I libri di NRW: La mente ostile

Il long read di questa settimana è tratto da "La mente ostile" di Milena Santerini. Un racconto dell'odio nelle forme più attuali, dalla violenza verbale agli haters.

DiMilena Santerini

Giu 5, 2021

Africani, arabi, afrodiscendenti, stranieri in generale, ebrei, rom, musulmani, donne, omosessuali, persone fragili, volti noti o sconosciuti. Nessuno è immune dall’odio e dalla discriminazione. Nadia Santerini, docente di Pedagogia all’Università Cattolica di Milano, nominata da Giuseppe Conte nel 2020 Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, in questo La mente ostile pubblicato da Raffaello Cortina Editore, racconta l’odio nelle sue forme attuali. Dalla parola lasciata in libertà che si pensa che da sola non possa far più di tanto male, fino agli haters che agitano la Rete, protagonisti negativi dell’età digitale contemporanea. Al tempo di Internet sono gli odiatori da tastiera i protagonisti del cambiamento in peggio della società. Fake news e complottismi non risparmiano nessuno. Il razzismo si fa cultura abbietta, il nemico anche dove non esiste si costruisce nelle chat e sui social. Il pregiudizio emotivo alimenta odio, aggressività e reazioni ostili. Per contrastare il disimpegno morale ci vuole che anche la politica diventi protagonista. Ma non sempre accade o se ne accorge in tempo. Fabio Poletti

Milena Santerini
La mente ostile
Forme dell’odio contemporaneo
2021 Raffaello Cortina Editore
pagine 137 euro 19

Per gentile concessione dell’autrice Milena Santerini e di Raffaello Cortina Editore pubblichiamo un estratto dal libro La mente ostile.

Il ruolo della politica, come è evidente, diventa centrale per dare una struttura a gesti o opinioni di tipo razzista, e per legittimarli. Quando i responsabili tollerano quello che non sarebbe permesso, succede che gli insulti non fanno più scandalo e i pregiudizi possono essere “liberati”, come se si fosse attesa la complicità del potere politico per scatenarli. Il livello politico è così importante perché “solo il passaggio del razzismo al livello politico e statale assicura la coesione del fenomeno, che altrimenti rimane frammentato e, al limite, contraddittorio”.
Mentalità prevenuta e progetto politico sono strettamente connessi. Il razzismo istituzionale permette a singole espressioni di pregiudizio, ostilità e odio di emergere, crescere e contagiare altri. Associa a una percezione ostile un’oggettiva disparità di trattamento e relega il razzismo a eccezioni patologiche, mentre consiste in una precisa costruzione delle “differenze”. Per questo, se non viene preso adeguatamente in considerazione, svela tutte le ambiguità dell’antirazzismo di maniera, che magari esprime condiscendenza e paternalismo ma continua inconsciamente a ignorare il privilegio “bianco”.
Soprattutto, il razzismo strutturale conferma l’universo culturale e simbolico per cui le discriminazioni continuano a esistere, comunicando l’idea che è sempre stato e sempre sarà così, quando le differenze razziali determinano svantaggi di status socioeconomico. Solo una spinta forte a livello sociale può mettere in discussione l’abitudine alle gerarchie implicite, il disprezzo nel linguaggio, i piccoli grandi soprusi quotidiani.
In un romanzo divenuto celebre, Tra me e il mondo, TaNehisi Coates racconta, in forma di lettera al figlio quindicenne, il modo naturale con cui gli americani credono nella realtà della razza. Invece, scrive Coates, “la razza è figlia del razzismo, non la madre”. Il libro racconta la storia di costante paura per i propri corpi che accompagna i neri, la mancanza di risposte della strada e della scuola, e il senso di responsabilità per le vite di tutti, comprese quelle dei bianchi; attraverso le mille prevaricazioni implicite e normali, e il senso di insicurezza creato dalla violenza della polizia, emerge però il sogno di un cambiamento affidato alle nuove generazioni.

© 2021 Raffaello Cortina Editore

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