A quasi cinque anni, Noah Bastiani è diventato il beniamino degli appassionati di cucina social grazie ad un account nel quale spadella in compagnia di chef da tutto il mondo. Padre italiano e mamma sudafricana, non c’è piatto che lo spaventi. Ma non parlategli del peperoncino…

La quarantena è quarantena per tutti, anche per i bravi bambini che cucinano in favore di telecamera su Instagram, come Noah Bastiani, 5 anni, conosciuto online come @noahcooks2015. Se a molti a genitori in quest’ultimo mese è capitato di cercare di impegnare la prole nella produzione di gnocchi o di pasta fresca per tirare sera più velocemente, a quelli di Noah, ogni volta che varcano il portone per andare a fare la spesa, tocca tenere presente le richieste di ingredienti avanzate dal giovanissimo cuoco che hanno in casa.

Certo, anche Noah sa quando chiedere consiglio a cuochi adulti e della necessità di dover cucinare con quello che si ha già in casa ne ha fatto un format sul suo profilo Instagram, Noah asks the Chef (‘Noah chiede allo chef’).

Ad esempio la settimana scorsa aveva a disposizione solo delle zucchine e, annoiato dall’idea di cucinarle alla solita maniera, ha chiesto cosa farne a Jerrelle Guy, che oltre a essere un suo contatto è anche una food blogger con un buon seguito e autrice del fortunato Black Girl Baking: Wholesome Recipes Inspired by a Soulful Upbringing (‘Ragazza nera in cucina: ricette salutari ispirate da un’educazione amorevole’), mentre questa settimana a Noah asks the Chef è intervenuto lo chef David Higgs, che dalla cucina del suo pluridecorato Marble Restaurant in Sudafrica ha spiegato a Noah cosa farsene di certe costolette di maiale che aveva a disposizione nel frigo di casa.

Come nasce un piccolo cuoco

Noah ha imparato a cucinare prima ancora di parlare: «Quando aveva due anni gli abbiamo regalato una cucina di plastica, perché lo vedevamo interessato. Ma le pentole finte sono durate poco, e nel giro di un annetto ha iniziato a portarsi in camera quelle vere. La prima cosa che abbiamo fatto è stata ricomprarle, la seconda è stata accoglierlo in cucina», raccontano Federico Bastiani e Laurelle Boyers, i genitori di Noah, durante una Skype call in una assolata mattina di prima primavera, mentre in lontananza si sentono le voci dei loro due figli. Il piccolo cuoco farà una breve apparizione, come si conviene a uno chef capace di tutelare la propria immagine.

La cucina non è stata solo un divertimento, per il piccolo chef, ma lo stimolo per guadagnare sicurezza e superare delle piccole difficoltà, come una leggera balbuzie. Sul profilo Instagram NoahCooks2015 lo si può vedere all’opera: Noah che pulisce i calamari; Noah insieme allo chef Giovanni Pappalardo; Noah che impiatta un risotto alla zucca con severo cipiglio; Noah che fa le lasagne con il suo compagnuccio di classe dell’asilo Carducci, scuola montessorianiana. Come sottolineato anche nella bio su Instagram, Noah infatti è un “Montessori student” e questo ha avuto un certo peso nella possibilità che – sempre sotto la supervisione di un adulto – si avvicinasse a coltelli (inizialmente di plastica, poi lui stesso ha chiesto di passare a quelli veri perché era impossibile tagliare senza) e fornelli.

«Noi siamo sempre lì per guidare Noah e gli chiediamo costantemente di mettere la massima attenzione in quello che fa. La cosa peggiore che gli sia capitata è stato l’incontro con il peperoncino: per un mese non ha più voluto avvicinarsi alla cucina, poi ci è tornato spontaneamente. Solo, per il momento non vuole più saperne di usarlo nelle sue ricette».

Sperimentazioni

Peperoncino a parte, dal suo profilo Instagram (curato dal padre, che lavora nel campo della comunicazione) Noah ama sperimentare: la cucina bolognese come quella dei Bastiani e quella sudafricana come quella della sua mamma e dello chef stellato Wandile Mabaso, che a dicembre dell’anno scorso lo ha fatto entrare e partecipare a un vero servizio nella cucina del suo ristorante Les Creatif a Johannesburg. Ma il piccolo chef si è cimentato anche con il korma roti di verdure indiano con Shiva Iyer e con la paella spagnola, in compagnia di Emma Sintes.

«Matteo, il fratello maggiore di Noah, ha otto anni e come molti bambini di alcuni cibi non ha mai voluto saperne. Quando Noah ha iniziato a cucinare, gli abbiamo detto che non sarebbe stato un buon cuoco se non avesse assaggiato tutto. E lui ci ha preso in parola. Tant’è che la sua maestra d’asilo gli ha chiesto aiuto per avvicinare alcuni suoi compagni a certi ingredienti e Noah ha cucinato con loro, così che anche loro prendessero confidenza con gusti diversi dai soliti».

Riproduzione riservata