Radici, a Otranto per il Festival dei giornalisti del Mediterraneo, rema contro la corrente e continua a lavorare per cambiare narrazione e, ci auguriamo, anche la percezione.

AmeliaQuesto numero di Radici è stato realizzato fra Milano e Otranto. Vicino alla piazza che è stata dedicata ai migranti sommersi nel braccio di mare che separa questo tratto del Salento dall’Albania. Questa newsletter la sto scrivendo nel mezzo del trambusto del Festival dei giornalisti del Mediterraneo. Fra dibattiti sui conflitti in Siria e in Libia, sul dialogo interreligioso e riflessioni anche sul Paese che siamo diventati davanti al flusso dei migranti che arrivano dall’Africa. Sono passati quasi trent’anni dal primo esodo degli albanesi e ora dal Paese delle Aquile non arrivano migranti, ma offerte di aiuto. Come è successo durante lo stallo della nave Diciotti, quando il governo albanese si è offerto di accogliere un piccolo gruppo di eritrei sbarcati in Europa. Già, l’Europa, anzi il baratro europeo visto da Otranto.

Cosa succede a Otranto? Oltre cento persone fra giornalisti, scrittori, diplomatici e analisti hanno affrontato la complessità di un tema che sui giornali trovate ingabbiato, prigioniero della polarizzazione. Qui il racconto del Festival dei giornalisti del Mediterraneo.

Secondo l’ONU siamo razzisti. E il resto d’Europa?

Prima gli sbarchi, poi la polemica sulla presunta emergenza razzismo in Italia (e in Austria) innescata dall’accusa dal neo commissario UNHCR Michelle Bachelet. E infine le sanzioni al governo ungherese, guidato dal sovranista Orbán. Se l’Italia è razzista, l’Europa cos’è? L’accusa lanciata dal neo commissario UNHCR Michelle Bachelet non ha fondamento statistico. Secondo l’associazione Lunaria, che ha monitorato i dati sugli episodi di discriminazione nel nostro Paese, il trend sembra costante senza particolari recrudescenze. Nel 2015 sono stati denunciati 739 episodi di razzismo, nel 2016 per fortuna il dato scende a 524, nei primi cinque mesi del 2017 si conferma con 557 episodi che diventano 169 nei primi tre mesi del 2018. Secondo l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Ocse, nel 2017 in Italia ci sono state 803 denunce per casi di discrimazione. In Francia, nello stesso periodo, secondo la Commission National Consultate des Droits de l’Homme, ci sono da registrare 8.700 denunce. Un po’ più di dieci volte che in Italia, pur tenendo conto che la Francia ha 67 milioni di abitanti, più o meno come il nostro Paese. In Francia, ad esempio, vive la comunità ebraica più grande d’Europa, composta da 550 mila persone. Pur rappresentando poco meno dell’1% della popolazione, nel 2016 è stata oggetto di un terzo degli episodi xenofobi. Scrittore e già assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Milano, Davide Romano ha inviato una riflessione a Radici per esprimere la sua perplessità: «Voleva toccare il cuore l’appello del nuovo Alto Commissario della Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet. Voleva essere un richiamo al rispetto dei diritti di tutti che suona stonato per chi ha davvero ha a cuore gli ultimi della terra: nello stesso discorso la neo commissaria ha infatti affrontato il tema della persecuzione dei musulmani dalla Cina al Myanmar. Ha poi denunciato la preoccupazione per i 500 bambini migranti negli USA divisi dai loro genitori e non ancora rimpatriati. E infine, ha attaccato anche il governo italiano per avere chiuso i porti marittimi alle navi delle ONG. Tra i diversi argomenti toccati è evidente che ci sono differenze abissali, e se si parla di diritti umani sarebbe il caso di fare ordine e concentrarsi sulle questioni più gravi. Altrimenti si finisce con l’equiparare stermini di massa con separazione tra migranti e loro figli. Diciamola tutta: l’intero discorso della Bachelet soffre di un pericoloso “politicamente corretto”. Basterebbe dire che non una parola si trova contro la persecuzione dei cristiani, dal Pakistan alla Corea del Nord, passando per l’Iran, la Turchia e la Cina. E proprio la Cina è la perfetta cartina di tornasole del politically correct dell’Alto Commissario: che denuncia la persecuzione dei musulmani cinesi, ma non riesce a spendere una parola per i cristiani di quello stesso Paese, che pure se la passano molto male. Come se parlare delle sofferenze dei cristiani non fosse degno di nota. Anche gli ebrei rientrano in questo silenzio assordante. Non una parola viene infatti spesa nei confronti della Francia, per esempio. Dove sono circa 400 all’anno gli attacchi antisemiti denunciati, e negli ultimi 3 lustri un ebreo all’anno (in media) è stato ucciso in quanto ebreo. Un Paese dove i bambini ebrei non possono più andare alla scuola pubblica, perché troppo alto il rischio di pestaggio da parte dei loro coetanei musulmani. Così come non una parola viene spesa dalla Bachelet sull’educazione all’odio anticristiano e antiebraico che avviene nelle scuole di tanti Paesi arabo-musulmani. Leggendo il suo discorso è insomma chiaro che ci troviamo di fronte a un Alto Commissario del politicamente corretto, non dei diritti umani. Un pessimo inizio, per chi ha davvero a cuore i diritti di tutti».

Morale: se volete trattare l’Italia come Gaza o l’Iran, prima studiate. Come spiega bene, dati alla mano, il nostro polemista Sindbad il Marinaio.

 

Continua la marcia silenziosa dei nuovi italiani

A Venezia quest’anno diversi nuovi italiani hanno sfiorato la passerella dei vip. Fra loro anche Io sono Rosa Parks, ideato dal movimento #ItalianiSenzaCittadinanza e l’associazione Arising Africans col regista Alessandro Garilli, che ha partecipato al bando MigrArti. Ce ne parla brevemente Ada Ugo Abara, presidente di Arising Africans, la cui storia è già stata raccontata da Radici.

 

Gli scrittori rispondono. Fabio Geda: Il problema nasce dalla mancata coesione dell’Europa

Fabio Geda si è occupato per anni di disagio minorile. Ha pubblicato diversi romanzi e reportage narrativi. Ha raccontato anche lui le storie dei migranti. E rispondendo al nostro questionario dedicato agli scrittori spiega che la vera urgenza non è più raccontare, ma ascoltare. E diffondere. Far sì che quelle storie non arrivino sempre alle stesse persone che già le conoscono. Evitare di fare la predica ai convertiti. Anche lui fa un affondo sull’incapacità dell’Europa di avere una visione e di creare coesione sui migranti, il cui passaggio potrebbe essere più indolore.

 

Morale, vista da Otranto, l’Europa è sempre più miope.

 

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(Dalai Lama Tenzin Gyatso)