L’afrobeats al femminile in Italia si chiama Epoque

La cantante nata a Torino da genitori congolesi si sta facendo notare per i freestyle afro trasmessi sui suoi canali social.

Si sta facendo notare da circa un anno per i freestyle dalle ritmiche afro trasmessi sui suoi canali social. Janine, in arte Epoque, è una cantante nata a Torino da genitori congolesi arrivati in Italia alla fine degli anni Ottanta per motivi di lavoro. «Mio padre è un ex pugile che ha sempre viaggiato. È venuto a Torino con mia madre per fare un incontro, gli è piaciuta la città e sono rimasti».

Epoque parla con gioia della sua famiglia numerosa (sei figli), in classico stile africano, perché è bello essere in tanti, dice, ci sono tanti punti di vista e ci si aiuta

Ha sempre sentito di doversi esprimere attraverso l’arte, in qualche sua forma, per questo ha frequentato il liceo artistico e poi ha studiato cinema. Ma, a un certo punto, la musica ha preso il sopravvento, anche grazie alle suggestioni guidate dalla sorella e dai genitori. «La musica mi ha sempre accompagnata, specialmente quella congolese che ascoltavamo in casa. Ha acceso una lampadina e insieme al mio produttore abbiamo pensato di buttarci. Così un anno fa è iniziato tutto».

La new wave afroitaliana

Le canzoni di Epoque sono frutto di una formazione afrobeats, quel genere nato negli anni 2000 che, nella sua forma originaria, fonde dancehall e hip hop con la musica dell’Africa occidentale. Ma anche dell’ascolto di Papa Wemba, Koffi Olomide, Werrason e Fally Ipupa, che sono i nomi degli artisti congolesi che la cantante ci tiene a ricordare. «Si tratta di musica tradizionale, apparentemente lontana ma di fondamentale influenza per il mio lavoro. Per quanto riguarda la scena contemporanea, sono stata molto ispirata dal rapper MHD, il primo a rendere mainstream la musica africana». Il cantante francese di origini guineana e senegalese, personaggio piuttosto controverso, è considerato l’inventore dell’afrotrap.

Da lui mi è arrivata l’idea di portare una new wave anche in Italia. In Francia è un’altra storia, da noi, invece, è ancora tutto un punto interrogativo. Ma mi sono detta,  perché non provare anche qui? Ci sono tanti ragazzi di seconda generazione con talento che non ricevono attenzione e spazio

«È assurdo che non ci siano artisti di origine straniera che sfondano, e parlo di cinesi, tailandesi o indiani, è un problema che non riguarda solo gli africani». L’idea di Epoque è di creare una sorta di movimento artistico ad ampio spettro che faccia conoscere e diffondere la cultura africana. «Può essere un buon modo per abbattere il muro di razzismo che esiste in Italia, così come in altri Paesi». 

Il rap delle donne

Quando, chiacchierando, esce fuori la spinosa questione delle pari opportunità delle donne nel mondo della musica, Epoque non si tira indietro per il ruolo di apripista e si mostra fiduciosa sulla situazione attuale. «Nel rap le donne devono sempre fare un passo più grande per emergere. Io non ho mai accettato le discriminazioni, quindi personalmente la cosa non mi tocca. A furia di farmi domande sull’assenza di ragazze afroitaliane nel mondo della musica rap in Italia, ho pensato di provarci io. Ci deve essere sempre qualcuna che inizia». Ci racconta che per fortuna sente girare un’aria di cambiamento e che, nonostante siano ancora poche, le donne sulla scena ci sono. «Per esempio, se pensiamo a Chadia Rodriguez, lei si è esposta, ed è riuscita a firmare per una etichetta. Probabilmente prima c’era un tabù, ma magari ora che qualcuna comincia a buttarsi, le altre si sentiranno più libere». 

Tra passato e futuro

Musicalmente, Epoque sta costruendo un ponte tra passato e futuro, cercando di non staccarsi dal suo Paese di origine e allo stesso tempo di trasmettere la cultura con cui è cresciuta, quella italiana.

All’inizio scrivevo in inglese perché ero troppo timida per cantare in italiano. Poi ho pensato di provare in congolese e francese, come ho fatto in Zela, il mio primo singolo pubblicato nel 2019

«Il titolo significa “aspetta” e il ritornello in congolese fa Oko bela, bela, te zela, che vuole dire “così finirai per ammalarti, aspetta”. È un invito a portare avanti le nostre convinzioni con pazienza, senza lasciarsi avvelenare dagli altri». Quest’anno sono usciti altri due brani. Prima Pepe, il singolo della quarantena, come lo chiama Epoque, una canzone allegra per esorcizzare il momento difficile. E a luglio è arrivato RDC (Repubblica Democratica del Congo), in cui cito i miei genitori che mi invitano a non giocare con le mie origini per non bruciarmi, ma a farne tesoro per scoprirne i vantaggi».