Minneapolis, omicidio Wright. Kamala, ora che si fa?

Non è ancora finito il processo sull'omicidio di George Floyd che a Minneapolis si rivive lo stesso incubo, scrive il nostro polemista Sindbad il Marinaio.

DiSindbad il Marinaio

Apr 14, 2021

Non è ancora finito il processo a Derek Chauvin, l’agente di polizia (bianco) che ha ucciso George Floyd (afroamericano) soffocandolo con il ginocchio, che Minneapolis rivive lo stesso incubo. A morire questa volta è Daunte Wright (afroamericano), 20 anni, ucciso domenica con un colpo di pistola dalla poliziotta Kim Potter (bianca), 48 anni, da 26 in servizio al Brooklyn Center.

La bodycam dell’agente ha ripreso tutto. Daunte Wright viene fermato mentre è in auto con la fidanzata perché lo specchietto retrovisore è parzialmente coperto da stick deodoranti. Al controllo dei documenti Daunte Wright risulta essere colpito da un mandato di cattura per reati di poco conto. Un agente cerca di ammanettarlo dietro la schiena. Daunte Wright, che ha qualche deficit cognitivo, si divincola e cerca di rientrare in auto.

Interviene la poliziotta Kim Potter che urla «Taser, taser», come si chiama il dissuasore elettrico, ma in realtà ha in mano una semiautomatica calibro 45. Quando tira il grilletto, Daunte Wright muore. Impossibile pensare che una poliziotta così esperta possa aver confuso un taser con una pistola vera.

Sembra di assistere a uno di quei racconti di polizia degli anni Ottanta, i cosiddetti “anni di piombo” in Italia, subito dopo l’introduzione della legge Reale, quando per ogni morto a un posto di blocco c’era un poliziotto che giurava di essere inciampato

Ma non è nemmeno questo il punto. Come ai tempi dell’uccisione di George Floyd, la comunità afroamericana di Minneapolis si mobilita. La polizia interviene duramente con manganelli, lacrimogeni e decine di arresti. Il sindaco della città dichiara il coprifuoco. La poliziotta non viene arrestata ma sospesa dal servizio. Interviene anche il presidente Joe Biden con parole rituali che scontentano tutti. Da una parte promette indagini rigorose: «Nessuno è al di sopra della legge». Dall’altra bastona gli afroamericani che protestano per l’ennesimo omicidio di Stato: «Non c’è nessuna giustificazione, nessuna, per razzie e violenze».

Ma quello che colpisce di più è l’assenza, nelle prime 48 ore, di una parola qualsiasi da parte di Kamala Harris, la vice di Joe Biden, la prima donna e afroamericana a diventare vicepresidente degli Stati Uniti

Un’assenza che fa rumore per “Harris la poliziotta”, come la chiamavano quando, da Procuratore Distrettuale a San Francisco, stava sempre dalla parte degli agenti, anche davanti a casi di persone arrestate ingiustamente. Tardivo e debole il commento di Kamala Harris: «Daunte Wright sarebbe dovuto essere vivo. Il nostro Paese ha bisogno di giustizia, e per le forze dell’ordine devono valere i massimi standard di responsabilità. E la gente continuerà a morire se non affrontiamo decisamente il problema delle ingiustizie razziali e delle diseguaglianze».

E ora, Kamala, che si fa? 

Foto: Josh Hild via Unsplash

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