Editoriale NuoveRadici.world

Dopo il Covid-19 chi suonerà ancora ai citofoni sbagliati? Tutti stiamo ripetendo lo stesso mantra: l’emergenza ci sta cambiando. Lo ripetiamo sui social, negli articoli che scriviamo, nelle conversazioni affollate e frastornate sulle piattaforme social con amici e parenti, mentre chi è rimasto imprigionato nella propria dimora in una solitudine forzata lo dice a se stesso ad alta voce per rompere il silenzio e il muro della paura.

Non è chiaro però come si manifesterà il cambiamento. Per ora sappiamo solo che nella nuova era che verrà saremo più poveri e (forse) alcuni, almeno quelli che hanno saputo essere resilienti, più forti e consapevoli.

Troppo presto per capire come verrà ridefinita la nostra quotidianità, la gamma dei sentimenti e delle relazioni umane dopo la lunga quarantena. Possiamo però fare un’ipotesi per noi che ci occupiamo di integrazione e coesione sociale. Un’ipotesi che per ora è un punto interrogativo. Adesso che la paura è reale, tangibile, verso un nemico invisibile che può bussare alla porta in ogni momento, chi oserà utilizzare ancora la paura percepita come leva per aumentare il consenso politico?

Nel mondo sospeso, che è diventato ancora più globalizzato dalla pandemia che attraversa i confini nonostante i muri alzati, il nemico non è più lo straniero perché siamo diventati tutti stranieri.

Possiamo aggrapparci ai balconi a cantare in modo sguaiato l’inno nazionale, se questo ci fa sentire meglio, o immaginarci più uniti. Possiamo re-inventare la nostra giornata e valorizzare gesti che prima non sentivamo il bisogno di fare perché tanto c’era il tempo per rimandare, per dire ci penserò domani. Ora che siamo però tutti di fronte alla corsa contro il tempo, chi ascolterà slogan e frasi idiote sugli stranieri che invadono i nostri Paesi? Che fine farà il populismo momentaneamente sospeso insieme a tutto il resto?

Nel mondo che verrà ci sarà ancora spazio per chi lucra sulle divisioni, dopo una lunga quarantena che ci ha diviso dal prossimo? Forse no. Sovranisti e populisti sono stati silenziati dalla paura globale e anche la politica, sopratutto quella di bassa lega, dovrà trovare nuove forme di comunicazione e tattiche differenti.

Vincerà chi cerca soluzioni e non chi punterà di nuovo alle viscere con argomentazioni infondate o strampalate. Molte analisi sulla pandemia del populismo diventeranno carta straccia perché sarà impossibile continuare a puntare l’indice contro il nemico che viene dal mare. All’inizio dell’epidemia ci sono state alcune manifestazioni di astio verso i cinesi ma poi, dopo che l’Italia è stata messa all’indice come epicentro di diversi focolai, anche quello sembra sospeso. Nelle nostre rarefatte uscite nel mondo reale, la rabbia (perché non è vero che il mondo è diventato migliore, non illudiamoci) investe chi non rispetta le regole della quarantena.

Certo, resta un problema che non riguarda per ora chi ha origini straniere e vive insieme a tutti la grande paura dentro la grande quarantena: i muri alzati sulla rotta balcanica contro i quali NRW ha firmato una petizione. Un dramma nel dramma che si consuma lontano dagli occhi e dai nostri cuori, concentrati sui propri respiri. Perché se per ora la paura verso lo straniero è stato sospesa, pure i diritti umani sono stati messi in quarantena. Violati nel nome dello stato di eccezionalità. Ci conforta, però, l’ipotesi per nulla peregrina che, una volta tornata la libertà di circolazione, nessuno per molto tempo potrà azzardarsi a suonare al citofono sbagliato.   

Serate Vulnerabili: dalla quarantena, il trombettista Raffaele Kohler ci manda una melodia contro la paura

Il noto trombettista milanese Raffaele Kohler ci ha inviato un video in cui suona la sua melodia Serate Vulnerabili. Perché è anche grazie alla consapevolezza della nostra fragilità (e alla potenza della musica) che potremo (forse) superare insieme questa emergenza globale.

Khady Diouf: «Il mio sogno da immobiliarista? Milano 2»

L’assistente agente immobiliare bergamasca, originaria del Senegal, ha deciso di puntare tutto su una professione che per lei è sinonimo di personalità ed eleganza. Esattamente come il suo angolo meneghino del cuore. Anche se ora si trova in quarantena nella sua residenza nella provincia di Bergamo, al centro di una nuova angosciosa emergenza Covid-19. Di Elisa Mariani.

Dai barconi ai balconi, ora la paura reale ci insegnerà a (con)vivere meglio?

A parte qualche irriducibile che attribuisce la diffusione del Covid-19 agli immigrati, la paura percepita dello straniero ha lasciato il passo a quella del contagio. E tutto è sorpassato: i medici che ci curano basta che siano medici, le ong sono le benvenute. Durerà? Di Sindbad il Marinaio.

Nessun amico se non le montagne

Letture di NRW. Il long read di questa settimana è tratto da Nessun amico se non le montagne di Behrouz Boochani (Add, 2019). Uno straordinario romanzo reportage, scritto in decine di migliaia di messaggi Whatsapp, inviati dal giornalista curdo durante il periodo di detenzione nei centri di identificazione per immigrati irregolari di Manus Island, in Papua Nuova Guinea. A cura di Fabio Poletti.

Grecia, l’appello Asgi al Parlamento Ue per i diritti umani (e la prevenzione del Covid-19)

Tra i firmatari della petizione lanciata online dalla campagna Ioaccolgo c’è l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, con la quale NRW – che a sua volta ha sottoscritto l’appello – fa il punto della situazione greca, alla luce del Coronavirus (e delle rivelazioni sui campi di detenzione segreti). Di Cristina Piotti.

Vanessa Sesma: «Le grandi economie sono risalite quando si sono aperte anche a chi era straniero»

Storytelling di NRW. Con le sue associazioni, sostiene gli imprenditori messicani e ispanici che vogliono investire in Italia. E per quello che è diventato il suo Paese ha un consiglio: aprirsi all’imprenditoria straniera conviene. Di Marco Lussemburgo.