All’Anthropology Day Veggetti Kanku e l’arte NFT

L’artista ha presentato le sue opere agli Anthropology Days: una visione che abbatte le barriere tra fisico e digitale e racconta l'Italia che cambia.

«Strapparci alle consuetudini» è ciò che avvicina l’antropologia all’arte, come ha spiegato l’antropologo Ivan Bargna dell’università Bicocca nel corso del convegno milanese dedicato a Tricolore 2022 durante gli Anthropology Days. Strappare alla consuetudine, nel caso di Luigi Christopher Veggetti Kanku, significa riuscire a tenere insieme un discorso sull’importanza dell’autorappresentazione e allo stesso tempo farsi da parte – e farlo anche dal punto di vista pittorico, abbandonando i pennelli per il digitale – e permettere alle proprie opere di dire ciò che hanno da dire.

Una rappresentazione dei volti neri che non risponde più solo al bisogno dell’artista di vedere qualcosa che gli assomigli e di cui – come ha ricordato Veggetti stesso – ha sentito la mancanza negli anni della sua formazione. E va oltre anche al compito di educare indirettamente alla diversità la buona borghesia bianca che si appende quei quadri in casa. Questa volta le tele rappresentano una nuova storia italiana, fatta anche di sorrisi con l’apparecchio e donne con i dreadlocks

Da qui il desiderio nel 2022 di condurre le opere di Tricolore attraverso un tour lungo tutta Italia, da Venezia a Palermo, passando per Bergamo e Reggio Emilia, e che in occasione degli Anthropology Days del 18-20 febbraio ha fatto tappa a Milano, sotto le Torri Giardino.

Gli italiani non riconosciuti all’Anthropology Day

Pur ricusando di essere venuto a parlare di ciascuna delle opere portate in mostra, dalla cattedra sulla quale è salito con l’antropologo Bargna, la direttrice di NuoveRadici.World Cristina Giudici e il fondatore dell’incubatore Vitality Onlus e sociologo Matteo Matteini per parlare del suo lavoro, Veggetti ha indicato il mezzobusto che campeggia in fondo alla sala.

Un quadro di chiara ispirazione classica che ritrae una giovanissima donna dagli occhi sfuggenti e i contorni appena accennati. La sua indefinitezza non è un vezzo pittorico ma, come ha spiegato l’artista, rappresenta il fatto che quella ragazzina non sia riconosciuta dal proprio Paese. E torna sulla necessità di mettere mano alla legge sulla cittadinanza, che proprio nel 2022 ha compiuto trent’anni

Così come allo ius soli – e più precisamente allo ius culturae – rimanda Maternità, l’opera NFT che prendendo le mosse dalle Due madri di Segantini rappresenta la nuova generazione di italiani. Se la madre che interroga lo spettatore con lo sguardo porta ancora in fasce il figlio più piccolo, la bambina guarda oltre e indossa un grembiule di scuola. Non ha bisogno di alcun riconoscimento, se non forse di quello burocratico: è già italiana, come ha sottolineato Veggetti.

Italiani e non, una distinzione ridicola

Uno che ha le idee chiarissime sul fatto che nel 2022 abbia davvero poco senso la distinzione italiani e non italiani è Matteo Matteini. Basti pensare a uno dei soggetti scelti per i ritratti di Tricolore: l’influencer dai grandi numeri Khaby Lame.

In rete, ha detto Matteini con una battuta, l’italiano più famoso al mondo è nato in Senegal

Per Matteini le opere di Veggetti e la sua stessa figura come artista fanno parte di quel discorso collettivo che è l’unico mezzo con cui affermare che l’Italia non è solo bianca. Non portano avanti un discorso antirazzista fine a sé stesso che inizia e finisce e si sviluppa nei modi in cui ci aspettiamo che lo faccia (vedi Cesarini a Sanremo). Ci strappa alla consuetudine.