Clubhouse: dietro l’app del momento c’è una storia di migrazione di successo

A co-fondare una delle app più “chiacchierate” e condivise di queste settimane è stato Rohan Seth, un misterioso quanto geniale giovane imprenditore di origini indiane.

La Mecca per i geek di tutto il mondo si chiama ancor oggi Silicon Valley, ma accedere al tempio dell’innovazione imprenditoriale, negli ultimi anni, è stato estremamente complesso per chi non aveva con sé una cittadinanza statunitense. Tutta colpa di una politica dei visti resa drasticamente restrittiva dall’amministrazione Trump: prima dei tagli e dei veti decise dall’ex inquilino della Casa Bianca, gli Usa rilasciavano ogni anno diversi permessi di soggiorno specifici, detti H-1B, che negli anni hanno permesso all’Eldorado californiano dell’innovazione di poter contare su menti giovani, nerd e visionarie provenienti da ogni parte del mondo. Storicamente, gli indiani hanno fatto la parte del leone nel numero di permessi rilasciati e il risultato, probabilmente, lo vediamo oggi, con successi digitali che, nelle loro radici, hanno (anche) dna indiano.

Clubhouse mania

Un esempio è sicuramente l’app social del momento, Clubhouse, che diluisce l’urgenza micro-esistenzialista di tanti del social media moderni nella (apparente?) autenticità e intimità della parola. A fondarla, accanto all’ex collega di Google Paul Davison, è stato Rohan Seth, 30enne ex studente di Stanford che nella sua biografia incarna probabilmente il sogno indiano-americano degli ultimi decenni.

La co-invenzione di Seth, lanciata nel marzo 2020, ha vissuto un successo esponenziale, forse favorita dalla de-socializzazone analogica imposta dalla pandemia, ma definitivamente consacrata dall’eccentrico deus ex-machina di Tesla, Elon Musk, e dal fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, la cui iscrizione ha traghettato gli ultimi indecisi

Via di mezzo fra una radio, social network e podcast in diretta (ma strettamente su invito e solo su iOS), valutata per oltre un miliardo di dollari, Clubhouse ha generato non solo nuovi utenti, ma nuovo interesse nei confronti dei suoi fondatori. In particolare sul giovane Seth, cresciuto nella capitale indiana Delhi, ma laureatosi alla Stanford University con un master in ingegneria gestionale nel 2008. Nonostante si parli del cofondatore di un social media, l’imprenditore è assai avaro di dettagli sulla sua vita privata: nell’etere ha lasciato ben poche tracce: stando alla sua pagina LinkedIn, due anni prima della laurea Seth ha iniziato la sua carriera come ingegnere presso Google, dove ha lavorato per sei anni sul machine learning e ha co-fondato la piattaforma di localizzazione del motore di ricerca.

Social, privato e sociale

Lasciata Google, Seth ha fondato la start-up tecnologica Memry Labs, una app che permette di “creare, registrare e ricordare i tuoi migliori ricordi”, acquisita nel 2017 dalla società Open Doors per 1,2 milioni di dollari. Di altro, si sa molto poco. Il suo sito web personale pare un inno all’acqua povera di sodio, mentre a scorrere i suoi account Medium e Twitter si raccolgono i pochi dettagli che ha deciso di condividere con il grande pubblico, ovvero che è un grande fan di Bruce Springsteen e che è sposato con Jennifer Fernquist, canadese, ricercatrice di Google. Nel 2019 la coppia ha avuto la piccola Lydia Niru Seth, nata con una rara malattia genetica: un’esperienza che ha spinto i genitori a creare una fondazione, la Lydian Accelerator, “una piattaforma open source senza scopo di lucro che mira a creare trattamenti genetici personalizzati per bambini” come la loro Lydia.

Innovazione e impegno sociale di cui si è fatto promotore Rohan Seth sono non tanto e non solo l’esempio, quanto la punta di un iceberg di opportunità scaturite da scambi e relazioni nate da un volo che, anni fa, ha portato il giovane da New Delhi alla California.

Curiosamente, proprio in questi giorni, Biden ha iniziato a fermare molte delle modifiche alle politiche migratorie volute dal suo predecessore. Tra di esse, anche il famoso visto H-1B. E chissà che dietro la riapertura di oggi, non si nasconda l’app che condivideremo forsennatamente in futuro e nuove menti visionarie. 

Foto: William Krause via Unsplash

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