Cosa bisogna sapere sul Capodanno cinese per poter ridere degli stereotipi

Ciso, romano di origini cinesi, è esploso sul web grazie ai suoi video ironici per combattere i pregiudizi. NRW lo ha intervistato in occasione del Capodanno lunare, che inizia oggi.

Sui festeggiamenti per il Capodanno cinese che inizia oggi 12 febbraio e porta nell’anno del bufalo, NRW ha intervistato Ciso, sui social #unamicocinese, per approfondire i retroscena della sua contagiosa ironia. Romano di terza generazione, esplode sui social a colpi di battute dissacranti e aneddoti sulla cultura cinese, mentre parallelamente insegna in ogni video parole nuove della lingua dei suoi genitori. I suoi segni distintivi? Un inconfondibile accento romano (di Roma nord, per la precisione), un atlante vintage e un panda sulla spalla.

Come e quando hai iniziato a fare video per il web?

«Ho iniziato alla fine del 2019. Sono un cinese nato e cresciuto a Roma, ho sempre avuto solo amici italiani, frequentato solo scuole ed università pubbliche. Mi è capitato spesso di essere l’unico cinese in un’intera scuola. Negli anni mi sono accorto che gli amici erano tutti molto interessati alle mie origini, alla cultura del Paese dove sono nati i miei genitori».

Mi ritrovavo davanti a un caffè, un aperitivo o una pizza a raccontare le curiosità, le diversità, cinesi. Erano quasi sempre gli stessi aneddoti e, nonostante non stessi raccontando niente di che, per molta gente certe piccole cose della mia quotidianità rappresentavano di fatto delle cose “fighe”. E quindi mi sono detto: Ma sai che c’è? Adesso inizio a fare delle stories sui social in cui in 15 secondi racconto una piccola curiosità sulla Cina

 

I tuoi video sulla cultura cinese sono molto ironici e autoironici. I cinesi come vedono la satira?

«I cinesi non amano molto il sarcasmo e la satira, anche se probabilmente è una mia percezione e sono io un po’ ignorante sull’argomento. I miei video sono ironici ed autoironici perché io sono una persona così, è una qualità che proviene dal mio carattere e non dalla mia cultura d’origine».

A me non piace prendermi troppo sul serio, sono cresciuto a Roma Nord in un contesto in cui tutti un po’ devono fare i fighi, ma in realtà anche in mezzo ai cinesi spesso è una questione di ostentazione, a volte anche di ciò che non si possiede, tutti contesti un po’ tristi secondo me. Io ho sempre preferito rimanere in disparte e ragionare con la mia testa

 

Il tuo modo di fare satira è una forma di critica sociale?

«Io sono ironico, ho un discreto senso dell’umorismo e amo fare sarcasmo, ma non definirei satira ciò che faccio, anche perché è un termine che mi avvicina troppo alla politica. Io la politica la detesto, e non ho mai amato parlarne, anche se mi piace sempre essere informato».

E quindi cosa vuoi trasmettere col tuo personaggio ?

«Quello che sto cercando di trasmettere tramite il mio personaggio è sintetizzabile in pochi concetti: “I cinesi sono simpatici e fighi, la Cina è bella, il cibo cinese è buono, la cultura cinese è veramente cool”. Voglio rafforzare i rapporti di amicizia tra italiani e cinesi perché siamo tutti grandi mangioni a cui piace mangiare bene, amiamo l’arte, la pasta ed abbiamo millenni di storia. Criticare è un comportamento che non fa per me, io non critico mai nessuno e mai lo farò».

 Cosa vuol dire IBC?

«IBC è l’acronimo di Italian Born Chinese. Per come la vedo io, il termine include tutti i cinesi che vivono in Italia e non solo i cinesi nati in Italia come me. È la versione italiana di BBC, British Born Chinese, o ABC, American Born Chinese».

IBC e media: pensi che siate sufficientemente rappresentati a livello mediatico?

«Questo è un argomento che ho affrontato con degli IBC su Clubhouse proprio l’altra sera.  Non siamo rappresentati a livello mediatico, io non mi sento rappresentato da chi parla a nome nostro. I personaggi pubblici che ci sono oggi piacciono alle vecchie generazioni di cinesi in Italia, tipo mia madre. E purtroppo anche il sistema dei media italiani, mi riferisco a quei quattro talk show spazzatura, spesso quando invitano un cinese partono già con l’obiettivo di denigrare il mio popolo e la mia cultura. È un peccato perché si stavano facendo veramente passi enormi a livello di inclusione dei cinesi, ma questo maledetto virus ci ha portati a fare diversi passi indietro».

Ormai è solo una questione di tempo, io oggi ho quasi 30 anni, nato e cresciuto in Italia, ma sono sicuro che IBC molto competenti stiano per entrare nella scena italiana. Ci sono cinesi fortissimi tra medici, avvocati, professori, e professionisti. Presto ci sarà anche chi ci saprà rappresentare come si deve

Stereotipi: riderci su o combatterli?

«Dipende dall’atteggiamento, ma io oggi sono sempre per il combatterli, perché se a me non dà fastidio quasi niente, a molti ragazzi e ragazze cinesi in realtà danno molto fastidio i luoghi comuni. Prima ci scherzavo su, ora no. Ora cerco sempre di far sentire la mia voce, perché scherzarci su può solamente incrementare questi atti di ignoranza. Perché è di questo che stiamo parlando, di ignoranza».

Buon Capodanno cinese! Entriamo nel segno del bufalo!