Tanto, troppo, rumore per nulla? Radici ha incontrato alcuni dei migranti scesi dalla nave Diciotti.

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Amelia Earhart. Tekniska musset/Europeana/CC

La società sta cambiando per la presenza sempre maggiore dei nuovi italiani che studiano, diventano (anche) medici, imprenditori, artisti, ma l’emergenza in Libia non può essere ignorata.

Provate a immaginare questa scena. Un ragazzo cubano di vent’anni si aggira con la moglie e il loro neonato in una zona della movida milanese. Vestito come qualsiasi giovane a fine estate, t-shirt e pantaloni corti, ha uno sguardo esitante. Sta chiedendo consigli agli avventori su come risolvere il suo problema. Ha perso il lavoro come aiuto chef in un noto ristorante, non perché discriminato in quanto nero ma per il permesso di soggiorno scaduto. Si forma un capannello di giovani come lui che gli spiegano, forse confondendolo ulteriormente, cosa dovrebbe fare. Qualcuno si spinge oltre, gli dà il telefono e gli promette di aiutarlo a trovare un nuovo lavoro, quando avrà risolto il problema burocratico.

Perché vi descrivo questa immagine? Semplice: fuori dai social, dal mondo virtuale e incarognito, c’è anche un Paese reale che non va in giro con il coltello fra i denti per andare a caccia dell’uomo nero. Anche se recentemente le cronache hanno riportato molte aggressioni nei confronti di immigrati (e bisognerebbe capire se sono aumentate le violenze o le denunce per avere un quadro nitido, più scientifico, non basato solo sulla cronaca e sulla percezione), c’è ancora una Milano col cuore in mano. E non solo Milano. Teniamolo presente, quando parliamo di razzismo. Tra l’altro, i giovani che ho visto adoperarsi per aiutare lo chef cubano non erano benestanti irritati dal populismo, ma più o meno tutti precari.

E dopo questa nota positiva per iniziare con maggiore ottimismo l’autunno caldo che ci aspetta sul fronte dell’immigrazione, voglio parlarvi del nostro breve reportage fatto a Casa Suraya, un centro di accoglienza della cooperativa Farsi Prossimo della Caritas, dove abbiamo incontrato un piccolo gruppo di giovani eritrei sbarcati dalla nave della Guardia costiera Diciotti. Loro rappresentano l’immensa tragedia della Libia in guerra, in mano alle milizie. La patologia che affligge il Paese di transito della maggior parte dei migranti diretti in Europa è stato spiegato con accuratezza dai ricercatori dell’Ispi in un rapporto che si s’intitola Libia, la crisi cronica, in cui Arturo Varvelli e Matteo Villa provano a fornire anche delle soluzioni. E infatti nel focus dell’Ispi spiegano: «Sarebbe necessario che le milizie compiessero un passo essenziale, trasformandosi da attore militare ad attore politico. Occorre, cioè, disinnescare le motivazioni che continuano a rendere più opportuno tenere le armi anziché deporle, rendendole partecipi della distribuzione del potere e delle risorse nel paese». Nel frattempo, mentre cinquanta dei migranti accolti nel centro Mondo Migliore a Rocco di Papa – in attesa di essere smistati nelle diocesi italiane – si sono dileguati per continuare il loro viaggio, noi abbiamo parlato con alcuni ospiti che, appena arrivati a Milano, sono usciti dal centro per andare probabilmente in cerca di contatti e proseguire verso il Nord Europa. Gli eritrei, tranne per casi eccezionali, sono quasi sempre migranti che transitano nel nostro Paese (anche se abbiamo una comunità eritrea che è arrivata già alla terza generazione) per raggiungere familiari e comunità più ramificate. Perciò sul caso clamoroso della Diciotti, costruito per fare pressione sull’Europa, potrebbe presto calare il sipario. Della serie tanto, troppo, rumore per nulla. Incontrare gli ospiti a Casa Suraya invece è stato importante per capire ancora una volta di più cosa accade nei centri di detenzione o nei capannoni dei trafficanti in Libia. E osservare le nazionalità degli ospiti per comprendere come è cambiato il flusso dei migranti che arrivano persino dalla Cecenia.

 

La detective somala: Nina Mastrantonio è la prima donna nera protagonista in un noir italiano

L’Italia cambia e la letteratura narra la trasformazione. Notte al Casablanca è il titolo del noir di Daniela Grandi, pubblicato da Sonzogno. Daniela Grandi è nata a Parma, vive a Roma ed è giornalista a La7 – è una delle autrici di Tagadà – e spiega a Radici la genesi del suo personaggio. Giulia Parini Bruno ha intervistato l’autrice sul suo noir e sul tema dell’immigrazione.

 

I neri trattati come panda al Trinity College? Forse anche no

Per una cattedra di Storia dell’Arte, il Trinity College ha recentemente pubblicato un bando di concorso in cui è stata specificata una precedenza alle donne, ai neri o agli esponenti di minoranze etniche. E la prestigiosa istituzione accademica, in nome del molto politicamente corretto, è stata coinvolta in un serrato dibattito nel mondo accademico anglosassone. Ne scrive il nostro polemista Sindbad il Marinaio.

 

Non sarebbe ora di dare cittadinanza anche alla filosofia delle migrazioni?

Filosofa e docente di Filosofia teoretica alla Sapienza, Donatella Di Cesare ha pubblicato per i tipi di Bollati Boringhieri Stranieri residenti, che mette al centro del discorso filosofico la migrazione. Non è una novità editoriale, il saggio è uscito nell’autunno scorso, ma abbiamo deciso di parlarne perché nessuno aveva mai affrontato l’immigrazione anche come tema filosofico. La recensione è di Elisa Mariani.

 

A Otranto, la decima edizione del Festival dei giornalisti del Mediterraneo

Ora più che mai si sente la necessità di un confronto fra chi scrive dei conflitti, di geopolitica nel Mediterraneo e delle conseguenze sui flussi migratori. Dal 10 al 16 settembre a Otranto ci saranno giornalisti, analisti, diplomatici, che parteciperanno a dibattiti, presentazioni di libri e seminari. Organizzato da Tommaso Forte, che quest’anno ha affinato e arricchito il format del Festival, qui trovate il programma. Ovviamente ci saremo anche noi per raccontarvelo.

 

#Salvare #accogliere #integrare è il titolo del quarto episodio del podcast di Radici

Infine, last but not least, da domani sarà online il nuovo episodio del podcast, ispirato ai temi e alle storie di Radici e realizzato dalla piattaforma http://storielibere.fm. Successivamente lo troverete anche sul nostro sito. Con il contributo del commissario Carlo Parini, protagonista di Mare Monstrum, il podcast mescola riflessioni e storie fra cui quella del giovane medico Polycarpe Majoro, che è stato un baby soldato, e la vivace storia artistica di Shi Yang Shi, ex inviato delle Iene, scrittore e attore.

 

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(Dalai Lama Tenzin Gyatso)

 

 

 

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