Sono tempi difficili per chi vuole difendere il proprio diritto a un pensiero laico ed equilibrato sull’immigrazione.

Noi non ci arrendiamo e continuiamo a proporvi un diverso punto di vista.

Dona a chi ami ali per volare, radici per tornare e motivi per rimanere

(Dalai Lama Tenzin Gyatso)

 

Amelia

Amelia Earhart, 1937. National Portrait Gallery, Smithsonian Institution/Wikimedia commons

In questo balletto folle e frenetico si è passati da “Chiudiamo i porti” allo scontro con la Francia poi ricucito, almeno apparentemente, e alla generale constatazione sull’Europa che deve condividere il peso del salvataggio e dell’accoglienza e aiutare l’Italia. Con una battaglia sfrenata fra veri e falsi umanitaristi e i sostenitori del classico tornate a casa vostra e via con insulti a non finire. Radici si sottrae alla battaglia furiosa che è approdata in questi giorni persino sulla nostra pagina Facebook, con ragionamenti deliranti che sono la spia del grave malessere di questo Paese. Ho già spiegato in ogni dove, senza timore di essere fraintesa che, sebbene al momento non ci sia alcuna emergenza, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha usato il caso dell’Acquarius per svegliare l’Europa intera dal torpore. E che noi dobbiamo guardare a ciò che fa, senza farci incatenare da opposti ideologismi. Perché salvare vite umane non ha a che vedere solo con la legge del mare ma riguarda la nostra civiltà e tutta la razza umana. Però fare le anime belle e non pensare cosa accade poi nell’accoglienza caotica che crea ghetti, manovalanza per la criminalità, far finta di non vedere che dai barconi scendono nigeriane destinate alla tratta della prostituzione è ipocrita. Riconosciamolo: tutte le politiche per frenare o gestire l’immigrazione irregolare sono state fallimentari.

E l’esito negativo delle richieste di rifugio o protezione umanitaria di circa sei richiedenti su dieci non è demagogia. Che si fa con gli altri che finiscono in mezzo a una strada? Li si rimpatria? Tutti? Come? Quanto costa? Quando il caos diventa cronico, fare politiche sensate è assai difficile.

 

Interessante perciò scoprire un punto di vista diverso, come quello di Martino Ghielmi che ha fondato per https://vadoinafrica.com/migranti-africa/ per superare la dicotomia accoglienza si, accoglienza no e si adopera per un sistema circolare. Superando la visione assistenzialista per cui l’Africa sarebbe il “continente-da-salvare”. Al di fuori di scenari razzisti o neocolonialisti.

 

L’integrazione è andata avanti da sola, sebbene con difficoltà, perché per fortuna i politici non se ne sono interessati. O quasi. Ci sono cantanti, manager, influencer, youtubers, artisti, scrittori oltre agli atleti di seconda generazione. Quindi non è che gli immigrati (soprattutto africani) sappiano solo correre, come sostiene qualcuno. Continueranno a essere i protagonisti della nostra narrazione, finché vi convinceremo del cambiamento. Questa settimana Nadira Haraigue, ingegnere italo-algerina ci ha scritto una riflessione profonda e toccante sull’integrazione, partendo dalla sua storia personale.

 

Bello Figo swagga per Rizzoli

La storia del controverso rapper italo-ghanese che swagga con una sequela di provocazioni da diversi anni e ha fatto milioni di visualizzazioni su YouTube è finita in un libro Swag negro. Non ce la fa nessuno (Rizzoli, 2018) che va letta per capire l’evoluzione di una società. Paola Rizzi ha scritto la recensione.

 

Il questionario/tormentone di Radici 6

Questa settimana ci ha risposto Emma Bonino e al netto delle sue posizioni politiche, a noi interessa che finalmente qualcuno faccia un ragionamento articolato e consapevole. Promossa a pieni voti perché dimostra che in questo momento la vera emergenza sono gli stereotipi.

 

 

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