda stagione di Lupin, ispirata alle avventure del ladro gentiluomo. La recensione di Elisa Mariani: Netflix: Lupin è tornato ed è più cupo che mai. Comunicare la sosteniblità. L’Art Ocean’s Day ha connesso sostenibilità ambientale, multiculturalismo e arte: La battaglia (internazionale) contro la plastica di Vitaru passa dall’arte. I libri di NRW. Il long read scelto questa settimana da Fabio Poletti è una lettura impegnativa, per usare un eufemismo. Tratto da Il genocidio di Marcello Flores (Il Mulino)Dalla Shoah fino ai massacri in Ruanda e in Bosnia o alle ultime pulizie etniche in Darfur, un’analisi della complessità storica e giuridica dei genocidi. Se abbiamo esagerato, rimediamo subito con una storia intensa e leggiadra scritta da Mariarosa Porcelli su un’autrice dalle radici svolazzanti: Betina Lilián Prenz: l’autrice che ha creato l’investigatrice docente Sara Kats.

Ps. Come ogni settimana, vi ricordiamo che potete entrare nella nostra comunità. Sostenendo il lavoro del team di NRW, scrivendoci, incontrandoci. Domande, suggerimenti, richieste e critiche. Ogni suggestione sarà ben accolta. 

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