Federica Mogherini, Bill Gates

Un reportage di Costanza di Toma per spiegare con dati, analisi e storie come sta cambiando il rapporto fra l'Unione Europea e l'Africa, condizionato da una visione securitaria per cercare di fermare i flussi migratori.

«L’Unione Europea stanzia più fondi in cooperazione allo sviluppo di tutti gli altri Paesi al mondo messi insieme e l’Africa è la regione dove investiamo di più. Ma questa non è carità, è un investimento intelligente e strategico per stimolare il nostro stesso sviluppo e rafforzare la sicurezza in Europa». Queste le parole dell’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, all’apertura di un incontro faccia a faccia con Bill Gates a Bruxelles per discutere del futuro della cooperazione allo sviluppo europeo organizzato dall’European Think Tanks Group (ETTG) il 17 e 18 ottobre scorso. L’ETTG comprende cinque think tank e trecentocinquanta ricercatori in Inghilterra, Germania, Olanda, Francia e Italia che si occupano di cooperazione allo sviluppo e affari internazionali (il socio italiano del think tank europeo è l’Istituto Affari Internazionali di Roma).

«È anche “grazie” alla crisi dovuta all’aumento dei flussi migratori in Europa che finalmente tutti ora capiscono l’importanza di investire in Africa», ha dichiarato la Mogherini. L’immigrazione è chiaramente una priorità politica per l’Unione ed è diventato il fulcro su cui si basano le relazioni attuali con l’Africa. Certo, il flusso migratorio non è una tema nuovo nelle discussioni politiche tra l’Europa e l’Africa, ma è stato solo negli ultimi anni, in seguito agli sbarchi dei migranti africani nel Mediterraneo, che l’approccio europeo è cambiato. Prima era improntato a sostenere uno sviluppo sostenibile, ora invece è focalizzato principalmente sulla sicurezza e il controllo delle frontiere. È con questo spirito che la Commissione europea ha presentato una proposta nell’ambito del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 che prevede l’aumento del 30% dei fondi stanziati all’azione esterna dell’UE, nonché un nuovo piano di investimento europeo volto a mobilizzare 44 miliardi di euro da investire in Africa entro il 2020. «Questa è una vera e propria rivoluzione», ha sostenuto Federica Mogherini. Ma questo approccio volto a proteggere noi cittadini europei dall’”emergenza immigrazione” è davvero il più lungimirante e sostenibile? Cosa ne pensano i Paesi africani del fatto che l’UE ponga oramai il rimpatrio dei migranti nei Paesi d’origine come principale condizione per ricevere aiuti allo sviluppo ed investimenti commerciali?

Secondo l’ETTG, contrariamente alla percezione che si ha dell’Africa in Europa, con una media annuale di oltre 4.5% di crescita del PIL dal 2000, lo sviluppo economico africano supera nettamente quello europeo. Nel 2018, sei tra le economie che stanno crescendo più velocemente al mondo sono africane. L’Africa sta vivendo un boom economico. Questa crescita è però accompagnata da un’altrettanto rapida crescita demografica e, purtroppo, da una diseguaglianza sempre più accentuata. Inoltre, la ricerca dell’ETTG dimostra che la crescita economica dei Paesi poveri non serve ad abbassare l’emigrazione ma, anzi, l’aumenta perché con il PIL cresce anche la voglia di cercare una vita migliore al di là dei propri confini nazionali.

Si stima che nel 2050 il 90% dei poveri al mondo vivrà in Africa sub-sahariana. La popolazione di questi Paesi supererà i 600 milioni di abitanti oltrepassando la popolazione complessiva dei paesi dell’Unione europea. Per dare lavoro a quest’enorme generazione di giovani, in Africa sub-sahariana si dovranno creare almeno diciotto milioni di posti di lavoro ogni anno fino al 2035. Puntare su investimenti che sostengano l’occupazione e una trasformazione economica della regione sarà per cui indispensabile.

Celine Fabrequette, una giovane imprenditrice francese originaria del Camerun, è impegnata in prima linea per affrontare questa sfida. È stata invitata alla conferenza dell’ETTG per parlare del lavoro dell’African Diaspora Youth Forum in Europe (ADYFE), che si terrà 17 e 18 dicembre a Vienna. L’ADYFE offre l’opportunità a giovani imprenditori sia in Africa che migranti africani in Europa di sviluppare il proprio business attraverso la formazione, fondi per le startup e facilitando incontri con business angels e investitori africani ed europei. Celine ci ha raccontato: «Sono nata in Camerun ma sono cresciuta in Francia, in un paesino della Borgogna. Mi sento completamente francese e non penso che potrei tornare a vivere in Camerun. Però, sento fortemente anche le mie radici africane e sono contenta di aver trovato il modo di poter aiutare il Camerun. Sono fiera di essere migrante», sottolinea. «Il diritto alla libera circolazione in Europa mi ha dato tante opportunità: mi ha permesso di vivere in Francia, di andare a studiare in Scozia e di ottenere un diploma che è riconosciuto in ventotto Paesi europei e mi permette oggi di lavorare in Belgio» Celine ritiene però che l’Europa debba fare di più per ascoltare i giovani, soprattutto i giovani africani e di altre minoranze etniche perché hanno molto da offrire. Il legame tra le diaspore, o i “nuovi” europei, e i Paesi da dove provengono è indissolubile. Questo lo prova il fatto che quasi quaranta miliardi di euro ogni anno vengono inviati dai migranti alle proprie famiglie nei Paesi d’origine. Ciò nonostante, «essere una giovane donna africana in Europa non è affatto facile» dice Celine, «e le chance per affermarsi sono limitate». È per questo motivo che sfruttare la forza della diaspora africana in Europa è la chiave, secondo lei, per aiutare sia i “nuovi” europei sia i Paesi africani a generare uno sviluppo economico sostenibile.

L’ADYFE è il più grande forum imprenditoriale europeo volto all’Africa e improntato sul concetto della ‘diaspora’ africana dove sono i “nuovi” europei, ovvero giovani imprenditori di origine africana ma cresciuti in Europa, che cercano di aiutarsi tra di loro ed aiutare anche i loro pari in Africa ad affermarsi, sostenendo così la crescita economica e l’occupazione nei loro Paesi. Il modello è semplice e funziona bene. Così dal 2014 l’ADYFE ha aiutato oltre 3.000 startup africane, principalmente nel campo tecnologico e digitale, a trovare nuovi investitori generando business e nuove opportunità.

Federica Mogherini e Celine Fabrequette: due voci a confronto. La dubbia “generosità” dell’UE verso l’ Africa mirata ad arginare l’immigrazione si scontra con l’altruismo e l’energia positiva degli imprenditori della diaspora africana in Europa. L’obiettivo è lo stesso, ma le motivazioni e gli interessi sono diversi. Resta da vedere come si potranno coniugare questi diversi approcci e se la vecchia Europa potrà davvero forgiare una nuova partnership sostenibile con un’Africa in crescita, sempre più giovane ed irrequieta.

 

 

 

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Credits: radici.online

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