Ugo Melchionda di Grei250: cosa ci aspetteremmo dal 2021 su migrazione e cittadinanza

Il portavoce e fondatore del gruppo Grei250 spiega a NRW i passi da fare nel 2021 sulle politiche migratorie. Nonostante la pandemia e la crisi di governo.

DiUgo Melchionda

Gen 26, 2021

Cosa ci aspettiamo (o avremmo potuto aspettarci) per il 2021 sulla riforma della politica di migrazione e asilo nel nostro Paese? Ugo Melchionda, portavoce di Grei250 ci scrive per spiegare cosa potremmo aspettarci (o  avremmo potuto aspettarci perché non sappiamo cosa succederà dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte) e cosa realisticamente si può pretendere di ottenere in questo anno segnato ancora dalla pandemia e ora anche da una crisi di governo al buio (pesto)

La posta in gioco è alta. Partiamo dal tema migratorio. La priorità è certamente la cessazione dei respingimenti illegali a catena dalla frontiera italo-slovena alla Slovenia, da questa alla Croazia, da questa in Bosnia e la fine delle condizioni miserabili di vita per le migliaia di richiedenti asilo che in questo momento si trovano in Bosnia-Erzegovina. È fondamentale che entro la fine dell’anno si trovi una soluzione per le migliaia di persone, compresi richiedenti asilo, soggetti vulnerabili, vittime di tortura, minori non accompagnati, che si trovano intrappolati in Bosnia, nei campi greci, alle Canarie o in Libia.

Le rotte migratorie

Questo 2021 dovrà anche portare alla fine di inutili intralci burocratici e amministrativi che stanno rendendo sempre più difficile l’operato delle ong che provano a salvare nel Mediterraneo le vite di coloro che cercano di sfuggire ai campi di tortura in Libia, ma non basta. Pensiamo alla necessità di una piena attuazione della regolarizzazione approvata lo scorso anno per 220mila immigrati irregolarmente presenti in Italia prima dell’otto marzo 2020, che spesso trovano ostacoli di vario genere nelle diverse questure italiane.

Serve anche una soluzione legale per gli altri 450mila immigrati irregolari presenti nel nostro Paese, che sono stati esclusi dalla regolarizzazione del 2020 per tutta una serie di motivi a volte gravi a volte futili.

Di pari passo, serve un’azione importante da parte delle più alte istituzioni. A livello nazionale, ci aspettiamo il voto in Parlamento sul Global Compact on Migration e sul Global Compact on asylum, promosso dalle Nazioni Unite e sottoscritto da un centinaio di paesi a Marrakech, ma non dall’Italia, perché il governo Conte I lo aveva rimandato ad una discussione parlamentare la decisione finale. A livello Europeo, è fondamentale la modifica da parte della Comunità Europea del Nuovo patto su migrazione e asilo, che ha recentemente proposto e che numerose organizzazioni della società civile e alcuni dei paesi di frontiera dell’UE hanno criticato (compreso il nostro) perché rischia di riprodurre i campi come Moria in tutti i Paesi di frontiera, perché non dà garanzie sulle cosiddette procedure di accesso rapide previste, perché la sua applicazione non è monitorata in maniera indipendente.

La mancata cittadinanza

NRW da tempo si batte per il riconoscimento di giovani italiani di fatto: ci aspettiamo che questo 2021 porti all’approvazione di una soluzione alla domanda di cittadinanza delle ragazze e dei ragazzi con background migratorio (giunti in Italia da piccoli con i loro genitori o nati in Italia) che, nonostante siano cresciuti e siano stati educati in questo Paese, sono considerati dalla legislazione vigente stranieri. L’avvio, reso possibile dalla modifica dell’art. 3 del Testo Unico sull’immigrazione recentemente approvato in Parlamento, di una nuova politica di immigrazione nel nostro Paese, che sappia mettere al primo posto il contributo anche economico sociale e culturale che gli immigrati possono offrire, superando la logica dell’emergenza.

L’approvazione e l’implementazione del Piano Nazionale Integrazione, in tutti i suoi aspetti, compresa una politica di reale integrazione dei migranti e dei rifugiati, che sappia offrire condizioni dignitose di accoglienza, per esempio presentando corsi di lingua e orientamento culturale, di salute, di lavoro, superando la logica del caporalato e degli insediamenti informali, di valorizzazione dei loro titoli di studio e delle competenze possedute, da riconoscere.

Sarà quindi fondamentale l’istituzione di un organismo indipendente di difesa dei diritti umani che la Comunità Europea e 47 stati dell’Onu hanno chiesto all’Italia, unico Paese inadempiente al riguardo.

Missione n0n impossibile: rispettare gli accordi internazionali

Un carnet così ricco è sicuramente troppo al di là della portata di questo Parlamento, attualmente peraltro alle prese con una crisi di governo, ma su alcuni aspetti crediamo sia possibile ottenere dei risultati importanti: si tratta di aspetti che dipendono direttamente dal nostro Governo, o addirittura da un semplice atto amministrativo, ad esempio la cessazione immediata dei respingimenti illegali a catena dalla frontiera italo-slovena. Oppure sono cambiamenti che dipendono dall’abolizione di una serie di ostacoli, intralci e remore che impediscono l’operato delle ong che operano nel Mar Mediterraneo:

basterebbe quindi la piena attuazione della regolarizzazione approvata lo scorso anno, ed una politica di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo che non sia misera, come avvenuto negli ultimi anni.

A mancare sono gli impegni che il Governo o la maggioranza hanno preso a livello internazionale o nazionale e che attendono solo una data si attuazione: parlo del voto in Parlamento sul Global Compact on Migration e sul Global Compact on asylum,  che il governo italiano aveva sottoscritto alle Nazioni Unite; dell’approvazione e l’implementazione del Piano Nazionale Integrazione, in tutti i suoi aspetti; dell’istituzione di un organismo indipendente di difesa dei diritti umani  su cui siamo inadempienti di fronte agli stati membri Ue e Onu; dell’approvazione di una soluzione alla domanda di cittadinanza delle ragazze e dei ragazzi con background immigrato; dell’inizio di una nuova politica di immigrazione per lavoro nel nostro Paese.

Chiedo troppo? Non credo. Possiamo lasciamo cadere gli impegni internazionali e la capacità di fare una politica estera che cambi la situazione nel Mediterraneo, che richiederebbero altra autorevolezza. Un aspetto tuttavia non si può trascurare: la modifica del Nuovo patto su migrazione e asilo (che la Comunità Europea ha proposto per evitare il riprodursi di campi come Moria in tutti i Paesi di frontiera), perché non è un accordo che non dà garanzie sulle cosiddette procedure di accesso rapide previste e perché la sua applicazione non è monitorata in maniera indipendente.

Almeno questo, dobbiamo (o forse avremmo potuto) attendercelo. 

Ugo Melchionda è portavoce del gruppo GREI 250 e corrispondente italiano dell’Ocse per l’International Migration Outlook. 

Foto: Unsplash

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