I libri di NRW: Costellazioni

Il long read di questa settimana è tratto da "Costellazioni", a cura di Guido Bosticco e Marco Dotti. Sette lezioni sul senso di comunità nei più svariati campi.

Io. Oppure noi. È il dualismo in cui si imbatte la società moderna, una massa di individui – individualisti? – che non sempre si riconoscono in comunità. Le sottocategorie – italiani, uomini e donne, ricchi o poveri – marcano per lo più le differenze. Eppure mai come oggi, dopo il Covid19, la pandemia e il lockdown, si fa forte l’esigenza di essere comunità. Tesi sostenuta in questo libro curato da Guido Bosticco e Marco Dotti, Costellazioni Sette lezioni sulla comunità, pubblicato da Guerini e Associati. Marco Dotti, giornalista, insegna Professioni dell’editoria all’Università di Pavia. Guido Bosticco si occupa di linguaggio e geopolitica e insegna Scrittura all’Università di Pavia. Il volume articolato in sette lezioni con due interlocutori che si parlano a distanza offre un ampio ventaglio di riflessioni sul senso di essere Comunità nei più svariati campi come l’arte, la tecnologia, l’etica, la finanza, la diplomazia, la spiritualità, l’economia, la scienza, la geopolitica…Le lezioni riflessioni, oltre che dai curatori del libro, sono tenute da: Michelangelo Pistoletto, Carlo Alberto Redi, Francesco Maria Talò, Alberto Cattaneo, Elena Casolari, Mario Calderini, Chiara Giaccardi, Stefano Bettera, Paolo Benanti, Pier Luigi Dal Pino, Gabriele Segre e Paolo Venturi. Il tema è sviscerato in ogni campo che avvolge l’umanità. Uno dei relatori scrive che nelle relazioni interpersonali uno più uno fa sempre tre, perché è solo nella ricchezza della diversity di ogni individuo in relazione con l’altro che ci si arricchisce, diventando una cosa nuova, una persona nuova. Fabio Poletti a cura di Guido Bosticco e Marco DottiCostellazioni
Sette lezioni sulla comunità2021 Guerini e Associatipagine 200 euro 16,50

Per gentile concessione degli autori Guido Bosticco e Marco Dotti e dell’editore Guerini e Associati pubblichiamo un estratto dello scritto di Carlo Alberto Redi dal libro Costellazioni Sette lezioni sulla comunità.Si è quello che si è, in uno spazio e in un tempo, per l’interazione che si ha all’interno della comunità. Se la cellula si trova a non avere sufficiente ferro o zinco o se un bambino si trova in un ambiente violento, in entrambi i casi essi diventeranno il prodotto che quella interazione con l’ambiente determina.In alcune sequenze del genoma delle cellule di quel bambino, si stabiliscono dei marcatori epigenetici che egli, da adulto, trasmetterà ai suoi figli. Per essere concreti, esiste una patologia chiamata stunting, per cui i bambini non crescono perché si trovano in ambienti anaffettivi o addirittura violenti: il non essere amati, baciati e coccolati dai genitori attiva dei sistemi di retroazione che portano al fatto che quei bambini non producano somatotropo, l’ormone della crescita. Quelli che subiscono violenze e abusi, crescendo, potranno avere nei loro spermatozoi un marcatore che non permette un’espressione corretta dei geni e avranno problemi di salute che trasmetteranno per due o tre generazioni a venire. Ma pensiamo anche alla qualità dell’aria, cioè all’ingiustizia ambientale che stiamo perpetrando rispetto alle generazioni che verranno, le quali dovranno respirare un’aria terrificante, dovranno ingoiarsi le polveri sottili o una tonnellata di diossina prima che diventino adolescenti. Esiste un’interazione a tutti i livelli, fra noi e altre sequenze di DNA presenti nel mondo: con il nostro cagnolino che ci fa compagnia, con l’amico che ci aiuta, con il partner che ci lascia, con una società che ci permette di vaccinarci gratuitamente e non ci obbliga ad andare in una clinica privata e pagare centinaia di euro una iniezione.Siamo frutto di una interazione, ma quel “siamo” non è un concetto determinato, inamovibile e immutabile, bensì è una mescolanza del DNA dei nostri genitori e successivamente del modo in cui esso ha interagito con l’ambiente, a partire dall’utero in cui si è formato. In futuro, chissà, se si presenteranno altre forme di riproduzione magari le cose saranno diverse, il giorno in cui accetteremo la clonazione come forma di riproduzione, forse alcuni di questi passaggi potremo modificarli, correggerli. Nel frattempo però l’ambiente è di fondamentale importanza, in senso biologico e culturale, due termini inscindibili, come abbiamo capito. Ovviamente è difficile dire univocamente quale sia la nicchia ideale, cioè l’ambiente perfetto in cui crescere, ma di certo occorre cominciare a riflettere su quale sia la strada da imboccare: prima di pensare a costruire un nuovo mondo su un altro pianeta, magari sotto una cupola di protezione, dovremmo guardarci intorno e risolvere i problemi essenziali che vediamo già, qui e ora. È un processo evolutivo ed educativo nel quale gioca un ruolo cruciale l’altruismo. Sì, perché noi possiamo intervenire proprio sull’ambiente devastato del pianeta come su quello sociale mitigando almeno le disuguaglianze di ricchezza, di condizioni di vita fra le popolazioni. L’altruismo conviene biologicamente. Conviene essere generosi per una serie di fattori che portano al miglioramento complessivo delle condizioni di vita di tutti, a vantaggio di tutta la specie e del pianeta intero. Oggi, non dovrebbe nemmeno servire ricordarlo dopo l’avvento del COVID-19, non possiamo più permetterci di ragionare se non in termini di sistema, interdipendenza, comunità, appunto. E la questione è perciò capire in che termini possiamo rispondere ai bisogni che emergono da questo nuovo quadro epistemologico, per così dire, in cui esistono comunità, esistono relazioni, ma non esistono propriamente individui.Diseguaglianze, differenze, retiIn questo percorso occorre partire dal più grave dei problemi sistemici che abbiamo davanti, quello delle diseguaglianze, la cui eliminazione gioverebbe anche all’economia, che avrebbe maggiore sviluppo in una società più armonica. Se non eliminiamo le diseguaglianze, o almeno non cerchiamo di mitigarle, non andremo da nessuna parte, nemmeno a costruire nuovi mondi su Marte. Noi dobbiamo iniziare dal bisogno più immediato: se non siamo in salute, non possiamo ragionare bene, se non c’è armonia nel gruppo in cui viviamo, non possiamo credere di evolverci verso una condizione di maggior benessere, perché dobbiamo sempre affrontare dissidi e problemi interni. Se procediamo tutti insieme, in questo percorso culturale, graduale, evolutivo, comunitario, un percorso fatto di negoziazione e accordo, forse potremo comprendere quale sia il tipo di ambiente in cui tutti vogliamo vivere. È imbarazzante che debba essere una bambina di quindici anni, Greta, a ricordarlo a tutto il mondo.Per prendere con decisione questa via, che va dalla riduzione delle disuguaglianze alla definitiva protezione dell’ambiente, non bastano però un gruppo di scienziati, né un gruppo di attivisti, ma occorre la collaborazione della politica, dell’economia, della finanza, della filosofia, dell’arte, della società intera. E per raggiungere la società intera, per farsi capire da tutti, dobbiamo essere in grado di divulgare attraverso ogni mezzo la cultura di una conversione ecologica sistemica, basata sul concetto di rete.Anzitutto l’ecologia è corresponsabilità, come abbiamo più volte sottolineato. Inoltre, la comunità di cui parliamo è capace di farsi abitare dalle differenze, ha in sé una biodiversità che la rende più solida. Del resto, è grazie alla capacità di vivere e inglobare le differenze che ci siamo biologicamente evoluti come genere umano, ma ciò vale anche sotto il profilo sociale. Pensiamo all’azienda che ha creato il primo vaccino per il COVID-19, che probabilmente ha cambiato il destino del mondo: è stata fondata da due medici turchi emigrati in Germania, forse non è la prova lampante di quanto l’integrazione delle diversità giovi alla comunità intera?Ma ciascuno, si dice, ha le proprie radici che impediscono la reale e totale integrazione in un sistema di relazioni differente da quello in cui si nasce. Dal punto di vista biologico, di certo non è così: le radici sono il punto di origine, ineliminabile, della nostra avventura sul pianeta Terra, ma non è detto che dobbiamo restare in quel punto per sempre; al contrario, per poter crescere abbiamo la necessità di interagire con l’ambiente e con altri sistemi. Dunque un punto di partenza, non un radicamento a posteriori come spesso viene equivocato. Pensiamo a quanti zigoti si formano in uno stesso luogo, ma poi crescono fra reti e interazioni di comunità, generando diversità e differenze, per trasmetterle infine ai discendenti.Ciò che tutti dobbiamo interiorizzare bene è l’idea biologica dell’interconnessione e della costituzione a rete, inquadrando così anche la comunità sociale nei suoi componenti, i condividui, che si modificano entrando in relazione fra loro. Tutto il resto viene di conseguenza.© 2021 Edizioni Angelo Guerini e Associati srl