Babysitter, colf e badanti: la sanatoria ha sanato ben poco

Le donne straniere rappresentano la stragrande maggioranza del personale domestico ma la regolarizzazione dello scorso anno non cambierà il quadro della loro situazione.

DiMichela Fantozzi

Feb 10, 2021

Un effetto positivo dei mesi di lockdown c’è stato. Secondo il Rapporto Domina 2020 sul lavoro domestico, da marzo 2020 si è avuto un boom di assunzioni di babysitter, colf e badanti: oltre 50mila nel mese di marzo, +58,5% rispetto al 2019.

Un cambio di passo, che ha toccato anche le lavoratrici domestiche straniere, a seguito della sanatoria 2020 per babysitter, colf e badanti. La sanatoria prevedeva l’obbligo d’apertura del libretto di famiglia per l’ottenimento dell’indennità e questo passaggio ha portato all’emersione dal lavoro nero di ben 177mila persone, che hanno riguardato ben l’85% del totale delle domande

Un successo, sembrerebbe, nonostante il lavoro domestico soffra da sempre di scarsa attenzione da parte delle istituzioni. Con l’innalzamento dell’età della popolazione, l’aiuto nella gestione degli anziani non più autosufficienti è diventato indispensabile. La percezione comune della dimensione domestica come un “affare privato”, di competenza per lo più femminile e non statale, è però ancora presente. Donna e straniera, quindi, visto che è di nazionalità non italiana il 70% del totale, e il 90% è donna.

Lavoro domestico e irregolarità

Nonostante le ricadute positive, resta però il fatto che questo è il settore più colpito dal lavoro nero: dei 15 milioni di euro totali spesi dalle famiglie per le collaboratrici domestiche, 8 milioni sono in nero. Più della metà del personale domestico (il 60%) è irregolare.

Il rapporto specifica anche come gli ammortizzatori sociali previsti dal decreto Cura Italia di marzo scorso a causa del COVID-19 siano stati discriminatori nei confronti dei collaboratori domestici, gli unici tra i lavoratori subordinati ad essere stati esclusi dalla norma, e che in cambio hanno ricevuto, invece, un bonus di 500 euro tra aprile e maggio scorsi: “La norma taglia fuori dalla tutela del reddito più della metà delle lavoratrici e lavoratori potenzialmente aventi diritto” si legge nel rapporto, che rimarca “la disparità di trattamento tra quanto stabilito per le lavoratrici e lavoratori domestici e l’importo delle indennità finora riconosciute dal decreto Cura Italia pari a 600 euro, peraltro confermato anche nel Decreto Rilancio”.

Guadagni negati (a tutti)

Non solo. Secondo il rapporto, su un numero complessivo di 2 milioni di lavoratori, circa 150mila sono senza permesso di soggiorno. Sebbene il rapporto ribadisca che la condizione del lavoro domestico irregolare non riguardi solamente le migranti, le leggi sull’immigrazione peggiorano le condizioni delle straniere rispetto alle italiane.

Foto: Cristina Seri/Unsplash

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