Il decreto sicurezza sull'immigrazione rischia di creare un problema di ordine pubblico. Si chiama eterogenesi dei fini.

Radici sottolinea il rischio boomerang e continua il racconto di quanto accade nelle pieghe dell’integrazione.

Il vicepremier Matteo Salvini è volato a Tunisi e nel frattempo noi di interroghiamo sulle implicazioni del decreto sicurezza, che deve essere ancora firmato dal presidente Sergio Mattarella. Desta molti interrogativi e una certezza, per me: sul fronte della sicurezza sarà un boomerang. O meglio un’eterogenesi dei fini. È molto lungo per analizzarne tutti i punti, anche quelli che a mio avviso rischiano di essere annullati per incostituzionalità, come la revoca della cittadinanza. Ma non è questo l’articolo del decreto Salvini, in alcune sue parti ancora troppo generico per essere valutato con ponderatezza, a rischiare di diventare un boomerang: sono le restrizioni della protezione umanitaria e di chi ha diritto allo status di rifugiato. Secondo le previsioni di chi gestisce i Cas, i centri di accoglienza straordinaria, dove finiscono la maggior parte dei migranti e richiedenti asilo, i casi sono due «O nel giro di un anno, il governo costruirà tantissimi Cpr, centri di permanenza per il rimpatrio, per contenere tutti quelli costretti ad uscire dai centri perché hanno ricevuto il diniego della protezione umanitaria o lo status di rifugiato, oppure le grandi città, innanzitutto Milano, si riempiranno di migranti senza fissa dimora e si verrà a creare un serio problema di ordine pubblico», ci ha spiegato Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca che gestisce diversi Cas. Oggi nei Cas ci sono 152.411 migranti e 31.270 nello Sprar. Secondo fonti del Viminale nel 2016, le richieste esaminate di tutte le tipologie di protezione sono state 91.102, nel 2017 81.527. E i dinieghi sono stati circa il 60%. Con il decreto che impone un ulteriore giro di vite, il tasso del diniego aumenterà. Li rimpatrieranno tutti?

Quanti centri per il rimpatrio si possono costruire in breve tempo? E poi c’è il problema degli Sprar, il sistema di protezione per i richiedenti asilo. Se per legge potranno andarci solo quelli che hanno ottenuto l’asilo, come è giusto che sia, vanno ampliati perché i posti sono limitati a sole 31 mila persone. Altrimenti anche loro che hanno diritto a un percorso di integrazione rischiano di restare per strada, tranne i minori non accompagnati.

Aspettiamo a dare una valutazione complessiva, ma l’impianto, il cui obiettivo è restringere i Cas che sono spesso dei ghetti, sposterà il problema dei migranti nelle strade delle grandi città. Con conseguenze che possono costituire un serio problema di ordine pubblico per i sindaci. Per onestà intellettuale è giusto rammentare però che l’impianto del decreto Salvini è la prosecuzione di un approccio già avviato dall’ex ministro Marco Minniti.

 

La pacchia non è finita, ma forse il piagnisteo sì (era ora)

Ci saranno le nuove generazioni nate qui e con un’idea vaga dell’Africa e quelle della diaspora con gli occhi sempre rivolti al Paese di origine. Ambasciatori, intellettuali, ministri africani. E imprenditori. La prima assemblea delle comunità africane d’Italia che esporranno progetto, bandiera e carta di valori, si terrà dopodomani, sabato 29 settembre alle 9.30 all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia. Il suo ideatore Otto Bitjoka, intellettuale e imprenditore afroitaliano, anticipa a Radici la visione del suo progetto che coniuga l’esigenza di cambiare narrazione a quella di creare una lobby di afroitaliani.

 

Ci vuole una sovrumanità più eletta che i nostri eletti

Scrittore, autore e attore di teatro, Alessandro Bergonzoni risponde al questionario di Radici sull’immigrazione, con ironia e sguardo profondo. E sul tema della narrazione afferma: «Ci inventiamo numeri che non esistono, ansie che non abbiamo o se le abbiamo è per una informazione-deformazione assurda, anzi no, ben finalizzata a creare voti, sconsensi, vendette, scontri, malessere e antagonismi da talk show appunto divisivi per convenienza, per incontinenza culturale».

 

La percezione che fa rima con (pessima) narrazione

Segretario generale della Fim, il sindacato dei metalmeccanici della Cisl, per Marco Bentivogli «L’immigrazione è un fenomeno epocale sul quale l’emotività ha indubbiamente un grande peso. Sentimenti di preoccupazione, ansia, paura, delusione, frustrazione, rabbia influiscono sullo stato d’animo della maggioranza dei cittadini, che poi una parte della politica strumentalizza. In questo modo il dibattito si polarizza e le persone vengono distratte dai reali problemi del Paese, a cominciare dalla crescita e dal lavoro».

 

E in Inghilterra? Un rapporto sfata i falsi miti sull’immigrazione

Per ventisette anni Costanza de Toma, un’antropologa che si occupa di cooperazione allo sviluppo, ha vissuto in Inghilterra. Dopo il referendum sulla Brexit del 2016, si è unita al movimento dei The3million, che prende il nome dagli oltre tre milioni di immigrati europei nel Regno Unito. Esordisce su Radici per analizzare il rapporto stilato dal Migration Advisory Committee (MAC), visto attraverso la sua esperienza di immigrata nel Regno Unito.

 

 

 

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(Dalai Lama Tenzin Gyatso)

 

 

 

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