Discriminazioni e periferie. Adolescenti di seconda generazione ci mettono la voce

Nelle periferie di Milano la lotta al razzismo riparte con l’ironia di ragazzi di origini straniere, protagonisti di una campagna di sensibilizzazione multimediale.

I ragazzi di seconda generazione del Municipio 4, a Milano, entrano in campo contro il razzismo. In occasione della settimana contro il razzismo, appena conclusa, interviene progetto “AL.FA.PER L’Altra Faccia della PERriferia, oltre le fake news, contro il razzismo e le discriminazioni”, realizzato da Fondazione ISMU con il contributo dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e di alcune associazioni attive sul territorio. In questa occasione i ragazzi del quartiere sono stati coinvolti in iniziative creative, mirate alla lotta contro il razzismo e contro la discriminazione, a partire dalle zone più critiche, ai bordi della città, come i quartieri di Cailvarate e Molise, teatro di un melting pot forzato, dove fenomeni discriminatori sono una realtà quotidiana. La scelta vincente è quella di ripartire dalle nuove generazioni, dai ragazzi con background migratorio, che spesso il razzismo lo hanno vissuto sulla loro pelle e su quella delle loro famiglie, ma che hanno la forza, e il supporto, per ergersi a modelli di cambiamento sociale.

Combattere il razzismo delle periferie

AL.FA.PER si inserisce in un contesto sociale fragile, quello del municipio 4, dove la componente di cittadini stranieri è quasi il doppio della media nazionale: 20%, secondo l’ultimo censimento del comune di Milano. Con una numerosa comunità egiziana, così come lo è quella filippina e quella sudamericana, la struttura sociale multietnica spesso non riesce a tradursi in integrazione. L’obiettivo dei workshop, che hanno coinvolto due gruppi di ragazzi divisi per fascia d’età, è quello di dare una risposta creativa al fenomeno del razzismo, partendo da quei quartieri in cui la risposta alla presenza dei residenti di origini straniere è spesso il rifiuto e la risposta al rifiuto è la rabbia. I giovani con background migratorio coinvolti nel progetto realizzano del materiale che invece mira a comprendere, analizzare e spiegare le cause della discriminazione culturale. Il gruppo dei più giovani, quelli della scuola secondaria di primo grado, si focalizza sull’odio etnico suscitato dalle fake news.

Capire quanto una realtà sociale raccontata male, distorta, urlata da alcuni media influisca sulla percezione che i cittadini hanno dello straniero aiuta i ragazzi a comprendere meglio l’ambiente spesso ostile in cui crescono

Il secondo gruppo, che coinvolge ragazzi che frequentano il liceo e l’università, punta invece a fornire un vademecum su come non essere razzisti in una società multiculturale come quella in cui viviamo. Il tutto è stato realizzato grazie al lavoro che associazioni che operano nelle periferie di Milano, in questo caso del Municipio 4, fanno ogni giorno. Il 25 marzo si è tenuto un webinar aperto al pubblico, “Agire contro il razzismo e le discriminazioni nei contesti periferici: oltre la periferia, l’apporto delle associazioni locali per andare lontano”, che mette in luce e vuole dare voce proprio a chi si batte tutti i giorni per una maggiore inclusione sociale.

Il podcast Razzafast Pillole Anti-razzismo 

Un progetto pensato per durare una settimana, poi prolungato a causa delle restrizioni legate al Covid, ha però obiettivi di più ampio respiro. Sul sito web della Fondazione Ismu è già presente il Podcast “Razzafast Pillole Anti-razzismo”, una guida divisa in 3 puntate su come guarire dal virus del razzismo, già diffuso da alcune web radio locali. Tratti di umorismo surreale percorrono tutte le fasi del progetto che affronta con leggerezza, solo apparente, un tema che ha un peso sostanziale nella società. I video tutorial, frutto dei workshop multiculturali, verranno realizzati grazie alla collaborazione con la casa di produzione Tapelessfilm e saranno disponibili al pubblico a fine aprile. L’obiettivo del progetto non è solo quello di quello di formare e aiutare un gruppo di ragazzi a capire, ma anche quello di sensibilizzare, coinvolgere un pubblico più ampio. Presso tutti gli sportelli delle associazioni di quartiere verrà distribuito del materiale informativo, prodotto nel corso dei laboratori. Si parla spesso di inclusione sociale, di contrasto etnico e periferie problematiche, eppure l’accettazione parte dalla conoscenza. In una città in cui i residenti stranieri sono circa il 20%, l’accettazione parte anche da 12 ragazzini di origini straniere che hanno fatto uno scatto di crescita e ora si espongono per lanciare il loro messaggio antirazzista.

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