I libri di NRW: Prima gli italiani! (sì, ma quali?)

Il long read di questa settimana è tratto da "Prima gli italiani! (sì, ma quali?)" di Francesco Filippi. Uno slogan molto attuale porta a interrogarsi su quale sia la vera essenza dell'identità italiana.

DiFrancesco Filippi

Lug 3, 2021

«Prima gli italiani», è uno slogan, meglio sarebbe definirlo una frase fatta, che da solo vale una linea politica. A guardar bene, la definizione di chi siano gli italiani è materia assai complessa. Ci si addentra tra storia, filosofia e politica lo storico Francesco Filippi in questo Prima gli italiani! (sì, ma quali?) degli Editori Laterza. Chi nasce in Italia, con la legislazione vigente che non recepisce lo ius soli, non necessariamente è italiano. Così come chi parla la lingua italiana come lingua madre non può definirsi per forza italiano. Visto che potrebbe benissimo essere un cittadino elvetico del Canton Ticino, di là dalle Alpi che fanno da confine. O della Città del Vaticano o della Repubblica di San Marino, dove l’italiano è la lingua ufficiale. All’opposto sono cittadini italiani, anche se la loro lingua di origine è un’altra, coloro che hanno ottenuto la cittadinanza, seppur tra mille ingarbugliamenti legislativi, burocratici e quindi figli del dibattito politico, mai come in questo caso più arretrato della realtà evidente sotto gli occhi di tutti. Nè si possono definire italiani solo coloro che abitano in Italia. Visto che oltre cinque milioni di nostri concittadini vivono all’estero. Per non parlare dei quasi ottanta milioni di oriundi italiani che vivono ovunque nel mondo e dunque sono molto più degli abitanti ufficiali della Penisola. Rimangono allora per definirsi italiani le questioni identitarie, tra patria e bandiera assai annacquate a dir la verità. Al punto che verrebbe da pensare che definirsi italiani, se non per l’allargamento dei diritti uguali per tutti a chi sta qui, è questione secondaria di un dibattito politico che agita solo i sovranisti di casa nostra. Fabio Poletti

Francesco Filippi
Prima gli italiani! (sì, ma quali?)
2021 Editori Laterza
pagine 176 euro 14 ebook 9,99

Per gentile concessione dell’autore Francesco Filippi e degli Editori Laterza pubblichiamo un estratto dall’introduzione del libro Prima gli italiani (sì, ma quali?).

Il processo di sedimentazione della cosiddetta “identità nazionale” è un fenomeno storico relativamente recente: nella sua forma moderna la si può far risalire all’Illuminismo settecentesco e in particolare, come ricorda il sociologo Antony B. Smith, al pensiero di filosofi come Rousseau, che collegò l’ideale di appartenenza nazionale a un “fervore emotivo e religioso”, vedendo nella nazione una nuova “fede” civile a cui attribuire i valori non più efficacemente rappresentati dalla religione propriamente detta. Benché si tenda a presentarla come lo sviluppo uniforme e infallibile di un pensiero invincibile, l’idea di nazione italiana, come vedremo, ha avuto nei secoli un percorso accidentato, costellato di vicoli ciechi e false partenze. Ed è ancora lungi dall’essere concluso ora, nel momento in cui, per dirla col sociologo Jürgen Habermas, l’intero continente è entrato in un’epoca post-nazionale, nel momento in cui, cioè, pare evidente che il racconto “sangue e suolo” della nazione così come l’hanno inventata gli europei nell’Ottocento sia del tutto inadeguato per rispondere alle sfide del mondo globale.
Oggi l’insieme degli atteggiamenti sociali e culturali che vengono accettati come costitutivi dell’identità, diremmo addirittura dell’essenza dell’essere italiani, è in realtà un collage di pezzi di racconti pubblici interrotti che si sono succeduti nel corso del tempo, accavallandosi in una cacofonia di significati spesso non riducibili tra loro.
Le periodizzazioni di questo faticoso moto ordinativo – molto disordinato – dello spirito italiano pretendono di avere radici lontane: il mito di Roma in salsa italica, la “serva Italia” dantesca, l’Italia “espressione geografica” di Metternich; gli “italiani da fare” una volta unita la penisola; e poi la “grande proletaria” pascoliana, i “santi, poeti e navigatori”, gli “italiani nuovi” fascisti; passando dal sempreverde “brava gente” che ha consolato i ricordi dell’ultima guerra mondiale provocata e persa, fino ad arrivare agli italiani che vogliono essere “padroni a casa propria” senza aver ancora ben circoscritto che cosa significhi questo essere padroni né tanto meno il perimetro di questa metaforica casa.
Tutti questi aspetti del preteso “essere italiani” concorrono anche oggi, in tempi di sovranismo à la carte, a mettere insieme un quadro poco omogeneo di un’idea che vorrebbe formare la base di una rediviva ideologia nazionale, ma che giornalmente rimane inapplicata alla realtà.
Le contraddizioni del “non modello” italiano si mostrano in tutta la loro difficoltà una volta applicata la teoria alla pratica: un paese dai confini geografici incerti e contestati, con specificità regionali che producono fratture sulle direttrici nord-sud, est-ovest, montagna-mare-pianura, città-campagna, ma anche uomini-donne e ultimamente, drammaticamente, vecchi-giovani; un paese popolato di italiani che non hanno l’italiano come madrelingua, che raccontano a sé stessi una storia frammentata in micromemorie di parte; un paese in cui i momenti più divisivi della vita pubblica sono proprio le feste nazionali, quelle pensate, cioè, per riunire attorno a simboli specifici un intero popolo. Un paese in cui, peraltro, il giorno dell’unificazione non è nemmeno festa nazionale.
Ora il modello di questa identità frammentata è messo ulteriormente sotto stress dalle generazioni di ragazze e ragazzi nati in Italia da genitori provenienti da altri paesi, impossibilitati a rientrare nell’evanescente schema che fa appartenere alla “patria” intesa come terra dei padri – più raramente delle madri – o, peggio, nello stereotipo razzista dell’appartenenza etnica. “Non ci sono negri italiani”, si grida negli stadi, con la realtà attorno a smentire questo ennesimo precario schema identitario.
L’intera architettura del definirsi italiani poggia sulle macerie non spianate di una serie di tentativi di dare significato a identità locali polarizzate e spesso tra loro confliggenti. La ricostruzione di questi esperimenti, i motivi per cui hanno inizio e anche gli effetti che ebbero e hanno sul significato, vero o mancato, dell’essere italiani saranno i fili conduttori di questo libro.

© Francesco Filippi, 2021
© Gius. Laterza & Figli Spa, Bari-Roma

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