George Floyd, perché ricordarlo non basta

A un anno dall'uccisione di George Floyd, nonostante le proteste, Black Lives Matter, e le promesse di Joe Biden, gli afroamericani contano nuove vittime del razzismo.

DiSindbad il Marinaio

Mag 25, 2021

Non basta ricordare George Floyd. Né tranquillizza la condanna tra i 15 e i 40 anni di carcere, il giudice Peter Cahill deve ancora emettere il verdetto, contro l’agente della polizia di Minneapolis Derek Chauvin che il 25 maggio del 2020 fermò il 46 enne afroamericano, soffocandolo con un ginocchio alla gola. «I can’t breathe», le sue ultime parole, sono diventate il grido di Black Lives Matter, il movimento che ha incendiato l’America, arroventato i ghetti travolti dai riots contro la polizia.

È passato un anno ma è cambiato poco. Malgrado le promesse del presidente Joe Biden, che il giorno della sentenza contro Derek Chauvin promise: «Non possiamo fermarci qui. È stato compiuto un passo avanti contro il razzismo sistemico che è una macchia nell’anima nel nostro Paese». Eppure la morte di George Floyd sembra avere insegnato poco. Eric Garner, Quintonio Legrier, Michael Lee Marshall, Nathaniel Harris Pickett jr, Michelle Cusseaux e decine di altri sono il prezzo pagato dalla comunità afroamericana alla violenza della polizia.

Il razzismo sembra essere endemico negli Stati Uniti, come ha raccontato Il Sole 24 Ore in un’inchiesta di poco tempo fa. Secondo il Southern Poverty Law Center in tutto il Paese ci sono quasi mille gruppi organizzati che inneggiano all’odio razziale. Secondo uno studio del Pew Research Center quattro americani su dieci pensano che il retaggio della schiavitù, condizioni ancora la percezione della comunità afroamericana nella società moderna, malgrado siano passati 150 anni dalla abolizione della tratta di uomini. A esserne intrisa è la cultura diffusa. Quella che anche da noi fa ritenere una leggerezza chi ancora usa la parola «negro», pensando che sia meno grave solo perché non viene usata la pistola come fece l’agente Derek Chauvin contro George Floyd. Dimenticando che per tirare un grilletto prima ci vuole un pensiero e dunque una parola.

Foto Unsplash/Clay Banks

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