La paura ci rende pazzi, come ha detto papa Francesco, ma ci porta anche all’insonnia della ragione. Per ogni migrante espulso, cacciato da un centro di accoglienza, a causa dell’abrogazione della protezione umanitaria, che lascia per strada chi aveva un permesso di soggiorno in scadenza o scaduto. La paura rende pazzi, ma c’è un ma. Chi per anni ha studiato le sbagliate o mancate politiche di accoglienza, fatte alla rinfusa, perché c’erano esseri umani da salvare e il resto veniva dopo, sempre dopo, ora, davanti al putiferio scatenato dal piano di chiusura dei grossi centri di accoglienza, storce un po’ il naso. Sono anni che organizzazioni autorevoli della società civile, Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) in primis, denunciano le falle di un sistema di accoglienza fatto di maxi centri per migranti. A discapito di un modello alternativo di accoglienza diffusa, in cui la distribuzione dei richiedenti asilo sui territori permette di non intaccare i fragili equilibri sociali e di garantire un’integrazione concreta e mirata.

Giusto opporsi alle norme che frenano quella parziale integrazione realizzata. Restare umani è un imperativo.

Ma in molti di quei centri che dovranno essere chiusi, che non dovevano essere creati, 6 mila persone nei Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e i nei Cas (137 mila persone), c’era già la manovalanza per le mafie locali e straniere. Ascolto da anni i racconti dei volontari, pazzi anche loro ma di rabbia, perché vedono la mala gestione di molti centri, dove si chiudono gli occhi davanti alla tratta delle nigeriane, al racket dell’elemosina e allo spaccio di stupefacenti.

Abbiamo la memoria corta, ma al punto da dimenticare l’esito della commissione d’inchiesta sul Cara di Mineo, il prossimo centro che dovrebbe essere chiuso dal governo, considerato l’emblema del fallimento del nostro sistema di accoglienza?

Se la paura ci rende pazzi, l’indifferenza ai problemi che erano lì da vedere, incancreniti da anni, ci ha reso ciechi.

La community di Nuove Radici cresce

Le partnership aumentano. Come quella con l’associazione Nuovi Profili di Genova, fondata nel 2008 da giovani italiani con background migratorio e non, che si propone di valorizzare il mosaico culturale della società di oggi.

Inoltre per chi non lo avesse notato, sulla nostra piattaforma, abbiamo anche un partner autorevole e indipendente dei media digitali: Linkiesta, che una volta alla settimana pubblica una delle nostre storie più belle e suggestive (qui trovate l’ultima dedicata al fenomeno del rap afroitaliano Tommy Kuti). Altri partner arriveranno, sia dal mondo dei media sia dalla rete delle nuove community dei nuovi cittadini italiani. Si cresce e ora stiamo pensando a organizzare un primo incontro della community di Nuove Radici per allargarla e per chiedervi di sostenerla. Perché la paura rende pazzi, la demagogia ciechi, ma noi cerchiamo di restare lucidi.

Dopo il putiferio a Castelnuovo di Porto, ecco l’analisi della circolare che giustifica l’abolizione della protezione umanitaria

Il piano governativo di chiusura dei grossi centri di prima accoglienza è cominciato. Vitalba Azzollini spiega cosa prevede esattamente la circolare del Viminale.

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