Dopo quarantasei mandati, la prima vicepresidente donna. Quarantasei è anche il numero delle canzoni che formano lista delle sue canzoni preferite. Da Bob Marley a Ariana Grande, passando per Beyoncé.

Ci sono voluti quarantasei mandati per arrivare all’elezione della prima vicepresidente donna, di origini africane e asiatiche degli Stati Uniti. Quarantasei è anche il numero delle canzoni che formano la playlist che la neoeletta Kamala Harris ha portato in giro nella sua campagna elettorale, da ascoltare durante i viaggi in auto da uno Stato all’altro per garantirsi la giusta dose di carica positiva.

La playlist di Harris è un inno alla vita e alla gioia, oltre a essere di ispirazione per il risveglio comunitario. Non importa da dove arrivi o che aspetto hai, la musica ha il potere di unire tutti, avrebbe dichiarato Harris secondo la NBC.

La vicepresidente aveva già manifestato la sua passione musicale nel 2017, in una personale selezione di canzoni creata in occasione del mese della musica africana americana. Poi, nel 2019 era stata resa pubblica sul suo profilo Spotify una playlist dal titolo Kamala’s Summer Playlist, che conteneva molte delle canzoni confluite nella playlist, leggermente ridotta, diffusa dal New York Times come colonna sonora ufficiale della campagna elettorale democratica.

Si chiama Kamala Harris Campaign Playlist ed è una delle playlist legate a personaggi politici che il New York Times ha analizzato sostenendo che le canzoni scelte per le campagne elettorali raccontano molto dei candidati e dei loro elettori, e che la musica riflette valori e messaggi. Di fronte alla selezione della neo vicepresidente abbiamo l’impressione che, pur non essendo la prima playlist diffusa da un personaggio politico, è probabilmente la più inclusiva sia per questioni cronologiche sia per generi, in ogni caso tutti rigorosamente appartenenti all’universo black e latino. Posto d’onore per la musica “consapevole”, come quella dei diritti delle donne cantati in apertura da Mary J. Blige in Work That, sulle cui note Harris si è presentata sui palchi elettorali. E a seguire i brani di Alicia Keys, Lizzo, Beyoncé, Ariana Grande, per fare qualche nome. Ritroviamo poi alcuni classici giganti di soul, r&b e reggae come James Brown, Aretha Franklin e Bob Marley per saltare a nomi della scena black più recente da Childish Gambino a Kendrick Lamar e Chance The Rapper.

Sull’onda dell’entusiasmo per la nuova pagina di storia che si sta scrivendo abbiamo creato una playlist sul nostro canale Spotify, Nuove Radici World Radio. Nella selezione abbiamo inserito cinque artisti che hanno dato il loro endorsement ai candidati democratici e che con le loro canzoni hanno sostenuto la campagna elettorale. Abbiamo pensato di iniziare con Billie Eilish, che ha fatto debuttare live il suo nuovo brano My Future alla Convention del Partito democratico, e di includere la canzone di chiusura di quell’evento, la mitica For What it’s Worth dei Buffalo Springfield nella versione di Billy Porter. In mezzo, abbiamo scelto la potenza di Glory, scritta per la colonna sonora del film Selma da John Legend e il rapper Common, che l’hanno cantata durante la serata della Convention a Philadelphia. Abbiamo voluto inserire anche i Foo Fighters, una delle band icona del rock anni novanta, che hanno suonato il loro pezzo del 2003 Times Like These in uno show di raccolta fondi per la campagna di Biden. E abbiamo chiuso in bellezza con i rapper YG e Nipsey Hussle che nel 2016 si erano portati avanti lanciando FDT (acronimo di Fuck Donald Trump). Considerata una delle canzoni che hanno definito la seconda decade del 2000, secondo la rivista musicale britannica NME è stata campione di ascolti nel giorno delle elezioni, in una stima di circa il 300% di streaming.

Foto: Kamala Harris / Facebook

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