Valentina Mazzacurati, 29 anni, papà italiano, madre del Ruanda, ha una sola passione. Quella per la politica, che l’ha portata ad essere forzaleghista. E ai porti aperti per i migranti, preferisce i corridoi umanitari.

Quando parla si sente l’accento modenese, cadenza di Pavullo per la precisione. Però solo da poco le hanno fatto notare e pure in malo modo, il colore della sua pelle: «Da quando sono entrata in politica. I miei avversari lo usano come elemento denigratorio. Ma io tiro dritto».

Valentina Mazzacurati, 29 anni, papà italiano, madre del Ruanda, ex fotomodella di Armani e Blumarine, imprenditrice dell’abbigliamento con una sua linea di maglieria che si chiama Drew and Co., ha una sola passione. Quella per la politica che l’ha portata prima nella Lega, poi in Forza Italia dove è arrivata fino alla direzione nazionale. Da poco si è riavvicinata al partito di Matteo Salvini.

Di cui magari non condivide tutto sui migranti, anche se le sue sono posizioni che possono spiazzare: «Io sono per i corridoi umanitari. Si faccia un’analisi sulla possibilità di accoglienza dei profughi e si apra nel caso anche ai migranti economici. Però i porti devono essere chiusi perchè non tocca solo a noi italiani occuparci del problema. E non mi è piaciuto nemmeno che una parlamentare di Forza Italia sia salita sulla Sea Watch. Le mie priorità sono tutelare gli italiani in difficoltà e trovare soluzione per migliorare l’Italia, non queste».

Valentina Mazzacurati, madre del Ruanda, padre italiano, come inizia la sua storia?

«Come tante. Mio padre era andato in Ruanda a lavorare, si occupava di infrastrutture. Ha conosciuto mia madre e si sono innamorati. Nell’86 sono tornati in Italia».

A Pavullo nel Frignano, un piccolo centro di 17 mila abitanti, non sarà stato facile per una coppia mista…

«Mia madre era l’unica donna di colore in tutto il paese. È nera come il carbone. Appartiene al popolo Tutsi. La guardavano, ma lei ha saputo imporsi. Ha studiato, imparato l’italiano, lavorava in un’agenzia di assicurazioni. La situazione è migliorata in breve tempo. Allora c’era meno diffidenza verso gli stranieri».

E una bambina nera anche se italiana come si trovava a scuola?

«Diciamo che mi sono accorta del colore della mia pelle solo quando sono entrata in politica e sui social hanno iniziato ad attaccarmi per questo. Situazioni di emarginazione non ne ho mai subite. Ho fatto la mia vita. Ho studiato Scienze della comunicazione. Prenderò la laurea in Giurisprudenza. Collaboro con uno studio legale ma la mia attività è nel settore della moda dove ho un marchio di abbigliamento insieme a mio marito che era già del settore. Abbiamo un bambino di 5 anni. Ho fatto la modella ma ho preferito smettere perché volevo studiare».

Poi è arrivato l’impegno politico…

«Mi sento una mosca rara per questo. La politica non ha saputo coinvolgere i giovani e i giovani se ne sono disinteressati. Nel 2010 alle elezioni comunali di Pavullo si candida nella Lega la madre del mio migliore amico. Per sfida ho iniziato ad occuparmene anch’io. Ma forse era già nel mio dna. A scuola ero rappresentante di classe. La Lega prendeva il 2% allora a Pavullo e mi ha accolto a braccia aperte. Ero diventata un simbolo del loro antirazzismo. Ma non sono mai andata alle manifestazioni di Pontida o Venezia. Anche se io mi sento più pavullese dei pavullesi».  

Poi è passata a Forza Italia. E certe sue uscite contro la parlamentare Stefania Prestigiacomo che è salita sulla Sea Watch hanno destato un certo scalpore. Ce le spiega?

«Io al primo posto metto un sentimento di umanità verso le persone bisognose. Ma con la chiusura dei porti il governo italiano vuole dare un messaggio a tutta l’Europa. È l’Europa, con il suo disinteresse, che è priva di umanità nei confronti dei migranti. Anche se, diciamolo, una chiusura vera dei porti non c’è mai stata. Io penso che l’Italia sia un Paese sovrano, al pari di Francia e Germania che però non vogliono occuparsi di questo problema. Chiudere i porti non vuol dire “stiano a casa loro”. Chi scappa dalla guerra o dalla miseria deve poter approdare nel primo porto che c’è. Ma questo non vuol dire che il principio dell’accoglienza deve essere solo dell’Italia».

Lei è uscita recentemente da Forza Italia e si è riavvicinata alla Lega. Perché?

«Silvio Berlusconi non ha saputo cedere il passo. Chi parla di futuro deve investire sul futuro. La Lega avrà anche i suoi difetti ma ha un leader forte che potrebbe essere il leader di tutto il centrodestra. Al partito manca una componente moderata».


È stata in Ruanda, alle sue radici?

«No, mai stata. Anche mia madre solo 4 anni fa dopo 30 anni è tornata in Ruanda. La situazione è da sempre difficile. C’è una guerra. Ma ci penso molto. Penso alla fortuna che ho avuto io di nascere in Italia e di poter studiare. E mi chiedo invece che colpa abbia un bambino per nascere in un Paese dove c’è la guerra o la fame o tutte due».


Molti afroitaliani, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, a volte nascondono le proprie origini pensando di essere più accettati o di potersi integrare meglio…

«Io non parlo lo swahili, la lingua di mia madre. A dir la verità non parlo nemmeno il francese come mia madre. Ho conosciuto molti nuovi italiani che cercano di nascondere le proprie origini e questo è un errore. Ma ci vuole anche equilibrio. L’Italia è un Paese accogliente con alcune sue peculiarità. A Modena dire che i tortellini sono di Bologna è già una bestemmia. Quando mia madre qualche volta si vestiva con gli abiti tradizionali del suo Paese le davo della matta. Ma non c’entra il voler nascondere le radici. Li trovavo fuori contesto. Io credo che le nostre radici e la nostra cultura siano parte integrante della nostra vita».

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