Le sue note riempirono il vuoto nel momento più difficile per la città di Stradivari. Ma quel momento, per la musicista di origini giapponesi, è stato importante per sentirsi parte di una nazione che ormai sente sua.

«Sono di Osaka, che per il Giappone è un po’ come Napoli per l’Italia. Una città del sud, un porto di mare: insomma è internazionale. Gli abitanti sono scherzosi, con un carattere aperto, pieno di vita. Trasmettono serenità».

Anche il viso di Lena Yokoyama è capace di trasmettere serenità. Lo abbiamo scoperto durante il terribile lookdown dei mesi scorsi, quando il suo volto concentrato è diventato l’emblema della speranza nell’Italia piegata dal Covid-19. Le immagini girate dal tetto dell’Ospedale di Cremona mentre con il suo violino suona “The Mission” di Morricone, hanno fatto il giro del mondo.

Grazie a quella esibizione, e alla vendita dei diritti di quel video, sono stati raccolti dei fondi che, in questi giorni, si sono tradotti in una importante donazione di visiere protettive da parte di Lena Yokoyama all’ospedale cremonese.

Yokoyama oggi ricorda il tramonto di quei primi giorni di aprile. Oltre alle note, sentiva i medici, gli infermieri, i volontari che la applaudivano. Ma sapeva perfettamente che, in quello stesso momento, le tende dell’ospedale da campo e i reparti sotto di lei erano pieni di malati, colpiti dal terribile virus: «Quando il brand Pro Cremona mi ha proposto questa iniziativa, ho accettato volentieri. In quel momento così drammatico per questa nazione, avrebbero potuto chiamare un italiano. Ma poi mi ha fatto estremamente piacere essere scelta: ora mi sento italiana a tutti gli effetti».

È stato un gesto forte, simbolico e importante, in un momento delicato. Del resto volevo fare qualcosa di concreto per una città che sento mia.

Lena è a Cremona da 14 anni. Una volta terminati gli studi in conservatorio, con il mito di Salvatore Accardo, ha subito iniziato la carriera concertistica. Ora lavora al prestigioso Museo del Violino dove “dà voce” agli Stradivari per i turisti e visitatori, per la maggior parte stranieri. «Dopo aver lasciato il Giappone, ho avuto l’opportunità di andare a Vienna o a Parigi. Ma ho pensato di venire in Italia perché per me è la vera patria della cultura soprattutto in campo musicale» spiega al termine delle prove per la registrazione del suo prossimo cd. «Una volta deciso, ho scelto di restare in questa città di provincia, anche se a Roma o Milano esistono conservatori ben più grandi e importanti. Infondo, Cremona è una città estremamente internazionale, anche se piccola: è aperta a tutto il mondo. Gli stranieri vengono a studiare come si costruiscono i violini e a partecipare a festival importanti».

E aggiunge orgogliosa. «L’Italia mi ha aiutata a esprimere le mie idee. In Giappone l’educazione chiede il silenzio, è difficile esprimersi. Devi capire e interpretare cosa pensano gli altri. Qui no. Ognuno può dire come la pensa ed essere così se stessi». Anche sul futuro le sue idee sono chiare. «L’emergenza Covid mi ha fatto capire che noi stranieri integrati possiamo essere una forza nuova per questo Paese».

Riproduzione riservata