Aspettando Godot. «Sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone». Indipendentemente dalle ragioni che hanno spinto Seid Visin a togliersi la vita, il suo post è entrato nel cuore di tutti coloro che hanno a cuore il disorientamento dei giovani, ancora più profondo perché condizionato dalle discriminazioni per quelli di origini straniere. Adottati, nati o cresciuti in Italia. Il loro smarrimento, le loro fatiche esistenziali ci riguardano.

Aspettando Godot. Scrivo questo editoriale da Roma dove sto cercando di capire se ci sia una volontà politica a riprendere in mano la legge sullo ius culturae per dare uno sbocco alle seconde, terze generazioni con background migratorio. Ho voluto interpellare il relatore della legge sulla cittadinanza, Giuseppe Brescia del M5s, presidente della Commissione Affari Costituzionali a Montecitorio, che in teoria dovrebbe uniformare tutti i testi di legge presentati se il provvedimento venisse rimesso in agenda. Dopo che il segretario del Pd, Enrico Letta, ha rilasciato diverse dichiarazioni, accennando all’esigenza della riforma della cittadinanza, Brescia ha dichiarato:«Spero che nessuno usi questo tema come una bandierina. Non bisogna illudere nuovamente chi da anni chiede e aspetta invano una nuova legge». E a NRW ha specificato: «So che c’è una vasta platea di giovani che aspettano la riforma. Devo però essere onesto. Le forze politiche, neppure quelle che sarebbero in teoria più interessate ai loro diritti come il Partito democratico, lo metteranno in agenda. Il tema è troppo divisivo in questo Governo. Eppure alla Camera è stato approvato un provvedimento per dare il voto ai 18enni al Senato perché la politica non può dimenticare le nuove generazioni. Così come non dovrebbe dimenticare chi è nato qui e ha compiuto un ciclo di studi. Ma sarei disonesto se facessi promesse o mi affidassi a facili slogan».

Dopo l’insediamento del nuovo Governo, ho chiesto ai membri della mia Commissione quali temi volessero mettere in agenda e fra quelli elencati ce ne erano alcuni che non considero prioritari, ma non ho visto nessuno spiraglio per la riforma della cittadinanza. Ma si rende conto che noi siamo uno dei pochi Paesi europei che, come a Malta e in Romania, in Estonia e Repubblica Ceca non ha ancora istituito una commissione indipendente per la tutela dei diritti umani?

Aspettando Godot. Eppure una soluzione per avviare un percorso verso la riforma della cittadinanza ci sarebbe. Il capitolo C della Convenzione di Strasburgo del 1992, che prevede la concessione al diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali ad ogni residente straniero che abbia risieduto legalmente ed abitualmente nello Stato in questione nei cinque anni precedenti alle elezioni, non è mai stato recepito dall’Italia, a differenza di diversi Paesi europei come il Belgio, la Danimarca, l’Olanda, la Spagna o la Svezia. Conclude Brescia: «So che questo tema è stato oggetto di una proposta di legge di iniziativa popolare presentato nelle scorse legislature dall’Anci (l’Associazione nazionale dei comuni italiani). Come sulla cittadinanza e su tutte le battaglie dei diritti, serve una forte spinta della società civile per poter smussare le posizioni ideologiche».

Ecco perché seguiamo con attenzione tutte le maree che si stanno muovendo per trovare una risposta al disorientamento dei giovani che in parte stanno protestando perché non trovano ascolto e di quello dei tanti che si sentono tagliati fuori, soli nella propria stanza in balia del proprio disagio. La diversity interculturale sta avanzando più velocemente nelle aziende, nel mondo reale, e noi continuiamo a rizzare le antenne. Non guardiamo solo alle proteste ma anche a chi sta costruendo lentamente ma tenacemente una rete che possa favorire l’accesso più diffuso alle istituzioni. Come i movimento nati recentemente di Idem e di Futuro È ora, presente in Toscana e ora anche in Lombardia, che fra gli obiettivi si pone anche quello di voler aggregare, formare cittadini italiani con background migratorio che hanno già avuto un’esperienza politica e altri che potrebbero averla.  La diversity leadership su cui stiamo lavorando per ricominciare a fare dei workshop e allargare così la rete di conoscenze, ispirazioni, persone che siano un modello da seguire, può essere utile solo se serve all’inclusione dei tanti italiani che vogliono trovare una casa comune per le nuove generazioni. E lo scriveremo fino allo sfinimento. Anche sui muri se necessario. 

Rassegna Stampa NRW

Festival da non perdere. Tra diritti umani, geopolitica e blue economy, torna il Festival Giornalisti del Mediterraneo di cui siamo media partner che racconta l’incrocio dei mari e delle culture del Mare Nostrum. L’anticipazione di Margherita De Gasperis: Otranto: torna il Festival che unisce i Paesi del Mediterraneo. Abbiamo uno spirito sportivo. Il documentario dedicato al ruolo dello sport per l’integrazione nelle periferie sarà proiettato venerdì 11 giugno al Cinema Beltrade di Milano. Domenico Cannizzaro: Cap20100: l’importanza di fare rete in un documentario sul calcio popolare milanese. Impariamo a sorridere degli stereotipi, per  smontarli meglio. Su Netflix sta spopolando una curiosa serie tv che racconta come i coreani vedono gli italiani. Armati di ironia, ecco perché non bisogna assolutamente perderla. Come racconta Elisa Mariani: Tutti gli stereotipi (italiani) di Vincenzo, la serie coreana del momento. Vi siete persi la legge che considera i migranti come alieni? Il commento di Sindbad il Marinaio  sul danish aliens act: C’è del marcio in Danimarca dove il governo vuole fermare i profughi. Vi siete persi la nostra selezione degli articoli in inglese curati dal nostro team di traduttori coordinato da Adam Clark? The Story of My Brother Joel vi prenderà il cuore. Storie da non perdere. Questa settimana ci siamo fissate con  lo sport, abbiate pazienza (ogni settimana abbiamo un loop diverso). Leggete la storia strabiliante della boxeur italiana Sirine Charaabi che sul ring ha avuto la cittadinanza  raccontata da Iacopo Taddia. Italiani in Africa. Intervista di Marco Trovato, direttore di Africa Rivista a Dario Tedesco e il Nyiragongo sul vulcano più pericoloso al mondo. Con questo articolo, inauguriamo la partnership con Rivista Africa per raccontarvi storie che come le nostre ribaltano gli stereotipi. Consigli di letture. Il long read di questa settimana suggerito da Fabio Poletti  è tratto da La mente ostile di Milena Santerini. (Raffaello Cortina Editore). Un racconto dell’odio nelle forme più attuali, dalla violenza verbale agli haters.

Ps1. Avete notato che la settimana scorsa le nostre firme erano per lo più straniere? Avete notato che questa settimana sono per lo più italiane? È la redazione multiculturale di NRW, bellezza. 

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