Imprese e integrazione: ecco perché seguire il modello Sodexo (premiato anche dall’Onu)

Come far entrare i rifugiati nel mercato del lavoro? Ce lo racconta l'azienda premiata per il secondo anno consecutivo dall'Unhcr per le sue scelte inclusive.

Includere nel mondo lavorativo chi fugge dal proprio Paese è possibile e Sodexo lo dimostra. La società specializzata nella realizzazione di servizi mirati al miglioramento della qualità della vita ha ricevuto per il secondo anno consecutivo il premio “Welcome Working for refugee integration”, conferito dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) alle realtà lavorative che si impegnano nell’inserimento lavorativo dei rifugiati politici.

Perché non basta arrivare, esiste un dopo, molto spesso trascurato. Chi viene in Italia, con o senza protezione internazionale, fatica ad inserirsi nel flusso del mondo lavorativo del Paese, non vede riconosciuti i propri titoli di studio, non viene sostenuto nell’apprendimento della lingua italiana

Il risultato è che, secondo il X Rapporto annuale del ministero del Lavoro, il 26,9% delle famiglie straniere in Italia vive in condizioni di povertà assoluta, con un tasso di disoccupazione per i lavoratori extracomunitari al 13,8%. Dato di per sé non altissimo, ma che non tiene conto del loro bassissimo tasso di occupazione in posizioni lavorative qualificanti e dirigenziali: l’1,1% degli stranieri in Italia, mentre il 77% è qualificato come operaio.

La diversity nel Dna

Lucia Cariati, responsabile Direzione Risorse Umane di Sodexo e referente per le attività e i progetti in ambito D&I per l’Italia, spiega a NRW come Sodexo nasca votata alla diversity, in contrasto ad ogni tipo di discriminazione: avendo una sede in 64 Paesi nel mondo, l’ambiente lavorativo è naturalmente multiculturale.

Sodexo ha una componente operativa enorme, che spesso incontra i bisogni e le capacità lavorative di chi ha un’esperienza recente di migrazione. La ristorazione e la logistica sono categorie accessibili a chi deve ricominciare da zero, e sono anche la spina dorsale della nostra azienda, spiega Cariati

Uno spazio accogliente per chi ha origini straniere, ma con un occhio di riguardo per i giovani, il che si traduce anche in opportunità lavorative offerte ad una ventina rifugiati tra i 19 e i 30 anni, nell’ambito del progetto “Employability and Social Integration of Refugees and Asylum Seekers”, iniziativa lanciata dalla Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, con cui Sodexo collabora.

La storia di Mamadou

Tra le storie in grado di raccontare questa linea aziendale, c’è quella di Mamadou: arrivato dalla Guinea nel 2016, dopo una breve esperienza di tirocinio è oggi dipendente di Sodexo presso una celebre Università milanese. Arrivato in Italia senza conoscere l’italiano, con un diploma di scuola superiore non riconosciuto, ha subito parte in corsi di alfabetizzazione e oggi, visto che già parlava fluentemente anche il francese e l’inglese, è entrato a far parte del team di accoglienza dell’ateneo, che coordina l’arrivo, il percorso di studi e la residenza di studenti internazionali. Lui, giovane immigrato, ha rovesciato la narrazione e oggi è guida per altri giovani.

Quel che apprezzo di più è poter lavorare in un team, il lavoro di squadra e il supporto reciproco, in cui credo fermamente. Nel tempo libero mi dedico al disegno e alla scrittura, con la pandemia ho dato spazio al mio lato creativo, racconta Mamadou

Una rampa di lancio per giovani stranieri

Per quanto all’avanguardia sul fronte diversità e inclusione, Sodexo sconta un deficit inclusivo tipico della società italiana. Se il tasso di diversity nella base operativa è molto presente, «ai piani alti ancora non abbiamo vinto questa rivoluzione culturale, soprattutto in Italia. In altre sedi estere c’è una diversity più trasversale, nei Paesi dove le seconde e terze generazioni di stranieri sono arrivate prima».

Il processo è però in corso, agevolato da procedure di assunzione che devono rispettare parametri votati alla multiculturalità. A questo si unisce un impegno non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche formativo. Il gap linguistico è spesso ciò che impedisce un inserimento di successo nella società ospitante, per questo «Sodexo mette a disposizione corsi di lingua italiana per i suoi dipendenti, che grazie a una fitta rete di solidarietà aziendale sono riusciti a partecipare, di persona e online, anche durante la pandemia».

Sodexo permette di crescere. Spesso chi parte da posizioni esecutive può arrivare a posizioni più qualificanti, è l’occasione per i lavoratori immigrati di entrare gradualmente nel mondo del lavoro, e affinare le loro competenze, spiega Scipioni

Foto: Sodexo

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