Rob Mazurek, Gabriele Mitelli e Alexander Hawkins hanno visto uno sbarco di migranti a Porto Pino, che ha ispirato la loro performance immersa nel mare durante il Festival "Ai confini tra Sardegna e Jazz".

Due musicisti entrano lentamente in mare dalla spiaggia di Sa Salina a Is Solinas nel Sud Ovest della Sardegna. Il sole se n’è appena andato dietro l’isola di Sant’Antioco. Si intravedono solo ombre ma il suono delle loro trombe si distingue perfettamente. Visti di spalle sono, a sinistra, Gabriele Mitelli, talentuoso trombettista bresciano appena trentenne ma già salito al vertice della classifica annuale della rivista Musica Jazz, e a destra Rob Mazurek, cinquantatreenne americano di Jersey City, ai vertici dell’avanguardia jazz degli ultimi vent’anni con i suoi molteplici progetti. C’è un po’ di vento questa sera di settembre, la musica delle onde si mescola con il suono della cornetta di Gabriele Mitelli e della piccola tromba di Rob Mazurek.

 

 

Nessuna parola, prima, dai musicisti, a spiegare questa performance. Non ce n’è bisogno. Tutti capiscono che non è solo una buona trovata o un gesto semplicemente estetico. Su queste spiagge gli approdi dei barconi dei migranti si susseguono da anni. Proprio qui l’anno scorso arrivarono su un barchino una dozzina di algerini. Nella vicina spiaggia di Porto Pino il giorno prima sono sbarcati altri undici migranti algerini in fuga dall’Africa.
Racconta dopo la sua esibizione Gabriele Mitelli: «È stata una cosa improvvisata. Ma non va guardata solo come una performance estetica o una esibizione musicale in un contesto particolare. Avevamo visto arrivare la barca coi migranti a Porto Pino. La musica con noi in acqua, alla fine è stato un modo per rappresentare come un faro, udibile di giorno, per guidare chi arriva dal mare a individuare la terra ferma. Noi musicisti non suoniamo e basta. Suoniamo musica che viene da lontano. Questa nostra musica è la storia di popoli che si mescolano. Di suoni e di culture che si incontrano».
Basilio Sulis, l’ideatore del festival “Ai confini tra Sardegna e Jazz”, che da trentatré anni raccoglie il meglio delle avanguardie musicali da tutto il mondo, lo aveva detto che questa edizione sarebbe stata particolare: «Il festival che quest’anno ha per titolo “Integrazione sui 7/8” vuole essere integrazione tra generi musicali, stili e strumenti ma allo stesso tempo integrazione tra le persone, tra umani e tra gli stessi generi. Integrazione che come può svilupparsi per fare musica, melodia e composizione deve, o meglio dovrebbe, svilupparsi tra le persone di qualsiasi provenienza esse siano».
I musicisti su questa spiaggia portano i loro suoni, la loro cultura, la loro storia di uomini. Rob Mazurek mostra la foto sul suo smartphone che lo ritrae a mollo nel Rio Grande, al confine tra Stati Uniti e Messico: «Qui non si vedono né confini né barriere».

 

Img-20180919-wa0002

Rob Mazurek nel Rio Grande

 

Insieme a Gabriele Mitelli alla fine dà vita a un rito, un momento di accoglienza per chi approda da lontano su queste spiagge. La musica delle trombe si mescola all’elettronica e alle percussioni.

 

 

La magia di questi posti e la fatica di questi tempi ispirano i musicisti. La sera dopo tocca ad Alexander Hawkins, assai affermato pianista trentasettenne di Oxford, che dalla Gran Bretagna porta nel mondo i suoi poliedrici progetti. Sulla spiaggia di Sa Salina si esibisce in un piano solo. Ma prima di volare sui tasti, spiega a chi non lo avesse ancora capito: «Anche se siamo in questa spiaggia, ad ascoltare musica e guardare il tramonto, non dimentichiamoci di chi sta dall’altra parte del mare e sogna di essere qui con noi». Poi inizia a suonare per farsi sentire anche da chi è più lontano.

 

Riproduzione riservata

Credits: radici.online

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.