Florian Sejko, l’Ancelotti del public speaking: dai dibattiti a scuola fino al Palazzo di vetro

Un ventenne di origini albanesi che è già stato campione internazionale di dibattito e ora punta verso l'Olanda.

DiElisa Mariani

Dic 9, 2020

Florian Sejko ha 21 anni, aspetta di sapere se la pandemia a fine gennaio gli permetterà di trasferirsi a Breda, in Olanda, per frequentare l’ultimo anno di International management, ma la sua vera passione è il dibattito e il public speaking. Un percorso iniziato quando aveva quindici anni, dopo essere stato coinvolto da una professoressa alle scuole superiori in un progetto, il WeDebate, a cui allora si iscrissero in sei e ora nel solo istituto conta quaranta aderenti.

Campionati mondiali

Dibattito dopo dibattito, Sejko si è fatto un nome nella Società nazionale debate e nel 2018 è stato scelto per fare parte della squadra di quattro persone che ha rappresentato l’Italia a Zagabria, ai campionati mondiali. E oggi dice ironicamente di essere come Ancelotti, passato dagli scranni del debater a fare il coach. «Nel dibattito, due squadre di tre persone ciascuna si affrontano su una determinata tesi».

Si sostiene quello che stabilisce il caso, perché non è la squadra a decidere ma un’estrazione. Io sono ateo, eppure mi è capitato di affermare l’esistenza di una vita dopo la morte

E come ha fatto? «La mia posizione era quella del terzo speaker: confutavo le tesi della squadra avversaria e ricostruivo quelle proposte dalla mia. Il terzo speaker è l’unico che al dibattito non può arrivare già preparato, non può raccogliere le idee prima e presentarsi con gli appunti in mano: deve ascoltare gli altri e solo dopo aver ascoltato può stabilire una strategia di risposta. È quello che ho fatto: ho ascoltato e ricostruito vantaggi e svantaggi di una vita dopo la morte. In quel caso, i vantaggi erano superiori agli svantaggi».

Le estati in Albania e la politica

L’abitudine alla dialettica risale a quando era bambino e trascorreva intere estati nel Paese dei suoi genitori, l’Albania. Suo padre, che dopo gli anni trascorsi in Italia oggi è tornato a vivere lì ed è un membro del PDIU, il partito conservatore della comunità della Ciamuria, quando veniva a prenderlo era solito discutere in modo molto acceso con il nonno materno, ex ufficiale dell’Albania comunista di Hoxha. «All’epoca non capivo di cosa parlassero e mi stupivo che i toni potessero farsi così concitati. Ma riconoscevo che tra i due anche lo stile argomentativo era completamente diverso: mio padre era pragmatico, sosteneva le ragioni della rivoluzione dal punto di vista economico, mio nonno invece era attaccato all’ideologia, aveva un approccio alla discussione molto più filosofico». E quale dei due è lo stile vincente? «All’estero nelle gare di dibattito si usa molto l’assertività, non è raro che ci si mostri arroganti nei confronti della squadra avversaria, soprattutto negli Stati Uniti».

Nel 2017 ho partecipato alla simulazione delle Nazioni Unite al Palazzo di vetro a New York: ogni partecipante rappresenta uno Stato, io ero il Burkina Faso, che in quell’occasione doveva ridiscutere la presenza di basi americane sul suo territorio

«Solitamente riesce a distinguersi chi rappresenta gli Stati più influenti, quelli – per intenderci – che hanno il potere di veto sulle decisioni del Consiglio, ma quell’anno tra i cinque premiati risultò anche il Burkina Faso».

Verso l’Olanda

La sua parlantina brillante e quella che gli americani chiamano confidence devono avere convinto anche le risorse umane di PricewaterhouseCoopers, multinazionale di servizi di consulenza. «Lo scorso ottobre ho partecipato al Career day all’università Cattolica e hanno vagliato il mio curriculum», si schermisce nel farlo ma allo stesso tempo non può fare a meno di sottolinearlo, «in genere non prendono mai studenti per gli stage». E invece lui è passato per i quattro gradi di selezione culminati nel colloquio tecnico e nel gennaio 2020 è entrato come stagista nel Risk management journal entry dell’azienda. Poi la pandemia, le lezioni su Zoom e ora l’attesa di sapere se può partire per l’Olanda.

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