Netflix: Lupin è tornato ed è più cupo che mai

Sulla piattaforma streaming è arrivata la seconda stagione della serie, ispirata alle avventure del ladro gentiluomo. Con un protagonista nero non per caso.

DiElisa Mariani

Giu 22, 2021

Lupin è sempre un passo avanti. C’è chi ancora non ha finito la seconda serie (piccolo spoiler: si chiude con una magnifica veduta della Senna e di piazza della Bastiglia), online dallo scorso 11 giugno, e Netflix già annuncia la terza stagione della saga con Assane Diop.

Una cosa che non stupisce visto che, discutibili accuse di blackwashing a parte (al massimo qui il problema è qualche faciloneria nella sceneggiatura), il Lupin afrodiscendente al pubblico di Netflix piace moltissimo. La prima stagione aveva infatti segnato diversi record: prima serie Netflix di produzione francese a entrare nella Top10 americana e la prima a essere vista da 70 milioni di abbonati durante il solo primo mese di distribuzione

Nemmeno Lupin

Liberamente quanto entusiasticamente ispirato al ladro gentiluomo creato dallo scrittore Maurice Leblanc, il personaggio interpretato da Omar Sy non porta il monocolo ma le Nike e non si muove nella Parigi del primo Novecento bensì in quella del 2020. La sua è principalmente una storia di vendetta nei confronti di Pellegrini, che venticinque anni prima ha fatto condannare il padre per furto. Assane Diop è infatti un ladro – ma gentiluomo, come il suo modello Lupin – che usa trucchi e travestimenti più o meno elaborati per sfuggire alla polizia e agli uomini sul libro paga di Pellegrini e ottenere la sua rivalsa. Anche se non sarà facile perché, parole sue, «nemmeno Lupin ha mai avuto a che fare con un cattivo (e ammanicato) come Pellegrini».

 

Il cupo Lupin

In questo secondo capitolo, senza dubbio più cupo e violento del primo – d’altra parte si alternano un figlio rapito, un acerrimo nemico da sconfiggere, uno scaltro poliziotto da seminare, un nuovo amore lungo la Senna – ci si farà meno scrupoli a chiamare razzismo con il proprio nome, dando maggiore profondità al personaggio di Assane Diop e, al tempo stesso, assicurando qualche buona battuta a Omar Sy («Guarda che non ho ucciso nessuno, ho solo rubato una collana»).

Superato (forse) lo smarrimento di avere una serie Netflix europea con un protagonista nero non per caso – l’intera sceneggiatura ruota intorno a Omar Sy e a un cast colour conscious – si è capito che anche il pubblico generalista può essere messo di fronte agli sguardi obliqui e silenzi carichi di ostilità. Gli stessi con cui deve fare i conti Assane Diop: d’altra parte, Lupin è sempre un passo avanti.

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