La sentenza storica per l’omicidio di George Floyd condanna Derek Chauvin

Tre volte colpevole, così si sono espressi la giuria popolare e il giudice Peter Cahill. E ora Biden pensa a una legge di riforma della polizia che porti il nome di Floyd.

DiSindbad il Marinaio

Apr 21, 2021

«Justice served», scrivono i manifestanti sul pannello di un benzinaio, davanti al Tribunale di Minneapolis, un minuto dopo la condanna dell’ex agente Derek Chauvin, colpevole di aver ucciso George Floyd, l’afroamericano soffocato con un ginocchio mentre era a terra e si lamentava dicendo «I can’t breathe», «Non posso respirare».

I giudici hanno emesso il verdetto all’unanimità, riconoscendo l’ex agente colpevole di tutti e tre i capi di imputazione per omicidio colposo di secondo grado con il presupposto di un’aggressione o di un assalto contro la persona senza valutare le possibili conseguenze, omicidio di terzo grado dovuto a negligenza e a comportamento pericoloso e omicidio preterintenzionale, causato da un comportamento irragionevole e rischioso

Il giudice Peter Cahill ha fatto arrestare in aula l’ex agente fino a quel momento libero su cauzione e, secondo le procedure Usa, emetterà il verdetto con l’entità della condanna entro sei al massimo otto settimane

Un’entità della condanna discrezionale per il giudice Peter Cahill che ha un ventaglio di opzioni davvero ampio, da un minimo di 15 anni fino a 40 anni di carcere, considerando tutte le aggravanti. Alla lettura della sentenza Derek Chauvin non ha battuto ciglio, il volto coperto da una mascherina chirurgica. Inutile la difesa dei suoi legali che hanno sostenuto che George Floyd, fermato il 25 maggio dell’anno scorso per un controllo di polizia, fosse morto per le sue condizioni di salute e per aver assunto droga.

La giuria popolare ha invece valutato che ad uccidere George Floyd sia stato l’agente Derek Chauvin che per 9 minuti e 29 secondi aveva tenuto il ginocchio premuto sul suo collo fino a soffocarlo. I temuti disordini a Minneapolis si sono tramutati in una grande manifestazione, quasi un sospiro di sollievo, dal Tribunale davanti alla città del Minnesota fino a Time Square a New York

A questa sentenza, definita da più parti storica, ha senza dubbio contribuito il movimento di afroamericani sotto la bandiera di Black Lives Matter che ha tenuto alta l’attenzione sui crimini dei poliziotti americani nel mondo. A parte il valore simbolico della condanna, a 20 anni dall’assoluzione degli agenti che pestarono a morte Rodney King a Los Angeles, la decisione della giuria popolare ha una doppia valenza. Da una parte inverte una tendenza nei tribunali Usa molto morbidi davanti alla illegalità della polizia, visto che tra il 2013 e il 2019 solo un agente è stato condannato per l’omicidio di un fermato. Dall’altra apre la strada a quella riforma della polizia invocata da anni sia a livello federale che statale, con un modello di addestramento unico e nuove regole sull’utilizzo delle armi.

Un compito a cui può dare impulso la nuova amministrazione americana guidata dal presidente Joe Biden. Il presidente subito dopo il verdetto ha voluto chiamare i genitori di George Floyd e poi ha parlato alla nazione, un discorso in cui ha annunciato di volere una legge di riforma della polizia col nome dell’afroamericano ucciso: «Non possiamo fermarci qui. È stato compiuto un passo avanti contro il razzismo sistemico che è una macchia nell’anima del nostro Paese»

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