Come un fornaio francese ha evitato l’espulsione dell’apprendista guineano

Nell'est della Francia un panettiere si mobilita per fermare l'espulsione del suo giovane collaboratore Laye Fodé Traoréiné. Una battaglia che sembra un film...

DiElisa Mariani

Gen 27, 2021

A leggerla superficialmente, quella di Laye Fodé Traoréiné e di Stéphane Ravacley sembra una piccola storia di umanità ambientata nella tranquilla Besançon, nella Borgogna francese. Invece questa vicenda da serie Netflix ha creato un movimento d’opinione destinato a fare scuola.

Comincia tutto con un decreto di espulsione per Laye Fodé Traoréiné, che è originario della Guinea e lavora come apprendista nella panetteria di Ravacley, la boulangeries-pâtisserie La Hûche à Pain che tutti conoscono a Besançon. Soprattutto, da qualche mese Laye ha compiuto diciotto anni: in quanto tale, lo Stato francese lo riconosce solo come un immigrato maggiorenne che non ha i documenti in regola. Inizialmente il panettiere pensa possa essere sufficiente garantire per lui, assicurare che in Francia il ragazzo abbia un lavoro che gli permetta di mantenersi e che gli stia insegnando un mestiere. Mestiere che, stando a quanto raccontato alla stampa francese, appassiona molto il ragazzo: «Mi piacciono i croissant, il pane. Non mi dispiace alzarmi presto, perché così finisco presto e posso andare agli allenamenti di calcio».

Ma alle autorità non basta: la richiesta di una sospensione amministrativa viene rigettata. Ravacley decide allora di caricare su Change.org il testo di una petizione in cui chiede la regolarizzazione del ragazzo. Spiega chi è Laye Fodé Traoréiné, accenna al suo viaggio attraverso il Mali e la Libia fino al treno che dall’Italia lo ha portato a Nîmes, ma più di ogni altra cosa racconta quanto Laye da un anno e mezzo sia dedito al lavoro di apprendista nel panificio di cui lui è il proprietario. A conclusione della petizione dichiara che a partire dal 3 gennaio inizierà uno sciopero della fame. Ed è lui per primo, l’imponente ma pacato panettiere di quartiere, a sorprendersi della sua decisione: «Non pensavo che mi sarei mobilitato in questo modo per un apprendista, soprattutto dopo l’anno molto difficile che abbiamo vissuto» ha spiegato alle telecamere di Franceinfo. «Fino a quando non ho incontrato uno come Laye, non mi sono reso conto di cosa ha passato. Perché se lui non mi avesse raccontato niente, non lo avrei saputo».

Il giovane Laye, ha spiegato il panettiere all’agenzia AFP, ha attraversato deserti, è stato picchiato, alcuni suoi compagni sono stati stuprati. Esperienze inimmaginabili per qualunque giovane francese, racconta l’uomo

Otto giorni dopo l’inizio dello sciopero e il lancio della petizione, l’uomo si sente male e viene ricoverato.  La sua petizione nel frattempo ha smosso l’intera Besançon e ne ha valicato i confini, superando i duecentomila sostenitori, ma non ha ancora trovato ascolto da parte della ministra Marlène Schiappa, che ha la delega alla Cittadinanza, e del ministro degli Interni Gérald Darmanin, così la richiesta di intervento viene rivolta direttamente a Emmanuel Macron: in una lettera aperta pubblicata su L’Obs, monsieur le president viene richiamato ai valori umanitari di liberté, égalité, fraternité che fondano la Repubblica francese. «Laye è un ragazzo che è arrivato a casa mia un anno e mezzo fa. È uno di questi giovani arrivati ​​in gommone. Cercavano lavoro e io cercavo un apprendista. Abbiamo fatto due mesi di prova, e ha funzionato bene. È una persona discreta, molto gentile, mai una parola di troppo» spiega il fornaio, tornato a casa ma deciso a proseguire la sua battaglia. La petizione e la lettera saranno in tutto sottoscritte da 242.519 persone, che spaziano dai sindaci del circondario a celebrità del calibro di Marion Cotillard e Omar Sy, a scrittori ed eurodeputati come Raphaël Glucksmann.

La storia del panettiere che si definisce corpulento («Di solito quando mi metto a dieta divento molto irritabile. Ma questa lotta mi nutre») e nelle foto non sorride mai, pronto a mettere a rischio la salute per impedire che il giovane apprendista venga espulso, diventa sempre più popolare e, finalmente, il 14 gennaio i due vengono ricevuti in prefettura. A Laye Fodé Traoréiné viene assegnato un permesso di soggiorno temporaneo con la certezza di una regolarizzazione definitiva entro un mese. Ma, come non smette di sottolineare Stéphane Ravacley nelle sue uscite pubbliche, il problema del rimpatrio coatto appena raggiunta la maggiore età non riguarda solo Laye, e le combat continue pour les autres.

La battaglia continua anche per gli altri, quindi. Di questi tempi, neppure uno sceneggiato televisivo oserebbe una frase così controcorrente.

Foto: Instagram / Stéphane Ravacley / @madame_cockish

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