Uomini e donne del 2022: la letteratura secondo NRW

Se la Morgan Library è quella che è lo dobbiamo a Belle da Costa Greene. Quello che saremo ce lo dirà invece lo scrittore e intellettuale Michel Houellebecq.

DiFabio Poletti

Gen 1, 2022

Tutti pronti a far partire il conto alla rovescia e concludere il 2021, tra cenoni contingentati e feste ancora sotto scacco per il Covid per affacciarsi al 2022. È il momento dei bilanci e il team di NRW ha deciso di fare una serie di articoli dedicati a quelli che per noi sono stati i personaggi più influenti del 2021 – nella scrittura, nella musica, nel cinema, nella politica, nello sport, fra gli influencer – per quello che hanno fatto, detto, scritto, e soprattutto rappresentato sul tema dell’inclusione e la diversity.

Belle da Costa Greene

Se la Morgan Library di New York è uno dei lasciti culturali più importanti al mondo lo si deve sicuramente a lei, a Belle da Costa Greene, che divenne l’ombra di John Pierpoint Morgan, negli Anni Venti il re della siderurgia americana. Scoperta dal magnate per la sua vivacità intellettuale, Belle da Costa Greene, poco più che ventenne ebbe il compito di sistemare la monumentale biblioteca Morgan, facendone uno dei poli culturali della città oggi riconosciuto a livello internazionale. Di lei si sapeva davvero poco, solo quello che appariva nelle cerimonie ufficiali, dove negli anni assunse il ruolo di segretaria, stretta collaboratrice, braccio destro culturale del magnate diremmo oggi.
Amica di Isadora Duncan, compagna non ufficiale del critico e storico dell’arte Thomas Berenson, Belle da Costa Greene custodirà fino alla morte, avvenuta nel 1950 per un tumore, quando aveva 66 anni, un segreto che solo negli ultimi tempi è stato svelato. Un segreto a cui la scrittrice Alexandra Lapierre ha dedicato un libro frutto di tre anni di studi, Belle Greene, pubblicato dalle Edizioni e/o.

Il libro svela che Belle Greene, colorito olivastro e capelli corvini, non era affatto di discendenze olandesi e inglesi, con un tocco di sangue portoghesi, come lei stessa faceva credere

Belle Greene era infatti figlia di Richard Greener, attivista afroamericano, il primo ad essersi laureato ad Harvard. Anche la madre, Genevieve, era di origini meticce e con la pelle bianca. Questo fa dunque di lei una colored, come venivano chiamati gli afroamericani allora. Colored anche solo per una goccia di sangue non bianco, secondo le leggi di allora. Un handicap, deve aver pensato per tutta la vita Bella Greene che non volle mai sposarsi e soprattutto avere figli, per evitare che un discendente troppo scuro, per una di quelle regole della trasmissione genetica dl Dna, la tradisse. Donna libera ed emancipata, alla fine era prigioniera di sè stessa. Ma ancora oggi c’è da chiedersi: se non si fosse costretta al passing, per nascondere le sue origini, sarebbe potuta essere lo stesso quella che è diventata? E oggi, avremo la Morgan Library che tutti amiamo?

Michel Houellebecq

L’anno che verrà, come gli ultimi che lo hanno preceduto, non potrà prescindere da Michel Houellebecq. Piaccia o meno, lo scrittore e polemista francese è sempre stato nell’ombelico del mondo per le sue idee controcorrenti che spesso anticipano la realtà. Capirlo non è da tutti. In Serotonina uscito due anni fa in Italia per La Nave di Teseo, si cimenta nel raccontare una storia di depressione al maschile. Ma è in Sottomissione, il romanzo fantapolitico del 2015 pubblicato da Bompiani, più politico che fanta, che Michelle Houellebecq affronta a modo suo uno di quei temi nodali su cui l’Europa riesce ancora troppo poco a fare i conti. Il plot narrativo è presto detto: nella Francia di un futuro non troppo lontano, dove immigrati e seconde generazioni sono in grande espansione, il partito che si chiama Fratellanza Musulmana ottiene una valanga di voti. La sinistra per arginare il consenso della destra deve scendere a patti con il partito integralista cedendogli il ministero della Pubbluca istruzione.

Sarà l’inizio di una dilagante avanzata, fino alla presa del potere con radicali cambiamenti nella società e nel costume.

Bollato come eccessivamente visionario e islamofofobico alla sua uscita, Michelle Houellebecq ha difeso spada tratta il suo lavoro: «Il punto centrale non è l’Islam, il mio è un attacco feroce all’Occidente. Non credo che l’essere umano possa vivere in un mondo che cambia di continuo. L’assenza di equilibrio, di un progetto di equilibrio, è di per sé invivibile. L’idea del cambiamento perenne rende la vita impossibile». Una tesi che fa sicuramente discutere ancora oggi. La Francia mai ripresasi dallo schock degli attentati del 2015, fa da tempo i conti con la sua vita sociale e quello che avviene nelle banlieu. Un impegno che vede protagonisti diversi intellettuali, a partire da Emanuel Carrère che a Parigi sta seguendo tutte le udienze del processo per i fatti del Bataclan. I suoi resoconti mai cronachistici sono pubblicati da Repubblica. Colpisce che in Italia nessun intellettuale si sia preso la briga di studiare o anche solo raccontare come la nostra società si stia evolvendo, stretta in una semplificazione che si fa tenaglia tra razzismo e integrazione. Quelli che lo hanno fatto è stato solo sull’onda di attentati in altri Paesi o della sparatoria del 2018 contro i migranti a Macerata. E allora siamo qui ad aspettare che Michelle Houellebecq, ancora una volta allarghi il nostro orizzonte.

Foto// Flickr: ApolitikNow

 

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