Le relazioni pericolose di Matteo Renzi alla corte oscurantista dell’Arabia Saudita

L'ex premier svende democrazia e diritti alla Davos del deserto. Il commento del polemista misterioso, Sindbad il Marinaio, sul mancato Rinascimento di Ryad.

Oggi ci occupiamo di Matteo Renzi. Il suo agitarsi nello scenario politico italiano ci interessa poco. Qui ci occupiamo dell’ex Primo ministro e delle sue relazioni internazionali perché ha destato scalpore e indignazione il suo recente viaggio in Arabia Saudita. Una consuetudine, sembra di capire. Nel 2015, quando era a Palazzo Chigi, si venne a sapere dei regali ricevuti da Ryad, soprattutto orologi di oro massiccio per lui e la sua scorta, poi restituiti così come prevede la legge italiana in tema di donazioni. Pochi giorni fa un altro viaggio per un forum davanti al principe Mohammed bin Salman, per il quale Matteo Renzi avrebbe incassato 80 mila dollari per il disturbo.

Davanti al principe saudita il leader di Italia Viva, si è sperticato in lodi sul regime di Ryad, che appaiono fuori luogo anche se a tassametro. Definire “l’Arabia Saudita il luogo per un nuovo Rinascimento”, dovrebbe fare riflettere chiunque.

Accostare a Lorenzo de’ Medici il principe saudita che fino a poco tempo fa incarcerava le donne che volevano guidare le auto e che ammazza i giornalisti scomodi, come Jamal Khashoggi fatto poi a pezzi assai piccoli dentro il consolato saudita di Istanbul  (e dove nell’ottobre del 2020 Human rights watch ha lanciato una campagna globale per contrastare gli sforzi del governo saudita di insabbiare la disastrosa situazione dei diritti umani) pare come minimo improprio.

Ma si sa, pecunia non olet, il denaro non puzza. Pure Tony Blair fa affari con Ryad con la sua società, ma almeno dopo aver lasciato nel 2007 la politica attiva e Downing Street.

Colpisce ancora di più Matteo Renzi quando elogia le politiche sul lavoro di Ryad, dove la manodopera di basso livello è tutta straniera, sottopagata e senza diritti, a partire dal passaporto che viene ritirato dalle autorità locali. «Sono molto invidioso del vostro costo del lavoro», ha detto Matteo Renzi che vanta nel suo palmares la riforma del Jobs Act, di cui qui si intende forse la filosofia originaria. Se bastano 80 mila dollari, per svendere democrazia e diritti, non ci stupisce che l’Italia sia stato uno dei principali fornitori di munizioni e missili dell’Arabia Saudita. Armi vendute dalla multinazionale tedesca Rmw, i cui stabilimenti in Sardegna hanno avuto l’autorizzazione all’esportazione nel 2016 proprio dal governo di Matteo Renzi. Missili poi usati da Ryad nello Yemen contro la comunità Houthy.

Concessione già sospesa nel 2019 dal governo Conte II e poi definitivamente cancellata giusto l’altro giorno dallo stesso governo, mentre Matteo Renzi baciava la pantofola del principe Mohammed bin Salman

Credit: Youtube / FII Institute