La catena umana della comunità ucraina che ha creato i corridoi umanitari

Nella chiesa cattolica della comunità ucraina si lavora senza sosta per portare medicine e viveri oltre il confine.

La catena umana per aiutare l’Ucraina a resistere lavora senza sosta negli scantinati di associazioni e parrocchie milanesi per sostenere la sopravvivenza di chi si rifugia in altri seminterrati, in Ucraina, assediati dai soldati russi. Nella Chiesa cattolica ucraina di rito bizantino di via Giuseppe Meda a Milano, numerose volontarie imballano le tonnellate di cibo, medicine, vestiti e beni essenziali da mandare alla Caritas ucraina, oltre i confini della Polonia e della Romania.

«Sono già arrivati tre tir a Lviv, Ivano-Frankivs’k, e Chernitvsi», spiega Dmitry Vasilik, ingegnere informatico che coordina la raccolta delle donazioni nella comunità cattolica di via Giuseppe Meda. «Non portate più vestiti, ne abbiamo troppi. Limitatevi alle medicine, antibiotici e cibo a lunga conservazione. Milano è stata davvero generosa, si sono mobilitati anche i farmacisti».

Questa è la comunità ucraina che NRW ha deciso di sostenere per aiutare le vittime dell’invasione russa. 

In chiesa risuonano le parole di padre Igor Krupa, 44 anni, nato a Kuriv nella zona di Ivano-Frankivs’k. Il cappellano, a Milano dal 2015, si rivolge a tutti noi e anche ai residenti della zona che non si sono sottratti ai suoi appelli.

Quello che purtroppo succede nella nostra terra e nella nostra patria è la guerra. Oggi in questa prima lettura che abbiamo ascoltato c’erano delle parole che dicevano ‘svegliatevi perché la salvezza è vicina’. La cosa strana è che questa salvezza avrà un prezzo enorme di vite umane. Però penso che quello che sta succedendo in Ucraina è un modo per svegliare non soltanto noi ucraini ma anche per svegliare il mondo intero

Un mondo che abbiamo visto rispondere in questi giorni con solidarietà e amicizia. Sul pulpito campeggia la bandiera ucraina «portata dai nostri fratelli italiani per la loro messa, perché volevano pregare per noi ucraini», ha sottolineato padre Igor durante una delle sue omelie, ringraziando la comunità italiana del quartiere.

La luce filtra dalle finestre e illumina i volti dei fedeli di una delle più grandi comunità ucraine in Italia. Gli ucraini sono 235.953 in Italia (dati al 1° gennaio 2021) di cui 54.754 vivono in Lombardia. Li conosce bene padre Igor che, prima di essere cappellano a Milano, ha seguito per 7 anni le comunità ucraine di Perugia, Terni e Spoletto. Nella sua esperienza ha incontrato non soltanto cittadini ucraini immigrati dalle principali zone di migrazione come Leopoli, Ternopil, Ivano-Frankivs’k, Zakarpatska, Černivci ma anche cittadini dalla Crimea o dalle zone di guerra del Donbass. «Tantissime persone sono preoccupatissime perché la guerra è una cosa terribile e il nostro Paese conosce la guerra dal 2014. Nella comunità ucraina ci sono tantissime mamme che lavorano in Italia e hanno i figli in Ucraina che sono stati in guerra. Tantissime persone che hanno figli medici, infermieri, volontari in Ucraina», ci ha detto.

La comunità ucraina divisa fra la voglia di restare e di tornare in patria a combattere

Nel cortile interno incontriamo giovani che stanno organizzando la raccolta di viveri. C’è chi arriva da Kharkiv, da Leopoli o da Ternopil e che in Italia si è ricostruito la vita. C’è chi lavora come fabbro o nell’assistenza domiciliare, alla “Leonardo elicotteri” o come corriere alla Bartolini. In questi momenti, tutti sono travolti dagli eventi in Ucraina e si interrogano sul loro dovere civico. Qualcuno non esclude di tornare in Ucraina e combattere anche se fra qualche giorno avrebbe dovuto firmare il rogito per la casa.

Halyna, capelli colorati di rosa, è arrivata in Italia nel 2010 e lavora come colf anche se in Ucraina faceva la giornalista. Ha lasciato il Paese allora e rinunciato al suo mestiere perché non poteva lavorare andando contro la sua coscienza. Oggi, lei e suo marito, arrivato in Italia all’età di 12 anni, sono convinti di aiutare il loro popolo restando in Italia

Padre Igor racconta come è cominciata l’immigrazione dall’Ucraina

«Le storie delle donne ucraine che sono venute illegalmente per prime qui in Italia sono spaventose. Raccontano il sacrificio fatto per raggiungere  l’Italia, trovare un lavoro e aiutare i parenti rimasti in patria. Le statistiche rappresentano solo una parte delle persone», ci ha raccontato padre Igor Krupa. «Ora è tutto cambiato. Ci sono le seconde generazioni. In parrocchia abbiamo la scuola domenicale di lingua ucraina per far loro conoscere le proprie radici». Ora che è scoppiata la guerra, ogni loro certezza è svanita.

Aiutiamo questa comunità, che prova un amore adesso finalmente corrisposto per l’Italia, ed è decisa a pagare qualsiasi prezzo per stare al fianco dei propri fratelli assediati dai russi o in un fuga.