Il long read di questa settimana è tratto da "Un altro mondo è possibile" di Abbé Pierre. Nel 1949 l'Abbé Pierre fonda il primo nucleo della comunità di Emmaus, in un'epoca in cui solidarietà e accoglienza non erano certo al centro del dibattito pubblico.

Abbé Pierre
Un altro mondo è possibile
(Edizioni Terra Santa, 2020)
pagine 240 euro 16

Parlare di solidarietà e accoglienza nel 1949 non era certo da tutti. Ma è in quell’anno che in uno dei rioni più borghesi di Parigi, e con quale scandalo, l’Abbé Pierre fonda il primo nucleo della comunità di Emmaus. All’inizio i suoi ospiti erano i senzatetto, poi arriveranno i poveri, gli anziani, i rifugiati e i migranti. La sua visione dell’inclusione aveva del rivoluzionario. Nato borghese, Henri Antoine Groués partecipa alla Resistenza, diventa deputato, ma la vocazione di questo presbitero cattolico francese sarà sempre quella di essere dalla parte degli ultimi. I suoi scritti, fino al 2007, anno della sua morte, hanno una dirittura unica. Quanto più si espande nel mondo la comunità di Emmaus, quanto più il pensiero dell’Abbé Pierre si fa forte e rigoroso. Nel 1954 lancia l’appello per “L’insurrezione della bontà” per aiutare i più poveri. La parola è forte, un combattente lo sarà per tutta la vita. Il suo, emerge in questo libro che raccoglie discorsi e appunti, è uno sguardo che arriva molto lontano. Nel 1989 quando si sgretolano i muri, l’Abbé Pierre ha già capito i pericoli della globalizzazione che rende alcuni uomini più ricchi, allargando il divario sociale e rendendo impossibile l’inclusione. Le sue parole sono semplici ma non per questo meno capaci di colpire. E fino alla fine lo accompagnerà lo stupore di chi non sembra accettare che il mondo non voglia risolvere questi problemi. Fabio Poletti 

Per gentile concessione delle Edizioni Terra Santa pubblichiamo un estratto del libro dell’Abbé Pierre Un altro mondo è possibile.

Cittadini del mondo

Dichiararsi cittadini del mondo significa rifiutare di piegarsi a un’assurdità e a una follia cariche dei peggiori rischi: l’abuso del forte sul debole. Amare il luogo in cui si è nati, la propria patria, e al tempo stesso essere coscienti dei propri diritti e doveri nei confronti del mondo: questo significa essere davvero umano.*
Essere un cittadino del mondo per l’abbé Pierre, lettera a Troy Davis, segretario generale dei Cittadini del mondo, 1996

Crediamo nelle nostre famiglie, nelle nostre regioni e nella patria nazionale. Crediamo nell’Europa, ma soprattutto crediamo nell’umanità intera.*
Unione parlamentare europea, congresso di Gstaad, discorso di chiusura, 10 settembre 1947

Parlare di sovranità e di nazione nel mondo attuale significa tornare indietro di parecchi secoli. Quale paese può ancora parlare oggi di sovranità assoluta? Siamo legati gli uni agli altri, e o ci sforziamo di aiutarci l’un l’altro o creperemo tutti. Starsene rannicchiati nella propria casuccia, è un’illusione!
Intervento per il giornale La Croix sul progetto del trattato sull’Unione europea di Maastricht, 13 e 14 settembre 1992

In questo momento della storia dell’umanità, uno dei fattori più carichi di conseguenze, per il presente e per il futuro, è l’accettazione da parte di tutti del concetto di civismo mondiale, che include il concetto di un bene comune e di doveri su scala planetaria, in un mondo che è sempre più alla portata della potenza umana, nel bene e nel male.
“Devoirs de nos jours et devoirs de toujours”, conferenza sul tema del civismo mondiale organizzata dalla Pontificia opera missionaria della propagazione della fede, Parigi, 2 ottobre 1957

È ridicolo dirsi cittadino di Ginevra o della Svizzera se non si è coscienti di essere al tempo stesso cittadini del mondo, e se quest’ultima cittadinanza non si traduce in atti concreti, è grottesco e assurdo sperare che la cittadinanza di una certa città o patria possa essere garantita ancora a lungo.*
Trasmissione radio “En questions”, condotta da Jacques Boffort, Ginevra 1974

Penso che fin da ora, dopo qualche giorno, qualche settimana, possiamo affermare che il piccolo Vietnamita che sta morendo in un prato, davanti ai loro bei palazzi, quell’uomo solo, insignificante, che non conta nulla, è più che mai vicino al cuore dei popoli. La gente segue la sua sorte con più angoscia, più attenzione di tutti i loro bei discorsi nei quali il prestigio e la vanità finiscono con l’avere il sopravvento sul destino degli uomini e sul bene dei popoli.*
Conferenza di Ginevra, 21 maggio 1954

Non c’è felicità possibile per me, per coloro che amo, per i miei cari, se, persona dopo persona, questa felicità non si estende a tutto il mondo, a tutta la comunità umana.*
“Les préliminaires de la liberté”, raccolta di cinque omelie del periodo quaresimale, trasmesse alla televisione dalla chiesa di Saint-Merri, Parigi, 25 marzo 1956

Titolo originale:
La force des infiniment petits
© Cherche Midi, 2019
© 2020 Fondazione Terra Santa – Milano

Riproduzione riservata