Alto rischio: il rompicapo dei flussi nell’edizione bis

A volte ritornano, come il Decreto flussi bis, e complicano le procedure per gli ingressi in Italia. Ce ne parla la nostra esperta legale Irene Pavlidi nella sua rubrica Alto rischio.

La scorsa settimana la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha annunciato che sono in corso i lavori per l’approvazione di un Decreto flussi bis che potrebbe riguardare più di 70mila lavoratori stranieri. La novità di questo ulteriore decreto è che verrà inserito anche un protocollo firmato dalle parti sociali e dai ministeri del Lavoro e dell’Interno per formare e avviare al lavoro nel settore edile 3mila rifugiati e altri migranti vulnerabili. Bene, vedremo cosa succederà.

La preoccupazione è sempre la stessa: se non si investe nel potenziamento del personale adibito alla gestione delle richieste, ha senso aprire ancora una volta i giochi per nuove pratiche? Stiamo davvero rispondendo ai bisogni delle aziende?

Decreto flussi? Manca sempre il documento giusto

Le istanze per le quote del 2021 (ingressi, conversioni, stagionali, ecc.) sono a oggi ancora in corso di trattazione presso le Prefetture di tutta Italia, che arrancano con enormi ritardi nel disbrigo delle istruttorie e dei rilasci dei relativi nulla osta. Gli unici nulla osta consegnati nel 2021 sono quelli che fanno riferimento ai flussi di ottobre 2020. Penso al settore edile e all’enorme richiesta di manodopera per il superbonus 110%, in via di chiusura, e alle tante persone che vi hanno aderito. Chissà come si saranno organizzate le imprese che hanno sperato nell’arrivo di nuova manodopera straniera e che vedono arrivare i neoassunti solo ora. La tensione e lo sconforto sono all’ordine del giorno.

Pochi giorni fa si è rivolta a me Fernanda, una giovane architetto colombiana, laureata al Politecnico di Torino e in attesa di ricevere la conferma dell’iscrizione all’Ordine. A marzo ha conseguito il titolo accademico italiano ed è già residente in Italia. Ha aperto una partita iva per iniziare a lavorare presso uno studio di architettura e design di Milano che le offre un ottimo contratto. Manca solo il documento giusto.

Il suo permesso di soggiorno per studio, tuttavia, scadrà a gennaio 2023, ma lei vuole subito incardinare la richiesta di conversione in un permesso per lavoro e iniziare la collaborazione con l’azienda con orario full time. Una recente nota dell’ispettorato nazionale del lavoro, infatti, limita la possibilità di occupazione dei cittadini stranieri in possesso di un permesso per motivi di studio a un part time di 20 ore settimanali

Si tratta di una modifica alla precedente prassi, secondo cui in tali casi era possibile lavorare, anche con contratti a tempo maggiore o pieno, pur nel rispetto del monte annuo di 1040 ore lavorative. L’articolo 14 c. 4 del Regolamento di attuazione del Testo Unico Immigrazione, dopo aver previsto che è autorizzato “l’esercizio di attività lavorative subordinate per un tempo non superiore a 20 ore settimanali” specifica che esse siano “anche cumulabili per cinquantadue settimane, fermo restando il limite annuale di 1.040 ore”.

Il capitale umano straniero che formiamo in Italia

Quando informo Fernanda di tutti i passaggi che dovrà seguire per ottenere l’autorizzazione per la conversione del suo permesso di soggiorno, ha letteralmente un attacco di panico. Non solo, il giorno dopo mi comunica che non vuole essere seguita da me e che si rivolgerà a un’altra professionista. Nella mail a me indirizzata, ci tiene a precisare che non è possibile che ci si debba mettere così tanto tempo ed una trafila così confusa di passaggi burocratici. Devo esserle sembrata pazza o poco competente e credibile. Come darle torto.

Anche alla luce del fatto che, per le conversioni dei permessi di soggiorno da studio a lavoro, il nuovo portale servizi del Ministero dell’Interno richiede anche l’idoneità alloggiativa della casa e un permesso di soggiorno rilasciato dalla stessa questura della Provincia in cui si risiede al momento della conversione. Il tutto appesantisce enormemente la procedura per l’utente e rende le tempistiche ancora più incerte. L’amministrazione pubblica è totalmente al collasso su tutti i livelli, da quello centrale a quelli locali.

Se pensiamo che l’Italia attira un numero importante di stranieri per finalità di studio o ricerca (in calo drastico nel 2020 a causa della pandemia), che ha sempre rappresentato una buona fetta del totale dei visti di ingresso rilasciati all’estero, questo capitale umano che formiamo nel nostro Paese e che rappresenta una vera e propria risorsa, dovrebbe trovare la strada spianata e non sentirsi ostacolato o umiliato dalla montagna di documenti da presentare e da tempi non prevedibili previsti dal Decreto flussi. Il tutto con buona pace del sistema nervoso.