Un’inchiesta dimostra che gli immigrati di seconda generazione simpatizzano per gli schieramenti populisti perché, come la metà del Paese, credono che il cambiamento possa avvenire solo attraverso un voto antisistema. Se non hanno scelto la destra, nel segreto delle urne hanno optato per i grillini. Piaccia o meno, è la democrazia, bellezza.

In politica, nessuno sembra aver fatto i conti con i neo-italiani di seconda generazione. Infatti molti, interpellati prima delle elezioni politiche, hanno raccontato la loro adesione a partiti o movimento di destra. Sebbene i nuovi italiani siano 1 milione e 300 mila, dopo le elezioni del 4 marzo non sono stati analizzati i flussi elettorali di quelli che avevano la possibilità di votare.

Nessuno ne parla, ma i nuovi italiani, soprattutto se immigrati di seconda generazione, sono pronti per l’arena politica nella destra. A riprova che l’equazione immigrazione/integrazione uguale adesione al centrosinistra forse è una convinzione infondata, i figli e le figlie degli immigrati vengono candidati soprattutto nelle liste del centrosinistra, ma gli elettori naturalizzati paiono avere idee opposte.

Paolo Diop, italo-senegalese di Macerata, che si definisce fascista e nazionalista, è militante del movimento nazionale per la sovranità ed è diventato l’icona degli immigrati di destra. Diop ha scritto su Facebook: “Grido ancora più forte come nuovo cittadino italiano la necessità di fermare questa insensata politica di accoglienza che non porta benefici a nessuno. Basta ipocrisie immigrazioniste, basta teorie strampalate su una presunta integrazione che non può arrivare in questo modo”. E non è un caso isolato. Dagli attivisti della Lega a trazione lepenista fino a CasaPound c’è un filo populista. O meglio la considerazione di sentirsi più italiani degli italiani. In cerca di un’identità, di una comunità o forse solo un trampolino di lancio. Ne abbiamo trovati diversi. A sentire loro, non esiste alcuna incongruenza fra le loro idee e la loro origine. Josef Lushi, ad esempio. Nel suo Dna c’è un incrocio genetico che mescola l’origine della madre, ecuadoriana, quella del padre, albanese, e forse pure qualche avo britannico. O almeno questo ritiene lui che ha cercato di capire l’origine del cognome materno, Rocks. Josef è nato a Perugia diciotto anni fa, frequenta l’ultimo anno di una scuola superiore con indirizzo informatico e sul profilo Facebook si trova il motto del Principe del Machiavelli “Il fine giustifica i mezzi”. Socio-sostenitore della Lega, spiega: “Sono sovranista e più italiano degli italiani. Quando ho portato i documenti per prendere la cittadinanza, avevo con me anche tutte le pagelle, sin dalle scuole elementari. Mi piace Matteo Salvini per i suoi discorsi pieni di buonsenso. Condivido i suoi discorsi sulla necessità di abolire la legge Fornero, l’obiettivo di non essere più asserviti all’Europa e di fermare l’immigrazione clandestina. Non abbiamo niente da offrire ai nostri italiani, figurarsi a tutti quei disperati che arrivano dalla Libia”. Secondo lui, un conto sono i suoi genitori che sono arrivati legalmente in Italia, ci dice, e un altro sono tutti i finti profughi che vengono per colpa delle eccessive aperture dei governi di sinistra. E sulla frase infelice sulla difesa della razza bianca, pronunciata dal Governatore della Lombardia Attilio Fontana all’inizio della sua campagna elettorale, Josef reagisce così: “Mi è spiaciuto che abbia rinnegato le sue parole. Io discendo da popoli diversi: dal popolo illirico islamizzato dagli ottomani in Albania, da mia madre ecuadoriana con origini anglosassoni. E sono fiero di esserlo. Così come sono fiero, anzi fierissimo di essere nato in Italia. Nel paese più grandioso del mondo, culla della civiltà mondiale. Perciò mi definisco italiano, patriota e credente”. Discorso simile a quello di Beatrice Lai, madre indonesiana, padre italiano. Cittadinanza italiana, nata e cresciuta nella periferia ovest di Roma, frequenta l’ultimo anno del liceo linguistico. E appartiene al blocco studentesco del movimento di estrema destra CasaPound, dove nel gruppo dei neo italiani c’è anche una studentessa siriana. Beatrice sul profilo di Facebook ha scritto il seguente motto: “Odio indistintamente e incondizionatamente”. E a Linkiesta racconta: “Tutti mi chiedono come faccio a stare con la destra che avversa gli immigrati. E io rispondo che sono per l’accoglienza solo di chi può essere integrato. Gli italiani non devono essere discriminati per far posto ai profughi. Mi piace CasaPound perché è una comunità che mi ha accolto e mi permette di lottare per il cambiamento”. Come lei, ci sono tanti altri giovani figli di immigrati che si sentono integrati e avversano l’accoglienza dei migranti economici. Come se i loro genitori non fossero venuti in Italia in cerca di un riscatto sociale. Nonostante l’apparente paradosso, si tratta di adolescenti in cerca della loro identità, affamati di conoscenza delle proprie origini e vogliono difendere il proprio posto privilegiato di nuovi italiani. Sulla rete spopola per esempio l’italo-marocchina Kawtar Barghout. Sposata a un padovano, posta video molto visualizzati sul tema dell’immigrazione. Da un resort di lusso della Repubblica Dominicana ne ha postato uno contro Emma Bonino perché, durante un’intervista televisiva, la leader Radicale ha affermato che abbiamo bisogno di immigrati che coltivino pomodori e badino ai nostri anziani. Fra le palme e le spiagge bianche sullo sfondo, ha rammentato a Emma Bonino che i figli degli immigrati hanno diritto a diventare dottori, avvocati, professionisti. Sul suo profilo raccoglie molti consensi e si intuisce quanto scalpiti per entrare in politica. Ecco il suo autoritratto: “Ho 26 anni, sono diventata italiana due anni fa e mi sento rappresentata dalla destra perché porta avanti le istanze abbandonate dalla sinistra: i poveri, i giovani, i malati, gli interessi del popolo italiano. E vuole un’immigrazione regolare e selettiva”. Kawtar studia Giurisprudenza e ritiene che la destra voglia una politica per l’immigrazione controllata, aiutando i regolari e i nuovi italiani. Questo spaccato non vuole ignorare i nuovi italiani che invece guardano al centrosinistra con simpatia perché anche loro hanno fretta di emergere. Non si può ignorare, però, che mentre i giovani manifestano sempre di più disaffezione e disincanto verso la politica, i neo cittadini, fremono per essere riconosciuti dalla comunità politica. E per questo motivo chi ce l’ha fatta, chi ha cittadinanza, vuole difendersi da nuovi e scomodi migranti considerati degli intrusi. Come? Dichiarandosi patrioti, nazionalisti, sovranisti. Non c’è da sorprendersi perché, nella storia delle migrazioni, chi è riuscito a inserirsi guarda sempre con sospetto i flussi più recenti che possono suscitare ostilità anche nei loro confronti.

 

Articolo originariamente pubblicato su Linkiesta.it e aggiornato il 5/4/2018

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Credits: radici.online

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