Editoriale NuoveRadici.world

Non siamo più tutti sulla stessa barca. Pochi giorni fa ho incontrato un ristoratore albanese, arrivato in Italia negli anni Novanta a bordo di un gommone, che parlava con orgoglio dei suoi figli iscritti a una delle scuole più inclusive di Milano, il liceo scientifico Alessandro Volta. Purtroppo la DAD, sigla infelice per indicare la didattica a distanza che mette sicuramente in difficoltà tutti i padri ogni volta che si sentono chiamare dad, rischia di vanificare i progressi soprattutto fra gli alunni con background migratorio. E ovviamente non solo per loro. Una recente analisi di Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, e la ricercatrice Barbara Romano, riprendendo uno studio della Banca Mondiale, ha evidenziato che il tempo perso nei primi tre mesi e mezzo del lockdown nella primavera scorsa potrebbe tradursi in una perdita economica consistente (e non solo) nell’arco della futura vita lavorativa degli studenti. Per quelli con background migratorio le conseguenze saranno, però, peggiori. Come hanno evidenziato i consulenti dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e l’intercultura in un’analisi condotta per il Miur: «Gli studenti con background migratorio appartengono alla quota di popolazione scolastica che ha subito i maggiori danni dalla didattica a distanza».

Un’amara osservazione che condivide anche Mariagrazia Santagati, docente di Sociologia dell’educazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore e autrice nel 2019 di Autobiografie di una generazione Su.per. Il successo degli studenti di origine immigrata (edizione Vita e Pensiero): una radiografia per spiegare i mutamenti delle nuove generazioni di italiani e le ragioni del loro successo formativo ottenuto anche in un contesto problematico. E ora, davanti alla ripresa della DAD, la docente della Cattolica spiega: «In dieci anni, fra il biennio 2008/2009 e quello del 2018/2019, la quota di iscrizioni al liceo degli studenti di origine straniera è cresciuta quasi di 10 punti, nonostante le condizioni di partenza sfavorevoli. La DAD rischia di vanificare molti di quei successi». Un tema su cui si è focalizzato anche l’ultimo rapporto dell’Ismu “Alunni con background migratorio in Italia. Le opportunità oltre gli ostacoli”.

Non siamo più tutti sulla stessa barca. Tutti gli studiosi di educazione e formazione interculturale temono quello che era prevedibile con una nuova spinta verso la didattica a distanza: la dispersione scolastica di quegli alunni di origine straniera che, studiando a casa, non hanno gli strumenti né l’incoraggiamento necessario. «Purtroppo la scuola pubblica italiana, tranne per alcune eccezioni, è ancora molto elitaria e chi va avanti lo fa per volontà personale o per il sostegno ricevuto. Lasciati a casa a studiare, saranno quelli che subiranno le perdite maggiori», sottolinea Mariagrazia Santagati.

Vale per tutti gli studenti, ma soprattutto per quelli di origine straniera: la DAD provoca una grave perdita di capitale umano

Noi che abbiamo puntato da tempo i fari sui nuovi leader con background migratorio che, nonostante le condizioni di svantaggio iniziali, sono riusciti a inseguire le loro visioni, siamo però costretti a fare i conti con la realtà dei più giovani. Auspicando che la DAD non faccia danni irreparabili e non fermi il cambiamento per chi si trova ancora in mezzo al guado, a scuola o nelle università.

E ora, come tutte le settimane vi parliamo un po’ di noi. Cecilia Parini, appena salita a bordo della barca di NRW, ha scritto un articolo polemico sulla serie Netflix Emily in Paris, lo stereotipo senza fine dell’americana in una Parigi epurata dalla multietnicità. Mariarosa Porcelli, music editor (per noi music talent scout), ha raccontato la storia della pianista Monique Chao, cantante e compositrice nata e cresciuta a Taiwan che avrebbe dovuto partecipare a JazzMi, interrotto dopo quattro giorni. E anche lei ci ha parlato delle conseguenze per gli artisti bloccati dalla pandemia. Marco Lussemburgo ci ha dato un po’ di tregua dal loop del Coronavirus, intervistando uno dei pochi artisti afrodiscendenti che è riuscito ad emergere: Veggetti Kanku ci ha svelato chi sono i soggetti della sua ultima mostra Sottopelle.

Non siamo più tutti sulla stessa barca. La seconda ondata della pandemia sta mettendo in evidenza molte diseguaglianze. Noi però non ci fermiamo e stiamo preparando una serie di interviste con operatori sanitari stranieri per darvi uno sguardo inedito sulla battaglia contro il Covid. Sostenete i nostri sforzi. Anche un piccolo contributo sarà un bel segnale per non perdere la bussola.