Pride: omosessualità e asian hate, oltre i pregiudizi occidentali

L'attore e scrittore Shi Yang Shi, che durante il Pride milanese farà una lettura di"Love me tender", spiega a NRW perché il pregiudizio è una sottocultura.

DiMarco Lussemburgo

Giu 25, 2021

In queste ore in tutto il mondo stanno sfilando le parate del Pride che da oltre 50 anni mobilitano il mondo LGBTQ+ ed è ancora molto forte l’ eco dei 200mila manifestanti in piazza a Taiwan nel 2019. Ma di muri da abbattere ce ne sono ancora troppi. Se l’amministrazione di Joe Biden negli Usa ha aperto le porte a Rachel Levine, la prima transgender con incarico federale in qualità di sottosegretaria alla Sanità, in oltre 70 Paesi asiatici l’omosessualità è ancora reato. Si va dalla pena di morte in Afghanistan all’ergastolo in Arabia Saudita. In Giappone invece è legale dal 1880 mentre pure la Cina corre verso la modernità anche in questo campo. Pechino ha reso legali i rapporti omosessuali dal 1997, ha smesso di considerare l’omosessualità una malattia nel 2001 e dal 2003 le autorità discutono se introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Perciò vogliamo approfondire il tema delle discriminazioni verso gli orientali, dall’identità sessuale all’Asian Hate, che incrocia razzismo e sessualizzazione. Se in Italia il disegno di legge contro l’omofobia presentato da Alessandro Zan arranca in Parlamento tra veti e controveti, a mettersi di traverso ci si è messo pure il Vaticano, un vento nuovo arriva dall’Asia anche se ci sono più contraddizioni da risolvere che conquiste da sbandierare.

Oltre i pregiudizi occidentali

La stessa identità di genere del mondo asiatico in Occidente è snaturata da antichi pregiudizi senza alcuna validità.

Le donne, tutte le donne asiatiche, se gentili, vengono scambiate come sottomesse. Una sorta di oggetto sessuale, ipersessualizzato quando si guarda alle nuove generazioni, alla mercé di uomini o meglio di maschi Alfa che su di loro pensano di poter esercitare un dominio incontrastato. Anche gli uomini sono considerati sottomessi, ubbidienti e disponibili, quanto di più lontano dal maschio capobranco che alimenta la cultura e le fantasie dell’Occidente.

Shi Yang Shi, attore e scrittore di origini cinesi, smonta il pregiudizio occidentale: «È la sottocultura che si esprime verso l’esotico. In una visione fallocentrica, il maschio Alfa è nero e in secondo piano bianco. Gli asiatici non vengono considerati perché ce l’avrebbero piccolo. Nell’immaginario mondiale non esiste una figura di sex appeal asiatico maschile. Infatti non riusciamo a immaginare un attore asiatico internazionalmente sexy».

Love me tender

Il modello negativo che discrimina gli asiatici viene percepito a più livelli. In occasione del Pride milanese Shi Yang Shi  farà una lettura del suo ultimo lavoro, scritto a quattro mani insieme alla drammaturga Renata Ciaravino (la regista è Marcela Serli). Lo spettacolo si chiama Love me tender e racconta di affetti come dipendenza, di sesso come apparente strada verso l’affermazione che spinge sempre di più verso un vuoto ancora più profondo.

Spiega Shi Yang Shi In Italia c’è una visione ancora post coloniale. La non percezione della realtà è frutto solo di ignoranza. Il gay asiatico viene percepito negativamente. Nel teatro o al cinema gli asiatici vengono relegati a ruoli che non escono dai soliti cliché. Sono pochi i ruoli innovativi

Zero cultura della differenza, disprezzo se non sottomissione, sono spesso l’innesco di una bomba che negli Usa è stata codificata come Asian Hate. Un razzismo per niente strisciante che ha messo la comunità asiatica e quella cinese in particolare, nel mirino per gli effetti della pandemia da Covid-19. E che a marzo dell’anno scorso ha armato la mano di un fervente integralista cattolico che nell’area di Atlanta ha ucciso otto persone, tra cui sei donne asiatiche dipendenti di una spa. Colpite perché donne, perché simbolo di corruzione sessuale per il loro lavoro e alla fine solo in quanto asiatiche.

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