Dallo ius soli al bias soli. Caro Enrico Letta, noi non siamo affatto sereni. Davanti a una sequela infinita di aspettative deluse o più precisamente tradite, forse non era il caso che il nuovo segretario del Partito democratico accennasse solo fugacemente allo ius soli nel suo discorso all’assemblea di domenica scorsa. Dicono che per lui sia importante e probabilmente lo ha fatto in buona fede, non solo per ricordare ai suoi elettori e al suo avversario Matteo Salvini l’aspirazione riformista del suo partito. Ma è bastato quell’accenno e la conseguente polemica con il leader della Lega per risvegliare il dibattito. Simohamed Kaabour, presidente del Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane, ha scritto al segretario del Pd per rammentargli le attese del CoNNGI, nato nel 2017 per rappresentare i giovani con background migratorio. Una lettera in cui ci ha tenuto a specificare che le nuove generazioni italiane sono quelle nate e cresciute in Italia da genitori stranieri, forse perché consapevole della superficiale conoscenza del tema della diversity multiculturale da parte dei leader politici.

O forse perché, aggiungo io, Enrico Letta deve essersi perso qualche passaggio per non sapere che il difficile compromesso raggiunto sullo ius culturae temperato non è stato sufficiente a far passare la legge quando al Governo c’era il suo partito, figuriamoci ora che abbiamo il governo di tutti

Dallo ius soli al bias soli. Caro Enrico Letta, noi non siamo affatto sereni perché, come Simohamed Kaabour ha giustamente ricordato, la riforma della cittadinanza è una battaglia che dura da molti anni e, nonostante l’avvicendarsi dei governi, è rimasta irrisolta a causa di una mancanza di coraggio e lungimiranza. Scrive infatti il presidente del CoNNGI

È evidente che non possiamo più evitare di affrontare una delle principali sfide del futuro, è necessario che venga rafforzata l’idea che chi nasce in Italia è italiano. E anche chi cresce in Italia è italiano

Dallo ius soli al bias soli. Caro Enrico Letta, noi non siamo affatto sereni. Anche il movimento Italiani senza cittadinanza non ha perso tempo e su Instangram ha fatto una diretta con hashtag univoci #IusRespiro #leggecittadinanza dopo aver lanciato nell’ottobre scorso una staffetta con diversi politici, mentre il sindacalista Aboubakar Soumahoro ha twittato:

 

Le elezioni amministrative non potranno essere procrastinate all’infinito e molti giovani con background migratorio scalpitano per candidarsi. Mi auguro perciò che il Governo non tradisca di nuovo le aspettative delle nuove generazioni italiane. A riprova di un ulteriore scollamento con la società che non dipende più neanche dagli orientamenti politici bensì da una sciatta miopia e dal desiderio talvolta perfino inconsapevole di difendere lo status quo. Quindi in questo breve editoriale lancio anch’io un accorato appello perché venga colta la sfida lanciata in modo vago dal neosegretario del Pd e non diventi, come invece temo, un ennesimo bias cognitivo della politica. 

redazio

A proposito di sfide, vi ricordo che il 19 marzo dalle 14,30 parteciperemo alla sfida delle idee con Vitality social all’interno della Milano Digital Week. Vi invito a collegarvi all’evento sui nostri social, partecipare, fare domande e riflettere su come costruire una città equa e sostenibile e come comunicare la diversity. Termine che non è un sinonimo di diversità. Ci tengo a sottolinearlo perché qualche lettore mi ha rimproverato di usare troppi anglicismi: per diversità si intende la condizione di chiunque si consideri o venga considerato da altri diverso. Diversity, nella sua accezione più attuale, si riferisce alle pratiche da adottare per ridurre le distanze fra chi è considerato straniero e favorirne l’inclusione. E che l’accademia della Crusca se ne faccia una ragione.

Breve rassegna di NRW. Buone notizie: il 25 aprile sapremo se Riz Ahmed – che è anche rapper – si aggiudicherà la statuetta nella categoria “best actor”. Il ritratto di Mariarosa Porcelli: Chi è Riz Ahmed, il candidato anglopakistano agli Oscar di cui tutti parlano. Temi controversi: a voler applicare alla lettera il criterio imposto ai traduttori, l’unica che potrebbe tradurre Amanda Gorman è lei stessa, scrive il nostro polemista misterioso, Sindbad il Marinaio: Amanda Gorman: lost in translation o manovra di marketing? Buone letture: nella rubrica curata da Fabio Poletti, il long read di questa settimana è tratto da Hai sbagliato foresta di Maurizio Bettini: I libri di NRW: Hai sbagliato foresta. Innovazione per l’inclusione: una Ong ideata dallo svizzero Christian Hirsig, Powercoders, individua le competenze tecniche dei rifugiati e li aiuta a inserirsi nel mondo del lavoro: Powercoders, l’accademia che prepara i rifugiati a diventare professionisti dell’IT. Buoni esempi: a mettere d’accordo la giuria internazionale e multietnica a Berlino è stato un film romeno che sfida le convenzioni e si apre con una sequenza erotica con le mascherine sul volto. Ne ha scritto Elisa Mariani: La Berlinale premia il film di Radu Jude e dà una lezione alla banda del Golden Globe  

ps. La società si evolve, nonostante la pandemia, perciò mi auguro che il 2021 venga ricordato anche come l’anno in cui si imparerà a favorire l’inclusione con lungimiranza. Se volete sostenere la nostra sfida, noi ci stiamo.

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