Dietro la cinepresa. Migrazioni, cittadinanza, inclusione: come raccontarle?

Dal 6 all’8 maggio l’università Roma Tre ospita un convegno dedicato al difficile rapporto tra cinema (italiano e internazionale) e temi come migrazione, cittadinanza o inclusività.

Dal 6 all’8 maggio il dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’università Roma Tre ospiterà il XXVI Convegno Internazionale di Studi Cinematografici. “Migrazioni, cittadinanze, inclusività. Narrazioni dell’Italia plurale, tra immaginario e politiche per la diversità”, questi i temi che vuole affrontare l’evento tenuto nell’ateneo romano, inizialmente programmato per lo scorso autunno ma posticipato a causa della pandemia. Tra panel, tavole rotonde e keynote, il fitto programma online vede la diversity protagonista, in un anno particolarmente agitato dalle lotte per i diritti civili e che ha piegato il settore dello spettacolo e delle industrie creative, sfiancato dalle restrizioni e dalle chiusure.

Un cinema più inclusivo

Il convegno cavalca l’onda di un anno di profonda crisi, dettata dalla pandemia, che ha colpito il settore del cinema e delle arti perfomative, ma che ha segnato anche un risveglio su tematiche di rappresentanza delle minoranze, giustizia sociale e razzismo. La recente edizione degli Oscar 2021 ci insegna che lo spazio c’è, che è possibile un mondo del cinema più inclusivo, è possibile denunciare dinamiche sociali discriminatorie, è possibile vincere anche se non si è bianchi e uomini.

Il convegno dell’università Roma Tre si inserisce in questo contesto domandando un piano di ripresa per un settore ridotto al lastrico, ma anche ripromettendosi di esplorare nuove narrazioni sulla migrazione e sull’interculturalità, creando spazio per gli artisti con background migratorio.

L’evento, che vede tra le relatrici principali la scrittrice Igiaba Scego, ha come partner la piattaforma MyMovies che proporrà in straming quattro titoli (diretta da Costanza Quatriglio, Luigi D’Alife, Xin Alessandro Zheng e Nour Gharbi – alla sua prima assoluta con “La pecora”).

Giovani talenti che stentano a trovare un posto nello scenario artistico italiano, dove la narrazione il più delle volte si concentra sugli sbarchi, sui corpi inghiottiti dal Mediterraneo, su sporadiche storie di riscatto. La nuova narrazione risponde invece alla domanda “e dopo?”, e l’evento si muove in questa direzione, aprendosi anche alle possibilità e all’aspetto vincente dell’immigrazione, a un dopo di successo che a volte ci si dimentica di raccontare.

Foto: Unsplash/FelixMooneeram

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