Non solo Narcos: il principe del reggaeton J Balvin racconta la Colombia di oggi

Il documentario The Boy from Medellín, entra nelle contraddizioni del mondo latino moderno, tra music business, politica e sfide personali.

DiMariarosa Porcelli

Giu 29, 2021

Prime Video ha lanciato The Boy from Medellín lo scorso maggio, il film documentario che racconta il fragile equilibrio su cui si regge il mondo ovattato di una star della musica pop nel momento del confronto con la realtà di una nazione, la Colombia, dilaniata da povertà e corruzione. Da una parte l’intrattenimento e la possibilità di sognare e dall’altra la vita concreta di tutti i giorni, senza la patina dei filtri mediatici. Si tratta davvero di due universi paralleli? Stiamo assistendo al ritorno della figura dell’artista impegnato in politica e degli influencer paladini dei diritti civili. Ma questa è l’era dei fake e gli anni settanta della canzone d’autore sono ben lontani.

L’unica certezza è che l’esposizione sui social media può diventare una gogna in un batter di clic e, come dice lo stesso J Balvin in passaggio delicato del film, «Qualsiasi cosa scriverò mi criticheranno».

Il principe del reggaeton

Pluripremiato ai Grammy, seguito da oltre 140 milioni di follower, apprezzato da Jay-Z e citato da Obama, il colombiano José Álvaro Osorio Balvin, per tutti J Balvin, è il volto della musica latina moderna. Nato a Medellín nel 1985, José non arriva da una famiglia particolarmente disagiata ma è davvero un ragazzo che si è fatto da solo e ha inseguito il suo sogno con determinazione. È cresciuto nel momento in cui si è diffuso il reggaeton, un genere che racchiude reggae, dancehall, latin e hip hop e l’ha declinato in una miscela esplosiva contemporanea che può rientrare nella definizione urban. Traguardo del successo raggiunto ma all’ombra di un fantasma che lo perseguita da anni: la depressione. Ansia e attacchi di panico sono stati la sfida più impervia per la star colombiana che, a un certo punto, ha deciso di condividere con il pubblico la propria vulnerabilità. Mossa che ha moltiplicato il consenso, portando i fan a riconoscersi nel loro idolo e Balvin a rigenerarsi grazie all’affetto e la stima ricevuti in cambio.

Il film

The Boy from Medellín scatta la fotografia del momento cruciale della vita dell’artista, a un passo dal culmine della carriera ma personalmente segnato da pesanti crolli depressivi. Girato nel 2019, nell’arco di circa una settimana prima del concerto-evento allo stadio di Medellín, il film del regista statunitense Matthew Heineman segue il cantante nell’evoluzione del suo percorso interiore mentre si intreccia a una fase importante della vita pubblica della Colombia. Quando per le strade della città si consumano gli scontri tra manifestanti e polizia, i dubbi di Balvin iniziano a vorticare intorno alla domanda: qual è il ruolo dell’artista? Lo statunitense Matthew Heineman è familiare con l’indagine che corre sul doppio filo di pubblico e privato. Ha già affrontato il tema in film intensi come A Private War, sulla reporter di guerra Marie Colvin, Cartel Land, documentario candidato all’Oscar sulla guerra della droga in Messico, e City of Ghosts che ha come protagonista un gruppo di giornalisti in Siria.

Politica e ruolo degli artisti

Nel 2019 le proteste contro le misure economiche adottate dal governo del presidente conservatore Iván Duque, il più giovane della storia della Colombia, infiammavano le strade delle principali città del Paese come Bogotà e Medellín.

Situazione che continua a preoccupare nel 2021, con il post pandemia che ha fatto sprofondare i cittadini in una povertà ancora più allarmante alimentando il dissenso contro il malfunzionamento del sistema sanitario, la corruzione e l’impunità.

All’epoca del documentario, Balvin esita di fronte alla morte del diciottenne Dilan Cruz, una delle tante vittime degli scontri tra manifestanti e polizia rimasto ucciso nei giorni precedenti il concerto. Non sa se prendere posizione pubblicamente. Si domanda: cosa può fare un artista? Deve scendere in campo attivamente? Deve schierarsi? Il pubblico si aspetta una reazione, il suo entourage lo incalza. E Balvin, nonostante i dubbi e la convinzione che il suo mestiere sia di intrattenere e non di fare politica, non riesce a evitare di esporsi pronunciando la sentenza che lo porterà a scegliere la strada da prendere: «Quel ragazzo non è morto, l’hanno ammazzato».

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