La prima volta che conosco Evgeny Kulagin, mi cucina delle tagliatelle al ragù fatte in casa da leccarsi i baffi. Classe 1980, nasce a Mosca da una famiglia benestante della capitale dell’allora Unione Sovietica. Vive da ragazzo nella Repubblica Ceca, Belgio, USA e arriva in Italia 19enne, con le due sorelline gemelle di 6 anni, per raggiungere la madre in una tranquilla cittadina delle Marche. E’ il 1999 quando Evgeny Kulagin atterra in Italia con un regolare visto turistico. In realtà non rientrerà poi in Russia per evitare la leva militare obbligatoria. Se le sorelline minorenni riescono a regolarizzarsi insieme alla mamma, per Evgeny inizia un periodo complesso. Si arrangia lavorando in nero fino alla sanatoria del 2002.

Evgeny Kulagin parla 5 lingue fluentemente. Una volta ottenuto il permesso di soggiorno per lavoro, riesce poco dopo a farsi assumere dalla compagnia che gestisce l’aeroporto di Ancona. Lavora prima nell’ assistenza passeggeri, poi all’ufficio operativo dove diventa responsabile della gestione del transito dei voli sullo scalo, coordinando le attività con polizia ed enti locali.

Evgeny Kulagin suona il contrabbasso, ama la musica e il mare

Evgeny Kulagin è un ragazzo sveglio, che impara velocemente. Suona il contrabbasso, ama la musica e il mare. Si definisce un “viaggiatore freelance”. Racconta di essere stato fortunato ad aver conosciuto persone accoglienti, di essersi fatto conoscere e ben volere. Allo stesso tempo non nega i momenti difficili. Nel 2011, dopo 10 anni di turni e di buste paga regolari, finalmente chiede la cittadinanza italiana per naturalizzazione. Appena la ottiene, dopo ben 4 anni di attesa, si licenzia e si trasferisce in Germania, a Berlino. I teutonici lo accolgono formandolo, consentendogli di vivere con un affitto equo e con gli aiuti governativi che gli offrono la possibilità di realizzarsi professionalmente in un contesto più stimolante e innovativo. E’ così che Evgeny Kulagin- dopo aver imparato in tempo record il tedesco- inizia a lavorare come project manager presso una start-up tedesca Snowcap AG che produce e importa frutta secca biologica dalle repubbliche ex-sovietiche. In terra alemanna, in una Berlino in grande trasformazione, e dove la comunità italiana dei c.d. expat è ben nutrita, Evgeny riscopre l’amore per la cultura russa, ricomincia a leggere i libri in lingua madre ed entra, per diletto e per passione, in una compagnia di teatro in lingua russa. Quale cittadino italiano all’estero, Evgeny è iscritto all’A. I.R.E.  , il registro anagrafico degli italiani residenti all’estero. Per lavoro viaggia continuamente, fuori e dentro l’Europa, grazie ad uno dei passaporti che viene definito dal ranking del Passport Index  tra i più potenti del mondo: quello italiano.

Secondo un Rapporto di Fondazione Migrantes 2020 negli anni tra il 2012 e il 2018, dei circa 935 mila stranieri divenuti italiani, sono quasi 61 mila le persone che hanno poi trasferito la residenza all’estero; il 34,5% (quasi 21 mila) di questi solo nel 2018. La mobilità dei “nuovi” italiani, pur essendo ancora di piccole dimensioni, è considerata una dinamica emergente nel panorama migratorio internazionale. Al 31 dicembre 2021, infatti, gli italiani residenti all’estero erano 5.806.068, 153.988 in più rispetto al 2021, secondo il Consiglio degli Italiani all’Estero. Questo dato mi piace sempre paragonarlo con quello del numero totale degli stranieri che vivono stabilmente in Italia e che, al 1° gennaio 2021, erano 5.756.000,  secondo il XXVII rapporto di Ismu sulle migrazioni.  Tornando ad Evgeny Kulagin, la sua storia non finisce qui: al matrimonio di un amico spagnolo conosce Cristina, maiorchina d.o.c, insegnante di musica per i più piccoli in una scuola pubblica di Barcellona. Musicista appassionata e donna perspicace e dolcissima, conquista il cuore del protagonista di questa storia, che oggi vive, con la sua nuova famiglia, in un piccolo paese all’interno della meravigliosa isola delle Baleari, Mallorca, Perla del Mediterraneo.

Dalla loro unione, a Febbraio scorso, è nata Lida, una splendida bambina con cui Evgeny parla solo russo, anche se confessa che in pubblico preferisce parlarle in italiano così le persone non si spaventano mi dice sorridendo perché Evgeny oggi sperimenta quello che molti russi stanno vivendo: con un nome ed un cognome riconducibili alle sue origini, si sente potenziale vittima di discriminazioni a causa dell’attacco sferrato dalla Russia all’Ucraina, con cui lui inevitabilmente solidarizza

Evgeny Kulagin che ha trovato il suo centro di gravità fra Italia, Germania e Spagna

Come lui stesso mi dice: «La mia storia è una continua trasformazione. Sapevo di non poter tornare indietro, anche se in Russia c’era la mia famiglia e le mie origini. L’Italia mi ha dato da mangiare ed i documenti; la Germania mi ha dato una struttura e mi ha offerto delle possibilità da cui ho imparato moltissimo; la Spagna, l’amore e la stabilità». Non possiamo che augurare altrettanto a tutte le nuove generazioni che potrebbero finalmente essere riconosciuti come cittadini e cittadine italiani, grazie allo ius scholae  che proprio oggi dovrebbe essere finalmente discusso a Montecitorio.