La battaglia (internazionale) contro la plastica di Vitaru passa dall’arte

L'Art Ocean's day ha connesso sostenibilità ambientale, multiculturalismo e arte.

DiElisa Mariani

Giu 21, 2021

Soltanto pochi mesi fa sembrava quasi certo che – come l’anno scorso – anche nel 2021 la Giornata Mondiale degli Oceani (l’8 giugno) avrebbe potuto essere celebrato solo con una diretta Facebook. E invece le associazioni Let’s do It! Italy, World Cleanup Day e Vitaru Italia (ma la lista delle sigle aderenti è lunga e vede coinvolte non solo associazioni ambientaliste) sono riuscite nell’impresa di organizzare l’Art Ocean’s Day in un assolato sabato milanese, sul Naviglio.

Al centro della manifestazione – oltre a una concreta azione di pulizia che ha visto una squadra di volenterosi estrarre dalle acque del Naviglio Pavese una bici, un carrello del supermercato e un bidone di ferro, solo per citare i rifiuti più ingombranti – una mostra d’arte e una live performance dell’artista Marina Kaminsky

L’Art Ocean’s Day all’Ex Fornace Gola

In occasione dell’Art Ocean’s Day che si è tenuto lo scorso 12 giugno, nelle sale dell’Ex Fornace Gola sono state esposte anche le opere inviate dagli artisti che collaborano con le ramificazioni ucraina, kazaka e kyrgiza dell’associazione Let’s do it!. Per il movimento ambientalista internazionale nato in Estonia – diffuso in più di 100 Paesi al mondo – è stata la prima collaborazione internazionale di queste proporzioni, come sottolinea la presidentessa di Vitaru Italia, Natasha Siassina.

 

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Un oceano di (sacchetti di) plastica

A raccordare il momento più prosaico della raccolta dei rifiuti dal Naviglio e quello più simbolico dell’esposizione è stata l’artista italorussa Marina Kaminsky che, davanti agli occhi dei presenti e del critico d’arte Giorgio Grasso, nel corso di una performance ha utilizzato la plastica dei sacchetti per creare un oceano, su cui ha disegnato un filo spinato. «I nostri mari, la nostra vita, sono imprigionati dall’eccessivo uso della plastica», ha commentato l’artista per spiegare la sua opera. Per l’appunto: 229.000 tonnellate di dispersione di micro e macroplastiche all’anno solo nel Mediterraneo, secondo il rapporto The Mediterranean: Mare Plasticum pubblicato nel 2020.

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