Niente più blackface in Rai grazie anche a Ghali, ma non basta

La Rai si impegna a impedire il blackface dopo la protesta di Ghali e di diverse associazioni. Ma il movimento #CambieRai chiede il cambio di passo.

DiElisa Mariani

Apr 30, 2021

Niente più blackface sulla tv pubblica. La Rai si impegna a bandire attori e cantanti bianchi con la faccia dipinta di nero dalle sue trasmissioni, rispondendo a una lettera di una serie di organizzazioni e associazioni antirazziste – Arci, Cospe, Italianisenzacittadinanza, Lunaria e Il razzismo è una brutta storia. Ma la risposta sul blackface non esaurisce le richieste che sono state mosse ai vertici Rai dai promotori della campagna #CambieRai – a cui invece formalmente la Rai non ha ancora risposto – che, pur definendolo un segnale positivo, rilanciano.

La Rai e il blackface

Tutto è iniziato diversi mesi fa. Il 20 novembre scorso quando in prima serata andava in onda l’imitazione di Ghali da parte di Sergio Muniz. Non è stata la prima volta che, per emulare un artista nero, l’imitatore di turno è ricorso alla tinta in faccia. In dieci edizioni del programma se ne contano a decine, da Gloria Gaynor a Tina Turner: lo stesso Ghali era già stato imitato in precedenza – e chi lo aveva fatto notare aveva rimediato risposte piccate sulla necessità da parte dei concorrenti di seguire il format o un ancora più generica spiegazione del fatto che quelli di Tale e quale show fossero omaggi e non blackface. Una prassi che non solo non si può più tollerare, ma neanche immaginare nel 2021. 

Che cosa è blackface e cosa no non lo decidono in Rai e, a poche ore di distanza dalla messa in onda, il rapper aveva deciso di rispondere pubblicamente, chiamando le cose con il loro nome:

Non facciamo una bella figura né con chi è meno superficiale in questo Paese e nemmeno con chi ci guarda da fuori. Ci sono tante caratteristiche che si possono riprodurre e imitare in un personaggio. […] Non mi sono offeso, davvero. Ma nemmeno ho riso. Bastava l’autotune e un bel look. Perché il blackface è condannato ovunque, specie in un anno come questo, in cui gli avvenimenti e le proteste sono stati alla portata di tutti

A partire da quell’episodio, a gennaio erano poi state alcune associazioni antirazziste – Arci, Cospe, Italianisenzacittadinanza, Lunaria e Il razzismo è una brutta storia – a scrivere alla Rai per invitare l’emittente pubblica “ad abbandonare la pratica del blackface” ed è di questi giorni la notizia che i direttori di Rai1 Stefano Coletta e di Rai per il Sociale Giovanni Parapini abbiano risposto:

Nel merito della vicenda per la quale ci avete scritto, diciamo subito che assumiamo l’impegno, per quanto è in nostro potere, ad evitare che possa ripetersi sugli schermi Rai. Ci faremo anzi portavoce delle vostre istanze presso il vertice aziendale e presso le direzioni che svolgono un ruolo nodale di coordinamento perché le vostre osservazioni sulla pratica del blackface diventino consapevolezza diffusa

Le critiche di #CambieRai

L’impegno della Rai a evitare di mandare in onda una pratica razzista – e universalmente considerata tale – come il blackface arriva proprio nel mese in cui ha preso il via la campagna #CambieRai, che coinvolge numerose persone di seconda generazione e mira a farsi ascoltare dai vertici della tv pubblica (ma è in generale rivolta ai media italiani), incapace di rappresentare la realtà dell’Italia del 2021. A proposito dell’impegno assunto dalla Rai sul blackface, una portavoce della campagna#CambieRai osserva: «La lettera a cui la Rai ha deciso di rispondere si concentrava sul blackface, ma per noi gli episodi sono innumerevoli. Secondo noi non basta suggerire che non venga applicata solo quella pratica: ci vuole un confronto aperto, va garantito un dialogo e un percorso. Non basta scegliere una tra le critiche che sono state mosse e agire solo su quella. Nessuno parla di noi di #CambieRai ma la narrazione non cambia perché c’è stata una lettera, la narrazione cambia perché se ne è discusso fuori dagli spazi decisionali della Rai». E con politiche che favoriscano l’inclusione di autori di tante origini diverse che sappiamo raccontare l’Italia del 2021. 

p.s. Neanche il tempo di registrare il ban del blackface dalla tv pubblica che subito due comici si sono affrettati a dichiarare che oggi su una rete Mediaset pronunceranno una serie di parole offensive con cui si denigrano neri, gay e donne. Perché “non si può più dire nulla”. Infatti lo si fa in prima serata.

Foto: Michael Yohanes

Riproduzione riservata

, , , , ,