Cinesi in Italia, quando a parlare sono proprio i cinesi d’Italia

Nel documentario in due capitoli si raccontano, in cinese e italiano, alcuni esponenti della comunità.

DiGiulia Parini Bruno

Dic 29, 2020

L’Istituto Confucio dell’Università di Torino ha realizzato il primo e il secondo capitolo del documentario Cinesi in Italia, lavoro di ricognizione della presenza cinese nel Paese, realizzato attraverso interviste raccolte fra Torino, Milano, Firenze, Prato, Roma, Napoli, Bologna e Trieste.

L’idea è partita da una chat sinoitaliana, Dialogo, in cui un gruppo di circa trenta persone sia cinesi sia italiane dialogano appunto fra di loro: un caleidoscopio di personalità, esperienza e diversità che mette in luce la stratificazione e i cambiamenti di una comunità. «Il documentario indaga con particolare attenzione le generazioni più giovani, senza perdere d’occhio la stratificazione delle diverse esperienze a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso» racconta a NRW Stefania Stafutti, docente di Lingue e letterature della Cina e dell’Asia sud-orientale e coordinatrice scientifica del progetto, «infatti nel documentario, ascoltiamo percorsi di vita in cui è stato trovato un equilibrio tra due culture».

Il documentario è stato girato da operatori e intervistatori cinesi e gli intervistati hanno deciso di raccontare la loro storia nella loro lingua preferita, che fosse italiano o cinese, scelta che da quanto abbiamo notato non è stata generazionale

Il lavoro è stato coordinato da Sergio Basso, regista e conoscitore della lingua e della cultura cinese. Storie di rapporti tra genitori e figli, come quella raccontata da Alessandro Xin, che ha presentato il suo corto alla Settimana Internazionale della Critica nell’ambito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e i suoi genitori per la prima volta hanno chiuso il ristorante per vedere una sua opera. Storie di amori e matrimoni, come quello di Sun Weiying, che da Shanghai è arrivata a Bari con il marito italiano. Shanghai fa da sfondo alla proposta di matrimonio di Shi Yang Shi a suo marito Angelo Cruciani di cui si parla nel documentario che racconta anche storie di ribellione come quella di Mao Wen, rimasto in Italia dopo i fatti di piazza Tienanmen.

Storie di persone che hanno deciso di mettersi in “Dialogo” dentro una chat in cui raccontarsi e confrontarsi. Come spiegano all’Istituto Confucio «il documentario si rivolge alla società intera e a tutti coloro che vivono in Italia, italiani e stranieri, cinesi e non, per riflettere sul nostro ruolo di cittadini in questo Paese, a prescindere dai passaporti».

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