Rude Records, la casa discografica internazionale che si occupa (pure) di scuola

Ilich Rausa racconta a NRW come una piccola etichetta fondata nel 2000 è riuscita a diventare una realtà internazionale che ha attirato l'attenzione di Billboard. E cosa fa contro l'abbandono scolastico.

DiMariarosa Porcelli

Set 3, 2021

Se è vero che in nomen omen, il suo patronimico russo lo ha proiettato sulla scena internazionale nonostante le origini italianissime. Ilich Rausa ha mostrato da subito una vocazione a varcare i confini quando ha creato un’etichetta musicale di rock alternativo, la Rude Records, che ha esordito vent’anni fa esportando musica italiana e ora vanta nella sua scuderia band dal Regno Unito all’Australia.

Ma i suoi orizzonti vanno oltre la musica. Con la Rude Cares, associazione nata all’interno della casa discografica con l’obiettivo di sostenere l’educazione di ragazzi e ragazze con difficoltà economiche e sociali, combatte l’abbandono scolastico

La campagna Education For The Future sta già dando buoni frutti negli slum in India, ma è solo l’inizio di un percorso virtuoso che punta persino alla Groenlandia.

Dal Forum di Assago al mercato mondiale con la Rude Records

L’esordio come organizzatore di eventi al Forum di Assago ha aperto a Ilich Rausa le porte dei backstage dei concerti e gli ha mostrato la filiera che porta al successo un artista semisconosciuto. «Avevo appena iniziato l’università e mi piaceva lavorare con gli eventi. Durante quell’esperienza ho visto cosa succedeva prima di salire su un palco e da lì è nata la curiosità di creare una casa discografica».

Con un amico abbiamo fondato la Rude Records, il cui nome fa riferimento alla musica ska, perché i fan di quel genere venivano chiamati rude boys. È con quello stile che abbiamo cominciato ma poi ci siamo allargati ad altri tipi di musica, rigorosamente alternativi e indipendenti ma sempre con grande apertura

Un’apertura che ha portato alla creazione di un team internazionale, racconta Ilich, con collaboratori in Spagna, Francia e Germania. In un primo momento la Rude esportava all’estero band italiane che arrivavano ad aprire i concerti di artisti internazionali in tour in Europa, come è successo con gli Offspring nel 2004. Quella collaborazione è stata il trampolino di lancio sulla scena statunitense. «Il cantante degli Offspring ha un’etichetta discografica, la Nitro Records, che ci ha chiesto di rappresentarli in Europa. Così siamo stati catapultati su un piano internazionale ed è cresciuta la nostra credibilità».

La Rude Records

L’impresa discografica creata da Rausa ormai ha fatto parecchia strada e ingaggia band di tutto il mondo. È cresciuta anche grazie a un progetto di equity crowdfunding che ha permesso ai fan di investire comprando delle quote minime di 10 euro. L’operazione le ha dato parecchia visibilità e la rivista Billboard l’ha anche segnalata come una delle realtà più influenti del panorama internazionale. «Ora seguiamo artisti di mezzo mondo, in particolare Stati Uniti, Inghilterra e Australia che sono quelli che meglio interpretano il rock alternativo perché per loro è di casa. Ma lavoriamo anche con musicisti del nord Europa e dell’Asia. Abbiamo un ufficio di collaboratori a Singapore, un mercato fortemente in crescita perché grazie alle varie piattaforme si creano delle potenti fanbase».

Anche se ora si occupa principalmente di artisti stranieri, Ilich Rausa non esclude di tornare a lavorare con la musica italiana. E ci tiene a sottolineare che la Rude ha una sensibilità sociale non solo nei progetti speciali ma anche nelle scelte musicali. «Nel nostro catalogo cerchiamo di essere sempre aperti, senza mettere troppi paletti e confini di genere. Non etichettiamo perché crediamo che non abbia senso. La musica è per tutti, da qualsiasi punto di vista, dal gender alla politica, e non accettiamo di lavorare con artisti senza questa attenzione».

Musica e sociale con la Rude Cares

Parallelamente all’attività musicale, Rausa e la sua squadra hanno lanciato due anni fa la charity Rude Cares con l’obiettivo di sostenere associazioni che combattono il razzismo e qualsiasi forma di discriminazione. «Prima di lanciare la Rude Cares abbiamo sostenuto con la produzione di un disco una fondazione americana che si occupa di tumori femminili e l’anno scorso ci siamo mossi a favore di alcune associazioni attive sul fronte Covid-19. Finché abbiamo deciso di fare qualcosa direttamente, dopo un mio viaggio in India dove, tramite amici che lavorano nella cooperazione internazionale, sono venuto in contatto con lo slum di Dharavi a Mumbai che conta più di un milione e 200mila abitanti. Abbiamo cominciato regalando un migliaio di t-shirt di band in modo che si vendessero fuori dallo slum a un dollaro, cifra sufficiente per un sacchetto di cibo da distribuire alle famiglie. Poi abbiamo pensato a qualcosa di più a lungo termine e siamo riusciti ad aprire una scuola, affittando direttamente uno spazio e ingaggiando due insegnanti bravissime. In India le scuole statali sono sovraffollate e c’è un altissimo tasso di abbandono».

Rausa ci aggiorna con orgoglio sui progressi della piccola scuola che è arrivata a ospitare 2 classi da 25 bambini l’una. La scuola è totalmente gratuita, supportata dalla Rude e da chi fa donazioni, che finiscono al cento per cento nel progetto. «Speriamo di allargarci e aprire un’altra classe perché c’è una richiesta incredibile» spiega Rausa. «L’obiettivo è quello di far continuare le scuole oltre l’età dell’obbligo e portare i ragazzi all’università in modo che possano riscattarsi dalla condizione di povertà».

Nuovi orizzonti dell’educazione

Forte di questo risultato, Ilich Rausa è già al lavoro su nuovi progetti educativi in altre parti del mondo. «Stiamo parlando con un’associazione della baraccopoli di Soweto a Johannesburg che porta avanti un progetto simile nostro e vorremmo sostenerlo».

E ci confida di stare muovendo i primi passi verso un orizzonte ancora poco battuto nell’ambito della cooperazione, sulla scia del lavoro svolto finora da Robert Peroni, l’escursionista e scrittore italiano stabile ormai da trent’anni in Groenlandia, dove c’è un elevato tasso di abbandono scolastico

«Peroni è diventato un riferimento per la popolazione locale degli inuit. Anche lì c’è un enorme problema di abbandono delle scuole, tra i molti problemi sociali, e noi speriamo di riuscire a realizzare qualcosa anche laggiù. Non siamo certo una multinazionale ma cerchiamo di fare del nostro meglio. Se ci pensiamo, basta davvero così poco per dare accesso all’educazione a tanti ragazzi».

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